Tavolo in mostra con schizzi e progetti dei partecipanti e materiale documentario raccolto durante la fase del seminario

Neppure il mondo del gioiello contemporaneo è rimasto indenne agli effetti della pandemia, ne è testimonianza il seminario/workshop di progettazione collettiva Segni sul Volto uno degli eventi protagonisti della recente edizione della Florence Jewellery Week. Il progetto, avviato nell’ottobre del 2021 con un seminario online che ha inteso riflettere sulla relazione tra segno e identità si è reso possibile grazie all’organizzazione, gestione e sostegno della LAO Le Arti Orafe di Firenze, la scuola orafa fondata e diretta nel 1985 da Giò Carbone.

Tutto è nato da una riflessione di Carla Riccoboni, uno dei maestri e pionieri del gioiello contemporaneo italiano, ideatrice e conduttrice del progetto: «in un momento storico in cui la pandemia ci ha costretto a coprire il viso con una maschera, si può ripensare ad esso come al primo e più significativo strumento di comunicazione».

Il  volto è diventato così il tema, il soggetto del lavoro collettivo avviato nell’ottobre del 2021 con un seminario on line sulla relazione tra segno e identità e proseguito poi con un workshop che ha  coinvolto undici professionisti selezionati dalla stessa designer e da Alice Rendon coordinatriceLAO del progetto: i designersAnnarita Bianco, Gisella Ciullo, Micol Ferrara, Cristian Visentin, Barbara Uderzo; le artiste Simona Materi e Letizia Maggio; Claudia Zanella e Silvia Sandini architette e gli orafi Tongquian Bai e Giulia Morellini.

Carla Riccoboni

Abbiamo chiesto a Carla Riccoboni una riflessione sulla pratica del “fare condiviso” e sui risultati raggiunti nel corso di questa esperienza che si è conclusa con l’esposizione all’Istituto de’ Bardi nell’ambito della FJW.

Carla, in questo tempo che ci ha materialmente travolti e stravolti, il bisogno di condivisione di armonia e bellezza si è radicato anche nel vostro lavoro, fatto sostanzialmente di ricerca e studio. È un bilancio positivo quello che raccoglie al termine di questa esperienza collettiva?

Il bisogno di condivisione è stato determinato sicuramente dalla pandemia.  Il periodo di isolamento non l’ho vissuto come una pausa, ma proprio come una frattura temporale. Percepivo cambiamenti radicali e indeterminati che mettevano in discussione non solo i valori della mia generazione, ma il senso stesso del fare gioielli. Mi sono sempre occupata di multipli dove ad esempio era centrale, la stretta relazione tra tecnica e forma, l’economia delle lavorazioni, l’armonia e la bellezza delle forme, il legame con la memoria.  Tutto questo improvvisamente sembrava aver perso di significato. 

Ho condiviso il mio bisogno profondo di confronto con Giò Carbone e da qui è partita l’idea di una progettazione collettiva che ha preso forma intorno al concetto di SEGNI SUL VOLTO.

L’obiettivo non era necessariamente l’armonia e la bellezza, ma una ricerca di valore. Raccogliendo lo spunto delle mascherine si andava ad indagare la relazione tra il volto e l’identità, tra il volto e la comunicazione interpersonale, che presupponeva un’indagine più approfondita: rivedere le radici del bisogno umano di decorazione.

Dopo il seminario inziale il gruppo ha affrontato la progettazione in modalità on-line, con riunioni a cadenza settimanale, poi ci siamo incontrati tutti per una settimana nel laboratorio LAO di Firenze.

La progettazione è possibile a distanza, specialmente nelle fasi iniziali. Ma il confronto diretto in presenza, in laboratorio, è insostituibile, sia per gli aspetti relazionali, umani, fondamentali in un lavoro collettivo, che per la qualità finale degli oggetti che richiede il confronto con la materia.

Il bilancio è dunque molto positivo e come ogni sperimentazione richiede qualche aggiustamento.

Interazione dle pezzo con il primo pezzo in mostra

Aver fatto dialogare tra loro undici tra artisti, designer e architetti, avrà contribuito certamente ad arricchire l’argomento della creatività e dell’interazione. Oggi nell’epoca del protagonismo, è stato difficile veicolare l’individualismo verso un progetto corale?

Questa è stata la parte davvero più interessante di tutto il lavoro collettivo.

Nel seminario iniziale era stato approfondito il tema dell’identità dell’individuo, che si modella in una continua ricerca tra il bisogno di distinguersi e quello di adattarsi alle esigenze sociali. Il gruppo di lavoro ha preferito consapevolmente e coraggiosamente adattarsi e “fondere” le diverse personalità per realizzare degli oggetti, inizialmente uno solo, che rappresentasse tutti e allo stesso tempo nessuno, in una soluzione di identità stratificate.

L’elemento unificante è stata la scelta di lavorare con la VOCE, una entità immateriale, che attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali è diventata SEGNO e poi gioiello SUL VOLTO. Il tema è stato declinato in tre differenti oggetti finali: come segno distintivo individuale, come dialogo e scambio, come sovrapposizione/unione.

