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Resistere, resistere. resistere

Ad un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria Il sistema orafo stringe i denti e mantiene posizioni. Fino a quanto può resistere? Il punto di vista delle principali associazioni italiane.

Le aziende orafe resistono al Covid-19, aspettando i vaccini e la ripresa delle fiere. È il quadro meno fosco di quanto ci si potesse attendere quello che emerge dalle interviste fatte ai rappresentanti delle diverse associazioni del settore a un anno dall’inizio della pandemia, tra chiusure delle frontiere, dei confini regionali, delle stesse imprese e delle gioiellerie, che sono anche quelle che hanno sofferto maggiormente dell’alternarsi delle varie colorazioni, con aperture intermittenti. E se al momento nei principali distretti non si registrano crisi aziendali, il ricorso alla cassa integrazione è stato massiccio e per avere il vero polso delle conseguenze, bisognerà attendere la fine del blocco dei licenziamenti.


I numeri di Confindustria Federorafi

Sui 12 mesi, il 96% degli intervistati ha dichiarato un decremento della produzione con una media del -33,8%


A fornire un quadro della situazione, almeno per quanto riguarda il comparto industriale, è la ricerca realizzata dal Centro studi di Confindustria Moda e relativa al IV trimestre 2020 e alle proiezioni di fine 2020 e inizio 2021. In particolare, per quanto riguarda il fatturato, tra ottobre e dicembre il 25% ha registrato un aumento o un pareggio rispetto allo stesso periodo del 2019, e tre quarti delle aziende un calo, con una media del -20%, in lieve aumento rispetto al -17,5% del trimestre precedente. Sull’anno, invece, l’11% registra una crescita o un pareggio e l’89% un calo, con una flessione media prevista del 28,8%. Sempre sui 12 mesi, il 96% degli intervistati ha dichiarato un decremento della produzione con una media del -33,8%. Per quanto riguarda l’occupazione, il 56% delle aziende ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali (era il 65% nel trimestre precedente) e il 57% ha anticipato la cig. Per il 26% c’è stato poi un calo di dipendenti, mentre nel 61% dei casi sono rimasti invariati, con un -2,4% di occupati sull’anno. Sempre il 26% prevede un calo di dipendenti nel primo semestre 2021, contro un 68% che non varierà e un 6% che prevede di assumere. La previsione per il primo trimestre è di un aumento delle vendite per il 14%, una stabilizzazione per il 19% e un calo per il 67%, con un decremento medio del 16%. Sensazioni riguardo alla ripresa? Il 18% la vede già nel primo semestre, il 49% la prospetta nel secondo e il 33% vede negativamente l’intero 2021. 


Ivana Ciabatti

«Le stime 2020 indicano una perdita di quasi un terzo del fatturato, oltre 2 miliardi di euro. Ciononostante è ammirevole lo sforzo degli imprenditori nel cercare di mantenere aperte le imprese e garantire continuità alla produzione, salvaguardando i livelli occupazionali e lanciando nuove sfide e collezioni»

Ivana Ciabatti
Presidente Confindustria Federorafi

A fare il punto è la presidente Ivana Ciabatti. «L’emergenza sanitaria ha avuto e sta avendo pensanti ripercussioni sul comparto del prezioso. Le stime 2020 indicano una perdita di quasi un terzo del fatturato, oltre 2 miliardi di euro. Ciononostante è ammirevole lo sforzo degli imprenditori nel cercare di mantenere aperte le imprese e garantire continuità alla produzione, salvaguardando i livelli occupazionali e lanciando nuove sfide e collezioni. Tutto questo dopo oltre un anno di restrizioni, chiusure e ristori insufficienti. Per il 2021 non ci sono segnali incoraggianti anche a causa dei ritardi del piano di vaccinazioni che rischia di far arrivare buon ultimo il nostro Paese nel raggiungere l’immunità di gregge e permettere quindi agli imprenditori di presenziare a manifestazioni all’estero o visitare con meno restrizioni i clienti internazionali o di riaprire le fiere come OroArezzo e VicenzaOro. Non siamo ancora riusciti a ricreare le condizioni per far ripartire la domanda interna ed internazionale in un momento in cui iniziamo a vedere dei segnali interessanti su alcuni mercati come gli Usa e la Cina Continentale mentre gli Eau hanno già in parte riaperto al business internazionale. Il Maeci e Agenzia ICE devono lavorare all’unisono e mettere in atto politiche attive per implementare i progetti che abbiamo da tempo sottoposto loro: eventi ad invito nelle nostre sedi diplomatiche dove gli imprenditori possano incontrare clienti o potenziali partner commerciali; help desk di prima assistenza legale per aiutare le Pmi nei contenziosi con i distributori internazionali o gli organizzatori delle fiere estere; customizzazione per la gioielleria degli accordi di e-commerce che Ice ha siglato con alcuni marketplace a partire da quelli cinesi; progetti focalizzati su paesi target come USA, Cina, Giappone e Eau e manifestazioni strategiche come il China International Import Expo 2021. Sono ottimista perché i presupposti e i progetti ci sono ma non possiamo aspettare oltre».


