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Vicenzaoro: diamanti sintetici, gioielli ed etica tra i temi di un programma ricco di eventi

Etica, uguaglianza di genere e focus su gioiello d’epoca e diamanti sintetici, ma anche l’affascinante Anna Falchi nella domenica di VicenzaOro, nella quale si è discusso di alcune delle tematiche più delicate e attuali del settore.

QUALI DIAMANTI?

Uno dei temi sul tavolo è quello che da tempo tiene banco nel settore, approfondito nel seminario “Il diamante naturale e il diamante sintetico tra ordine e caos”, che ha preso le mosse dallo studio realizzato dalla ricerca qualitativa a cura di Laura Inghirami con la collaborazione dell’Istituto gemmologico italiano.

Dai dati della ricerca, che guarda in particolare a Millennial e Generazione Z, emerge che il oltre il 90% degli intervistati non conosce i temi della sostenibilità etica dei diamanti e solo chi li ha presenti li ritiene un elemento rilevante per la scelta. La maggioranza del campione concorda poi sul fatto che il diamante naturale è il solo depositario di valore emozionale, autenticità e rarità, qualità che sono percepite come non replicabili in laboratorio: il 60% del campione sceglierebbe insomma il naturale, mentre il 35% si dice indifferente. Una fascia, quest’ultima, verso la quale è quindi fondamentale un’informazione corretta e trasparente.

da sx: Marco Carniello, Laura Inghirami, Steve Tranquilli, Andrea Sangalli, Loredana Prosperi, Gaetano Cavalieri

A discuterne sono stati Loredana Prosperi, responsabile del laboratorio di analisi dell’Igi, Gaetano Cavalieri, presidente del Cibjo; Andrea Sangalli, vicepresidente di Federpreziosi Confcommercio e coordinatore della commissione Diamante e appunto Laura Inghirami, imprenditrice e fondatrice di Donna Jewel.

E se Cavalieri ha rimarcato l’importanza di una corretta informazione, ricordando che Cibjo ha realizzato delle linee guida scaricabili gratuitamente, Prosperi ha illustrato la posizione di Uni – Ente Italiano di normazione che il 5 agosto ha emesso una nuova normativa dedicata alla classificazione del diamante sintetico, proprio al fine di garantire una comunicazione corretta e trasparente anche nell’utilizzo dei termini. Infine Sangalli ha sottolineato la necessità di insistere sulla formazione dei gioiellieri, obiettivo del progetto “Alla scoperta del diamante tra naturale e sintetico”, che ha visto momenti di formazione su tutto il territorio italiano e la predisposizione di una brochure, liberamente scaricabile, da condividere anche con il cliente.

Da sx Donatella Zappieri, Linda Kozloff-Turner, Laurence Ardies, Iris Van Der Veken

DONNE E GIOIELLO

Panel di relatrici tutto al femminile per “Women of Jewellery”, che ha visto protagoniste (alcune da remoto) Sheryl Jones, jewellery designer and Gia alumn, prima e unica donna afroamericana ad aprire un punto vendita nella “via dei diamanti” di New York; Chaoqiu He, fondatrice di Qiu Fine Jewelry, una delle poche donne asiatiche a visitare la Colombia per acquistare smeraldi; la giovane designer Laurence Ardies; Iris Van Der Veken, direttore esecutivo del Responsabile Jewellery Council impegnata sui temi della gender equality e Linda Kozloff-Turner, designer di gioielli, moderate da Donatella Zappieri, consulente e direttore del master in Luxury and Jewelry al Créa di Ginevra.

Obiettivo dell’incontro aprire ad una progettualità al femminile nel settore orafo-gioielliero, puntando ad integrare lo “special touch” delle donne. Da tutte, quindi, è arrivato un appello a “fare rete” perchè il “potere femminile” riesca ad affermarsi. Cento esempi sono quelli ritratti da Linda KozloffTurner nel libro “100 Women of Jewelry”.

UGUAGLIANZA DI GENERE E INDUSTRIA ESTRATTIVA

Sempre la tematica di genere è stata al centro di “Sustainable Developement Goals: meeting their challenge”, evento organizzato da Cibjo e promosso dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc), che è stato anche l’appuntamento inaugurale della terza edizione di Jewellery Industry Voices, la serie di webinar mensili firmati Cibjo, che già nel 2020 aveva preso il via a VicenzaOro.

Obiettivo dell’appuntamento fornire un focus sulle strategie di attuazione e incentivazione nei settori della gioielleria e dell’estrazione e lavorazione delle pietre preziose di due dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030: consumo e produzione responsabili e gender equality.

Dalla discussione è emerso come i brand si stiano impegnando per promuovere attivamente l’uguaglianza di genere nella filiera estrattiva del diamante, dell’oro e delle pietre preziose, sensibilizzando le industrie minerarie a lavorare ad un cambiamento di mentalità e approccio, anche alla luce del fatto che chi integra questi aspetti nelle proprie strategie ha performance superiori fino al 20% rispetto alle altre aziende.