Gli oggetti finali non sono dunque solo il risultato della progettazione collettiva, ma la rappresentano concettualmente e visivamente. Questo risultato è stato possibile grazie all’alto livello dei partecipanti, ma anche all’impostazione del lavoro, messo a punto in stretta collaborazione con Giò Carbone e Alice Rendon.

Il seminario iniziale ha creato una piattaforma di conoscenze condivise che si sono intrecciata alle competenze professionali individuali arricchendo moltissimo l’elaborazione. “Come in un organismo Il risultato finale è stato molto maggiore della somma delle parti “.

Il passaggio dall’individuale al collettivo non è avvenuto dunque in modo automatico, ma è stato preparato con un lavoro culturale, che comunque andrebbe integrato con un lavoro relazionale.

Primo pezzo in mostra
Secondo pezzo in mostra

La sua esperienza pluriennale nel mondo del design l’avrà certamente aiutata a comprendere nel tempo i passaggi verso nuovi linguaggi e nuovi strumenti (tecnici e di comunicazione). Rispetto alle sue esperienze passate quanto la velocità del cambiamento sta influenzando e modificando la progettazione?

I nuovi strumenti tecnologici permettono di realizzare velocemente gli oggetti e hanno spostato il focus della progettazione dall’oggetto alla comunicazione: questo purtroppo mette in secondo piano la qualità dell’oggetto finale, spesso inconsistente.

Per la mia esperienza un progetto significativo richiede un tempo lungo di ricerca, specialmente nel settore dei multipli. Paradossalmente proprio adesso che si possono produrre tanti oggetti, tanto velocemente, sarebbe opportuno produrne meno e progettarli con maggiore attenzione.

Ho trovato molto interessante e coerente che il gruppo di SEGNI SUL VOLTO abbia voluto orientarsi in questa direzione. Undici progettisti hanno voluto realizzare solo tre oggetti.

Terzo pezzo in mostra

Al gioiello tradizionale, per come siamo abituati a comprenderlo, da sempre si attribuisce un valore emotivo perché è legato certamente a chi lo ha creato, ma poi diventa un oggetto che racconta di chi lo indossa. Secondo lei, alcune divagazioni attuali del gioiello contemporaneo e l’uso di materiali più disparati non diventano troppo marcatamente rappresentative dell’autore-creatore trasformandosi di fatto in opere d’arte difficili da indossare?

I materiali non sono il problema centrale, convivono già da tempo quelli preziosi e alternativi, anche nella produzione commerciale. Piuttosto farei una distinzione tra gli oggetti decorativi, ornamentali   sicuramente più comprensibili e accettabili da un pubblico ampio e gli oggetti di ricerca che richiedono maggiore sensibilità per emozionare e una certa competenza per essere capiti.

I gioielli di ricerca, come i pezzi unici di alto artigianato sono sempre stati destinati ad un élite economica e culturale, ma sono anche la fonte di ogni innovazione.

I pezzi realizzati di SEGNI SUL VOLTO ad esempio, sono emblematici, hanno la potenzialità di tradursi in oggetti di design più semplici, indossabili, economicamente accessibili anche se concettualmente affrontano temi innovativi. 

Rotolo di Carla Riccoboni

L’esperienza collaborativa di Segni sul Volto, si ripeterà con altri progetti analoghi?

Ci sono alcune idee, ma non abbiamo ancora avuto il tempo di approfondirle siamo ancora in fase di analisi dei risultati di questa prima sperimentazione.

Ritengo in ogni caso che la progettazione collettiva, già molto diffusa, specie in architettura, sia molto utile e stimolante anche nell’ambito del gioiello contemporaneo perché aiuta a sviluppare lo spirito critico.

Petalo Voce

Nei suoi gioielli si può riconoscere la storia dell’evoluzione del design italiano, si nota in essi la ricerca costante e la passione verso il rinnovamento ed un solido rigore progettuale. È cambiato il suo modo di lavorare con l’arrivo delle nuove tecnologie?

Con le nuove tecnologie, che tutto sommato utilizzo marginalmente si sono aperte molte nuove possibilità, sicuramente interessanti.  Utilizzo da molti anni il taglio laser e la prototipazione a cera, tecniche abbastanza semplici che si possono considerare evoluzioni dirette delle tecniche tradizionali.

Ho molte riserve invece riguardo agli sviluppi più avanzati, che comportano l’utilizzo di macchinari sempre più costosi e sofisticati, materiali modificati nella loro struttura molecolare, ibridazioni organiche ecc.  Stiamo assistendo ad un rovesciamento di rapporti tra l’uomo e la tecnica, mentre le tecniche tradizionali (quelle meccaniche ad esempio) erano uno strumento in mano dell’uomo, oggi è la tecnica che spinge la ricerca verso direzioni nuove, spesso discutibili sia sotto il profilo economico, ma soprattutto etico. 

Io mi chiedo spesso il senso di quello che faccio. Rinnovarsi vuol dire a volte fare un passo avanti, a volte un passo indietro nel tempo.

ALPHABET Catena GAMMA 2008

Se dovesse indicarci una sola delle sue creazioni, quale ritiene la rappresenti?

Una delle catene Alphabet, Gamma,  Mix, Ellisse, perché mi sembrano davvero rappresentative del tempo in cui sono state ideate …

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