Enrico Peruffo

«Rispetto a qualche mese fa si è ripartiti e i mercati esteri si sono un po’ ripresi, compresi quelli che avevano sofferto di più come Dubai, anche se non a livelli pre-Covid».

Enrico Peruffo
Presidente Federorafi Vicenza

Segnali di ripresa si vedono anche nel distretto vicentino, come racconta Enrico Peruffo. «Rispetto a qualche mese fa si è ripartiti e i mercati esteri si sono un po’ ripresi, compresi quelli che avevano sofferto di più come Dubai, anche se non a livelli pre-Covid. Chi era orientato agli Stati Uniti, invece, ha tenuto meglio. Segnali incoraggianti, poi, vengono anche dall’Europa, nonostante le chiusure e in Italia i negozianti ci dicono che quando sono aperti le vendite sono abbastanza buone. Purtroppo, però, i passaggi di zona sono penalizzanti e complicano la vita anche a chi deve pianificare i processi produttivi. Per quanto riguarda la situazione delle aziende c’è disomogeneità tra chi era più esposto nei mercati che hanno avuto maggiori difficoltà e ha avuto cali più importanti, e chi invece ha sofferto meno. Non ci sono crisi aziendali, ma molti usano la cassa integrazione e le ricadute occupazionali si vedranno quando sarà rimosso il blocco dei licenziamenti. Speriamo che il piano di vaccinazioni prosegua in maniera intensa e che i padiglioni della fiera possano tornare ad essere usati per eventi e non per tamponi e vaccini come giustamente avviene ora».


Giordana Giordini

«Abbiamo cominciato un altro anno senza la fiera di riferimento, che dava la possibilità di riprogrammare gli ordini, ma il lavoro è ripreso. Gennaio, febbraio e la prima metà di marzo sono stati buoni e stiamo tornando a lavorare»

Giordana Giordini
Presidente Federorafi Toscana Sud

“Ripartenza” è la parola chiave dei distretti, a partire da quello aretino, come sottolinea Giordana Giordini, presidente di Federorafi Toscana Sud. «Abbiamo cominciato un altro anno senza la fiera di riferimento, che dava la possibilità di riprogrammare gli ordini, ma il lavoro è ripreso. Gennaio, febbraio e la prima metà di marzo sono stati buoni e stiamo tornando a lavorare, pur non con numeri pre-Covid, anche in mercati chiave per Arezzo come gli Usa e Dubai. Quest’ultimo ha avuto un calo importante, ma è stato uno dei primi a riprendere e il 73% della popolazione è già vaccinato; gli States hanno tenuto, grazie a department store e canali online. Al contrario le zone rosse penalizzano chi vende sul mercato italiano e ha ordini pronti che vengono bloccati. Anche chi ha ricominciato, comunque, ha difficoltà, perché ci sono stati cali di fatturato tra il 30 e il 40%, con pochi anche del 50% e molti si sono appesantiti, contraendo mutui. Diversi sono anche ricorsi alla cig, uno dei pochi aiuti che abbiamo ricevuto. È probabile che con lo sblocco dei licenziamenti qualche posto salti, ma se la ripresa continuasse, magari le imprese riuscirebbero ad attutire il colpo. Speriamo che il lavoro continui e aumenti».