Altra tematica sul tavolo la riduzione della produzione e dei rifiuti. L’industria, infatti, inizia ad indirizzarsi verso l’economia circolare, soprattutto in riferimento all’utilizzo di metalli e gemme di seconda mano.

da sx: Marco Carniello, Tessa Gelisio e Mara Bragaglia

ORO ETICO

Tematica simile quella dell’incontro sull’approvvigionamento etico d’oro, nel quale si sono confrontate Mara Bragaglia, designer e artigiana del brand Maraismara che da quando è entrata nel mondo dell’oreficeria artigianale ha promesso a se stessa e al mercato di approvvigionarsi da sole filiere di oro e preziosi certificati e garantiti Fairtrade, e Heidi Corilloclla, field officer Fairtrade per le miniere in Perù, collegata da remoto, intervistate da Tessa Gelisio, presentatrice e blogger.

Partendo dall’esperienza delle miniere peruviane si è evidenziato come, ricercando maggior trasparenza, sia possibile orientare gli approvvigionamenti delle produzioni per favorire il cambiamento. In questo, i grandi player come i piccoli laboratori possono trovare un alleato nel Marchio Fairtrade, il marchio etico già riconosciuto dall’80% dei consumatori nel mondo che certifica dall’estrazione alla lavorazione dell’oro.

Federica Frosini e Claudia Carletti

GIOIELLI DI IERI… E OLTRE

Quando un gioiello è antico? O d’epoca? O vintage? A queste domande hanno risposto Claudia Carletti, fondatrice e manager della webzine High Jewellery Dream e grande appassionata di gioielleria vintage, e Federica Frosini, direttrice di VO+, che hanno cercato di fare un po’ di chiarezza sulle diverse terminologie, in un momento in cui questi monili stanno avendo sempre più popolarità. Il verdetto? Il gioiello è “d’epoca” quando risale ad un determinato periodo storico, date alcune sue caratteristiche specifiche; “vintage” se ha tra i 40 e i 50 anni; “antico” se supera i 100. Con il termine “estate” invece si indicano i pezzi appartenenti ad una collezione privata, indipendentemente dall’età.

da sx: Diego Tamone, Antonio Carriero, Alessandro Ficarelli, Dody Giussani, Giovanni Varesi, Nicola Callegaro

FUTURO DELL’OROLOGERIA

Qual è il futuro per gli orologi? Un interrogativo piuttosto complesso, affrontato nella tavola rotonda organizzata dalla rivista L’Orologio, da Alessandro Ficarelli, product director di Panerai Blockchain; Antonio Carriero, chief digital & technology officer di Breitling Crowdfunding; Nicola Callegaro, co-fondatore di Echo/Neutra Collezionismo e Giovanni Varesi, di Antiquorum Milano, moderati dal direttore de L’Orologio Dody Giussani, direttore de L’Orologio e Diego Tamone, watch editor di Rcs MediaGroup.

Sostenibilità, digitale, tracciamento di prodotto, crowdfunding, nuova era per il collezionismo d’epoca, nuove generazioni di collezionisti alcune delle questioni sul tavolo. Le nuove generazioni di consumatori, anche di orologi, vedono infatti il “riciclato” e il “rigenerato” in modo diverso e di conseguenza i brand stanno diventando sempre più sensibili, come Panerai, che prevede che entro il 2025 almeno il 30% dell’assortimento sarà certificato riciclato, compreso l’acciaio.

Callegaro ha invece raccontato come nel settore sia sempre più diffuso il crowdfunding, un modo per coinvolgere i sostenitori in un’idea imprenditoriale fin da subito, condividendo il rischio di impresa e attraverso cui avere, fin dal momento della proposizione, il gradimento o meno dell’idea da parte della rete.

E sempre legata al digitale è la blockchain, per rendere l’orologio trasparente e tracciabile: da marzo il 30% dei prodotti Breitling ha il suo “passaporto”. Un’operazione, come ha spiegato Varesi, meno semplice nel campo del vintage, in cui la clientela è molto più legata alla certificazione cartacea.

Infine una nota di positività riguarda il collezionismo, che durante la pandemia ha visto l’esplosione delle aste online, avvicinando in questo modo un pubblico più giovane, dai 25 anni in su, che ha cominciato a frequentare il mondo vintage.

Anna Falchi

BELLEZZA TRA GLI STAND

Infine una nota di glamour. Ospite d’eccezione della domenica vicentina la bellissima Anna Falchi, arrivata con la figlia Alyssa a visitare lo stand di C&S Italy, concessionaria per l’Europa delle collezioni Disney.

«Il gioiello è il migliore amico della donna – afferma – l’elemento più adatto a impreziosire ancor di più la femminilità. Dopo una fase così complicata è giunto finalmente il momento di tornare ad esibire ciò che per noi ha valore, anche a livello affettivo e personale. In questo periodo ritengo che regalare un gioiello a se stessi o a qualcuno di veramente caro, magari personalizzando il prezioso con simboli e iniziali, possa anche essere considerato un semplice sfizio, ma soprattutto un modo per accendere un vero senso di gioia e gratificazione».

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