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Confindustria-Federorafi, Claudia Piaserico è la nuova presidente designata

Sceglierò un gruppo di colleghi con competenze, esperienze e caratteristiche diverse e complementari, perché siamo un settore molto variegato e nessuno di noi può pensare di conoscerlo completamente, in tutti i suoi aspetti. Poi la mia priorità sarà la formazione, da declinare sui territori con progetti concreti per i ragazzi.

Federorafi si cambia. È Claudia Piaserico la nuova presidente nazionale designata. Vicentina, 48 anni, vicepresidente uscente, è stata eletta all’unanimità stamattina dal consiglio riunito ad Arezzo in onore della ex presidente Ivana Ciabatti.
Piaserico diventa quindi la terza presidente consecutiva, dopo Licia Mattioli – prima donna dopo 65 anni a guida maschile – e la stessa Ciabatti, oltre a riportare la carica a Vicenza.

L’ultimo presidente vicentino era stato infatti Agostino Roverato, a cui nel 1998 era subentrato Alessandro Biffi, rimasto in carica fino al 2005, berico come azienda ma milanese d’adozione.
Nata a Vicenza e laureata in giurisprudenza a Bologna, Piaserico ha creato per anni le collezioni dell’azienda di famiglia, Misis, mentre dall’aprile 2019 è product development manager di Fope. Nel gennaio 2019 ha anche lanciato Utifelix, progetto che unisce gioiello e art de table.
A livello associativo è stata anche presidente di Federorafi Vicenza ed è vicepresidente uscente della Confindustria berica.

Diventa presidente in un periodo piuttosto complesso. Che settore trova?
Il nostro settore, come altri, ha sofferto, ha saputo reagire, si è dato da fare e ha intercettato le opportunità che questa situazione offriva: le aziende hanno compreso che non potevano basarsi sui soliti metodi di distribuzione, ma dovevano pensare alla digitalizzazione e gestire la loro presenza sui mercati in modo importante. E anche la necessità di comunicare sempre di più, perché il brand made in Italy, fortissimo nella moda, nel gioiello va ancora consolidato e rafforzato, affinché sia sinonimo di garanzia di qualità.

«Ci sono segnali di ripresa e soprattutto alcune aree hanno ricominciato ad acquistare i nostri prodotti. La situazione attuale è simile alla ricostruzione che segue una guerra e dobbiamo portarla avanti lavorando su temi come, appunto, digitalizzazione, formazione, innovazione, internazionalizzazione, responsabilità sociale»

Qual è la situazione dei mercati?
I mercati internazionali si stanno muovendo. Ci sono segnali di ripresa e soprattutto alcune aree hanno ricominciato ad acquistare i nostri prodotti. La situazione attuale è simile alla ricostruzione che segue una guerra e dobbiamo portarla avanti lavorando su temi come, appunto, digitalizzazione, formazione, innovazione, internazionalizzazione, responsabilità sociale.

Quest’ultimo argomento le sta particolarmente a cuore, o sbaglio?
Verissimo. Oggi sostenibilità e Csr sono argomenti con i quali le aziende non possono non confrontarsi. Sono indispensabili per stare sul mercato e le nuove generazioni oggi sono attentissime a ciò che acquistano. Ma non è solo questo, anzi va ben al di là di ambiente e certificazioni e si estende alle persone e al territorio, dai quali non si può prescindere. Ho avuto la fortuna di seguire per Confindustria Vicenza il progetto “Fabbricare valori”, incentrato su tre temi che scaturiscono proprio dalla sostenibilità: legalità, giovani e formazione e cultura. Tre punti che riguardano da vicino il futuro delle aziende e sui quali l’associazione deve lavorare nei territori con tutti i soggetti in causa. Per aiutare le imprese a riconoscere il nuovo volto delle mafie e non trovarsi in buona fede in situazioni problematiche; per far conoscere ai giovani le opportunità che il nostro settore può offrire; e perché senza cultura non si può vivere.