Vincenzo Giannotti

«Le aziende resistono, ma i dati negativi ci sono, visto che paghiamo i danni del 2020 e questo non consente di affrontare il 2021 nel modo migliore»

Vincenzo Giannotti
Presidente Il Tarì

In questa guerra ha dato la propria disponibilità a scendere in campo Il Tarì, che ha messo a disposizione i propri spazi per l’effettuazione delle vaccinazioni, come spiega il presidente Vicenzo Giannotti. «Insieme a Confindustria Caserta abbiamo dato al presidente De Luca la disponibilità dei nostri spazi per effettuare i vaccini. La cosa più importante, però, ora è farli arrivare. Le nostre aziende ormai sono abituate a vivere giorno per giorno e ad adattarsi alle variazioni dei colori delle zone. Chi aveva un mercato internazionale ha invece avuto più difficoltà all’inizio, comunque i cali di fatturato sono in linea con il dato nazionale. Noi viviamo le difficoltà dei nostri clienti: a ottobre abbiamo organizzato l’unico evento del 2020 e abbiamo appena tenuto un’apertura straordinaria per dare assistenza ai nostri clienti, che possono muoversi nel fine settimana, anche se non c’è stata grande affluenza, perché hanno preferito rinviare la programmazione. Le aziende resistono, ma i dati negativi ci sono, visto che paghiamo i danni del 2020 e questo non consente di affrontare il 2021 nel modo migliore. Essendo imprese famigliari, comunque, hanno fatto una programmazione per rispondere al 2021. Per quanto riguarda la scuola, invece, abbiamo avuto la possibilità di proseguire anche in presenza rispettando i protocolli, soprattutto per quanto riguarda i laboratori e poi utilizzato la formazione a distanza, anche se non è lo stesso. Speriamo nei vaccini, perché i ragazzi sono esasperati».


Giuseppe Aquilino

«Abbiamo lavorato fino a dicembre e da gennaio è finito tutto. C’è grande confusione, la gente non sa cosa succederà e se ha soldi preferisce non spenderli»

Giuseppe Aquilino
Presidente Federpreziosi Confcommercio

Tante le difficoltà dei negozianti, raccontate da Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi Confcommercio, che spera in un’intensificazione dei vaccini. «La situazione attuale è tragica. Abbiamo lavorato fino a dicembre e da gennaio è finito tutto. C’è grande confusione, la gente non sa cosa succederà e se ha soldi preferisce non spenderli. Spero che con le iniziative che sta cercando di organizzare online Ieg si riesca a superare quest’anno, ma temo che sarà peggio del 2020, tra aperture, chiusure e colori che cambiano continuamente. Il problema sono anche i codici Ateco, che fanno chiudere le gioiellerie, ma lasciano aperti i laboratori, che nelle piccole realtà vendono anche, e i compro oro, che fanno lo stesso. Senza contare che in gioielleria non c’è un afflusso tale da creare assembramenti. L’abbiamo segnalato in più sedi, anche come Confcommercio, ma nessuno ci ha ascoltati e intanto ci sono negozi che hanno chiuso e non riapriranno più. Speriamo solo che si riescano a fare i vaccini il prima possibile e a venirne fuori, prendendoli dove ce n’è disponibilità. Siamo in guerra, dobbiamo mettere da parte le ideologie e combatterla».


Vincenzo Aucella

«Questa situazione ci ha costretti a prendere coscienza del fatto che per troppi anni abbiamo trascurato l’online e che c’è chi non ha ancora un sito e non utilizza le nuove tecnologie»

Vincenzo Aucella
Presidente Assocoral

Punta sulla necessità di accelerare la campagna vaccinale Vicenzo Aucella, presidente di Assocoral. «Le nostre aspettative di oggi non sono quelle di un anno fa, quando non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Il rinvio della fiera di marzo di Hong Kong ci aveva scossi, poi sono state annullate o rinviate tutte… Nel nostro distretto di Torre del Greco sono emersi tanti interrogativi. Il limite dei nostri prodotti è che bisogna vederli e selezionarli di persona. I nostri clienti, soprattutto asiatici, vogliono scegliere personalmente e questo rende necessario fare trasferte. Questa situazione ci ha costretti a prendere coscienza del fatto che per troppi anni abbiamo trascurato l’online e che c’è chi non ha ancora un sito e non utilizza le nuove tecnologie, mentre dobbiamo spingere verso sistemi che ci consentano di avvicinare il consumatore tramite la rete. Anche se, per un prodotto come il nostro, è difficile mantenersi solo con l’online. Siamo ancora molto legati alle fiere, senza le quali tardiamo a ripartire, e al turismo, senza contare il mercato interno bloccato e le zone rosse che ci fanno lavorare a singhiozzo. Abbiamo un prodotto estivo e speriamo che in estate il Covid possa essere mitigato, in modo da avere una parvenza di normalità, anche se quel piccolo periodo non può coprire le perdite di tutto l’anno. I fatturati sono più che dimezzati, anche per chi è più strutturato, stiamo tutti soffrendo e le aziende stanno ricorrendo alla cig e tamponando la situazione, stringendo la cinghia, anche se più si va avanti, più si ridurrà la liquidità. La soluzione passa per i vaccini, campo in cui siamo ancora abbastanza arretrati. Già un mese fa abbiamo proposto una short list di persone che ne hanno necessità per lavoro, da cui attingere a fine giornata se avanzano dosi, per non sprecarle. Non vogliamo scavalcare gli altri, ma un anziano difficilmente può arrivare in poco tempo. L’idea è stata respinta, ma adesso pare che il nuovo Cts ci stia dando ragione».


Luca Parrini

«Come associazione siamo al fianco delle aziende, anche se ci scontriamo con provvedimenti fatti per tutti, che ci penalizzano, come il limite di 50milioni di euro di fatturato, perché sulle nostre cifre influisce il costo della materia prima».

Luca Parrini
Presidente Orafi di Confartigianato

Per Luca Parrini, presidente degli orafi di Confartigianato, il segnale positivo riguarda anche la collaborazione con i tanti rappresentanti del settore. «Tra il primo e il terzo trimestre c’è stato un calo di fatturati del 50% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato più preoccupante, essendo un settore molto esposto verso l’estero, è che due mercati di riferimento come gli Emirati e Hong Kong hanno avuto un calo di oltre il 50%. Al contrario hanno tenuto gli Usa, che acquistano articoli abbastanza standard e con i quali si lavorava già coi cataloghi o le videoconferenze. Chi ha quel tipo di prodotto, quindi, se l’è passata un po’ meglio. Come associazione siamo al fianco delle aziende, anche se ci scontriamo con provvedimenti fatti per tutti, che ci penalizzano, come il limite di 50milioni di euro di fatturato, perché sulle nostre cifre influisce il costo della materia prima. Purtroppo il nostro settore è forte in alcuni territori, ma è difficile farne capire le peculiarità a livello nazionale. È positivo, invece, che il nostro prodotto sia ancora apprezzato e ricercato, ci sta ripagando l’impegno speso nel fidelizzare i clienti. La mortalità delle aziende, comunque, è stabile con un leggerissimo bilancio negativo tra aperture e chiusure, non allarmante anche grazie al sostegno del Governo. Da un punto di vista occupazionale, per noi artigiani i collaboratori sono la cosa più importante e non abbiamo intenzione di “alleggerirci”, anzi se ci sarà una ripresa avremo bisogno di più persone. Adesso bisogna andare avanti coi vaccini e c’è bisogno di una fiera in presenza. Ieg sta facendo uno sforzo encomiabile, confrontandosi continuamente con noi, e WE ARE Jewellery è un bellissimo segnale che ci siamo. In tutto questo, il risvolto positivo è una condivisione delle problematiche a 360°, come mai prima, mettendo tutto il settore attorno a un tavolo. Spero che questo continui anche dopo».