Collaborazione significa anche con le altre associazioni?
Decisamente sì. Federorafi è la più grande, ma i problemi delle nostre imprese sono gli stessi che si trovano ad affrontare quelle più piccole. Col tavolo intercategoriale orafo di Vicenza, del resto, ho sempre operato in grande sintonia. Il ruolo delle associazioni è anche molto politico: dobbiamo sedere ai tavoli nei quali si prendono le decisioni e portare le problematiche del settore, che noi conosciamo bene, suggerendo soluzioni adeguate.

Lei è stata molto attiva in associazione, sia in Federorafi che a Vicenza.
Sono arrivata in Federorafi grazie a Giuseppe Corrado, splendida persona e presidente, che mi ha chiesto di entrare in consiglio. Nel 2013 ho iniziato questa avventura venendo subito eletta presidente e questa esperienza, per me che venivo dall’argento è stata importantissima. Mi ha fatto conoscere il settore a 360° e comprendere quante potenzialità abbia l’associazione, cosa che dall’esterno spesso non si percepisce. Poi nello scorso mandato Ivana Ciabatti mi ha chiesto di diventare vicepresidente nazionale.

E adesso le succede, terza donna presidente dopo Mattioli e Ciabatti. Un bel tris dopo 65 anni di guida maschile.
Sì, ma non amo parlare di contrapposizione uomo-donna. Oggi lo ritengo anacronistico. I dati, non lo nego ovviamente, dicono che nei ruoli di responsabilità la rappresentanza femminile è ancora ridotta, ma nella mia esperienza non ho mai trovato ostacoli in quanto donna, soprattutto da parte maschile. Anzi, sono sempre stata scelta da uomini e il consiglio a Vicenza era tutto maschile, ma abbiamo lavorato benissimo e c’è sempre stato estremo rispetto. Non mi sono mai sentita inferiore né in associazione, né in azienda e nessuno ha mai cercato di farmici sentire.

Dopo molti anni, la sua elezione riporta la presidenza a Vicenza
È un grande orgoglio, che spero servirà a stringere ancora di più i rapporti e la collaborazione anche con Ieg, che proprio a Vicenza organizza la principale fiera del settore. Con Marco Carniello, del resto, ho già un rapporto ottimo. Mi piace pensare che sia un plus anche per la città, la cui storia è da secoli legata all’oro, e per il distretto. Per questo risultato devo ringraziare i colleghi vicentini, che mi hanno fortemente sostenuta, come hanno sempre fatto anche in Fope la famiglia Cazzola e l’ad Diego Nardin.

«Le aziende vogliono rimettersi in gioco e le fiere saranno un segnale di ripresa effettiva. Ci permetteranno di promuovere all’estero, ma anche in casa nostra, un prodotto come il gioiello, che per quanto un’immagine possa essere bella e nitida, ha bisogno di essere toccato e visto per trasmettere emozione»

Ha parlato di Ieg, c’è voglia di VicenzaOro?
Sì, come c’è bisogno di una “nuova normalità”. Le aziende vogliono rimettersi in gioco e le fiere saranno un segnale di ripresa effettiva. Ci permetteranno di promuovere all’estero, ma anche in casa nostra, un prodotto come il gioiello, che per quanto un’immagine possa essere bella e nitida, ha bisogno di essere toccato e visto per trasmettere emozione. E in questi mesi, nonostante si siano mantenute le relazioni tramite il digitale, è mancato il rapporto umano coi clienti.

Adesso viene il bello… le sue prime tre azioni da presidente?
È difficile individuare tre argomenti singoli, perché gli aspetti che ho citato prima in realtà si compenetrano. La prima azione, però, riguarderà la squadra: Sceglierò un gruppo di colleghi con competenze, esperienze e caratteristiche diverse e complementari, perché siamo un settore molto variegato e nessuno di noi può pensare di conoscerlo completamente, in tutti i suoi aspetti. Poi la mia priorità sarà la formazione, da declinare sui territori con progetti concreti per i ragazzi. E l’internazionalizzazione, perché in questo momento c’è bisogno di andare all’estero come mai prima.

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