Arduino Zappaterra

«Abbiamo sofferto, ma meno di altri settori. Dopo giugno e luglio si è ricominciato a lavorare, perché c’era domanda al dettaglio. Il problema è che i negozianti, comunque, non facevano magazzino, ma compravano solo ciò che vendevano».

Arduino Zappaterra
Portavoce orafi di CNA

Vede la situazione non troppo nera anche Arduino Zappaterra, portavoce degli Orafi di Cna. «Abbiamo sofferto, ma meno di altri settori. Dopo giugno e luglio si è ricominciato a lavorare, perché c’era domanda al dettaglio. Il problema è che i negozianti, comunque, non facevano magazzino, ma compravano solo ciò che vendevano. È andato meglio chi era più strutturato o lavorava per i grandi marchi, che hanno fatto da traino. Dovremmo però anche noi imparare a strutturarci e metterci insieme a progetto o i piccoli saranno destinati a morire, perché nei momenti di crisi sono i primi a venire tagliati. L’assenza di fiere per i piccoli è un grosso problema, perché i brand sono riconoscibili anche nell’e-commerce, mentre i nostri clienti hanno voglia di trovarsi, vedersi e parlarsi. La fiera è utile e ha aiutato le aziende italiane a fare un passo verso l’estero. È un discorso di sistema tra grandi, piccoli, fiere e politica. Oggi serve che i ristori siano più puntuali e veloci e soprattutto la soluzione verrà dalla campagna vaccinale: è una guerra di liberazione».


Gianni Lepre

«La pandemia ha acuito un problema economico già pesante, dopo un decennio 2009/2019 a crescita zero e molti operatori, per attenuare, in parte i danni, stanno ricorrendo a vendite on line, che però devono essere autorizzate».

Gianni Lepre
Segretario generale Oroitaly

È preoccupato per l’occupazione e chiede interventi puntuali al Governo Gianni Lepre, segretario generale di Oroitaly. «Ad un anno dalla pandemia le aziende orafe registrano un calo di fatturato notevole, di oltre il 50%, che ha portato ad arretrarsi con il pagamento di utenze, fitti, fornitori, tasse e contributi. I vari ristori sono stati minimi e non hanno coperto che il 20-25% delle perdite. Già tante aziende hanno chiuso e chissà quante ancora saranno costrette a farlo, mentre chi aveva dipendenti li ha dovuti mettere in cassa integrazione Covid e continuerà. Al sud la disoccupazione è già più alta rispetto alla media nazionale e lo sblocco dei licenziamenti peggiorerà le cose. Il “Decreto Sostegni” darà soltanto un’ulteriore boccata di ossigeno. La pandemia ha acuito un problema economico già pesante, dopo un decennio 2009/2019 a crescita zero e molti operatori, per attenuare, in parte i danni, stanno ricorrendo a vendite on line, che però devono essere autorizzate. Ritengo che il Governo si debba occupare anche di una rottamazione quater e di un saldo e stralcio con una rateizzazione molto lunga per quelle aziende che non hanno potuto pagare le tasse. L’associazione Oroitaly presieduta da Salvio Pace, si è fatta promotrice nei confronti delle principali istituzioni di alcune richieste, tenendo presente che al Sud le aziende sono molto più penalizzate per il gap che esiste con il nord. Chiediamo quindi sgravi fiscali e contributivi; meno burocrazia; più infrastrutture; più sicurezza; più turismo; più scuola e la valorizzazione del nostro made in Italy, con l’istituzione delle “Botteghe Scuola”; aiuti all’internazionalizzazione, fondamentale per la nostra economia. Le nostre aziende hanno il saper fare e la competenza, ma sono poco concorrenziali per i costi della manodopera e l’alta tassazione, quindi bisogna intervenire in questo senso. La Camera di commercio di Napoli ha messo a disposizione delle 320.000 imprese iscritte 43 milioni di aiuti, adesso sarà fondamentale per la sopravvivenza delle aziende e dell’Italia, l’impiego dei 209 miliardi che arriveranno dall’Europa».


Paolo Cesari

«È tutto fermo e disorganizzato, non eravamo pronti a questa situazione. La media di calo è attorno al 30-35%, mentre per le pietre è tra il 40% e il 45%, perché gli altri hanno anche oro, argento e diamanti».

Paolo Cesari
Presidente Assogemme

Passando ai settori più specifici, è sconfortato dalla situazione Paolo Cesari, presidente di Assogemme. «In questo momento la realtà supera la fantasia, ovviamente in peggio. È tutto fermo e disorganizzato, non eravamo pronti a questa situazione. La media di calo è attorno al 30-35%, mentre per le pietre è tra il 40% e il 45%, perché gli altri hanno anche oro, argento e diamanti. A piegare le gambe a tutti è stato soprattutto il primo semestre 2020 e in più non si può girare. Qualcuno ha fatto un po’ di mercato e aveva delle cose in piedi, altrimenti è molto dura. Alcuni mercati, come al sud vanno benino (che significa -15%) anche per una questione culturale, mentre da altre parti no, tra blocchi e aeroporti chiusi, dove quindi i viaggiatori non possono comperare. E anche i grandi gruppi hanno limiti, perché la gente sta a casa, non deve apparire e non spende. È un periodo di grande selezione, non abbiamo ancora avuto chiusure di aziende, ma alcune lo sono già, anche se non lo sanno. C’è anche un problema finanziario: chi era in equilibrio adesso è in difficoltà. Le aziende che servono i grandi marchi, che hanno continuato a produrre, sono invece sopravvissute meglio. La parola chiave, adesso, è “sopravvivere” per arrivare alla sponda nel miglior modo possibile. Lì si capirà che fine faremo. Le aziende, dall’altro lato, hanno riscosso il credito di fiducia da parte dei clienti, che li hanno cercati perché li conoscono e anche chi non si faceva sentire da tempo è tornato a chiedere lavori. Come associazione abbiamo puntato sull’etica e la tracciatura e molte ambasciate africane vogliono stilare accordi, facendo seguito a quello già sottoscritto col Myanmar. Dobbiamo sopravvivere, fare corpo ed essere pronti alla ripresa, sperando anche che tornino le fiere. Voice è stato un bell’atto d’orgoglio e coraggio ed è servita a far capire che eravamo vivi. Abbiamo sostenuto questa scelta perché ci abbiamo tenuto e ci teniamo alla presenza e all’appartenenza. L’italianità non è una cosa da poco. La riapertura delle fiere sarà il vero segnale di ripartenza».


Gianluigi Barettoni

«Il lavoro c’è, anche se non c’è programmazione, né possibilità di seminare. Ciò che abbiamo seminato, però consente di andare abbastanza bene.»

Gianluigi Barettoni
Presidente Afemo

Decisamente meno critica la situazione nel campo delle macchine per l’oreficeria, come racconta il presidente di AfemoGianluigi Barettoni. «Il mercato dei macchinari non è negativo. Dopo un primo momento di stallo bene o male le aziende, lavorando sull’estero hanno continuato, facendo scorta degli investimenti fatti nelle attività di marketing, comunicazione, vendita, post vendita, che hanno dato loro la possibilità di avere contatti diretti con tutti i grandi player. Il lavoro c’è, anche se non c’è programmazione, né possibilità di seminare. Ciò che abbiamo seminato, però consente di andare abbastanza bene. Questo non toglie che guardiamo con un po’ di preoccupazione al 2021 e 2022, perché c’è la necessità di tornare ad avere il supporto delle manifestazioni fieristiche, soprattutto Vicenza, che per noi è fondamentale. Quello che preoccupa è capire come saremo messi a settembre con i vaccini, perché ci sono ritardi e le fiere hanno bisogno di clienti esteri. Per il prossimo futuro ci stiamo organizzando su diversi fronti, continuiamo con operazioni sui mercati internazionali che avvengono attraverso contatti diretti con Stati o organizzazioni che hanno contatti con Stati esteri per la chiusura di accordi quadro per l’innovazione del settore della produzione, degli impianti di affinazione, dei metalli. L’ultimo è con il Botswana, che ha un valore sia di business che etico. Continua poi la partnership con Ieg e siamo in contatto costante con Marco Carniello e il suo staff, sia per la prossima edizione di VicenzaOro, sia per i nuovi progetti sui mercati esteri. Lanceremo inoltre un nuovo portale innovativo e interattivo, che sarà un marketplace in cui operatori di tutto il mondo potranno vedere anche se virtualmente tutte le novità ed entrare in contatto con le nostre aziende. Siamo comunque ottimisti per il futuro e continuiamo a credere che si debba investire oggi per dopodomani. Le aziende insomma hanno tenuto, con una perdita di fatturato media tra il 20 e il 30% che oggi non è un cattivo risultato e hanno uno spirito positivo e propositivo».


Alba Cappellieri

«Gli studenti stanno affrontando bene questa situazione, anche perché noi abbiamo sempre utilizzato molto il digitale e questo ci ha agevolati. Il problema, però, è che abbiamo moltissime attività laboratoriali e in questo i ragazzi sono stati enormemente penalizzati».

Alba Cappellieri
Politecnico di Milano – Museo del Gioiello

La pandemia, però, non ha coinvolto solo le aziende, ma anche la formazione e la cultura, come testimonia Alba Cappellieri, docente di Design del gioiello al Politecnico di Milano e direttrice del Museo del Gioiello. «Gli studenti stanno affrontando bene questa situazione, anche perché noi abbiamo sempre utilizzato molto il digitale e questo ci ha agevolati. Il problema, però, è che abbiamo moltissime attività laboratoriali, essendo una scuola di design, in cui si progetta anche facendo e in questo i ragazzi sono stati enormemente penalizzati. Stiamo comunque provando nuove forme di progettazione digitale, cercando di metterli in grado di fare a casa quello che avrebbero fatto in laboratorio con la supervisione di un professore. Non è la stessa cosa, ma l’obiettivo è non far perdere loro un anno. La cosa importante, invece, sul fronte moda e gioiello, è che noi al Politecnico abbiamo sempre lavorato molto sulla modellazione digitale e questo è stato un trend che si è dimostrato fondamentale in un momento del genere e che ha permesso a molte piccole e medie imprese di andare avanti. Abbiamo sempre predicato che dovevano essere online, che dovevano avere un e-commerce, un catalogo digitale, progettare l’esperienza di vendita e il Covid è stato la dimostrazione di quanto questo sia vero. Anche il Museo del Gioiello abbiamo dovuto portarlo in digitale ed è stata una bella scoperta. È una modalità che vorrei tenere anche dopo la pandemia, perché il successo dei webinar ci ha dimostrato che la gente ha voglia di conoscere, sapere e questo mezzo permette di raggiungere persone dalla Nuova Zelanda all’Argentina. Ci sono moltissimi italiani nel mondo che ci seguono».


Gaetano Cavalieri

«In un contesto economico che ha visto un forte incremento nel business in Cina, pari a oltre il 6%, e in alcune aree degli Usa, con un incremento importante di richiesta di prodotti di altissima qualità, abbiamo cercato di mantenere viva e vivace l’attività in generale e fornire ai consumatori una maggiore quantità di informazioni dettagliate e semplici».

Gaetano Cavalieri
Presidente Cibjo

E a proposito di estero, traccia un’analisi del contesto internazionale Gaetano Cavalieri, presidente del Cibjo. «Le reazioni alla crisi sono state differenti a seconda dei paesi: nella parte orientale, in particolare in Cina dove il Governo ha adottato dei sistemi in linea con la politica interna, il recupero è stato più immediato e alla fiera di Shanghai i risultati sono stati molto confortanti. In Europa c’è stata invece una depressione generalizzata, tra pandemia, Brexit e problemi di coordinamento tra i Governi dei paesi membri. E mentre il Sudamerica continua ad avere problemi sotto gli occhi di tutti, negli Usa tra tematiche politiche dovute alle elezioni e al cambio di amministrazione, i cambiamenti ci sono stati e sono importanti, grazie a programmi di sostegno all’economia che hanno messo triliardi di dollari nelle tasche dei cittadini. In un contesto economico che ha visto un forte incremento nel business in Cina, pari a oltre il 6%, e in alcune aree degli Usa, con un incremento importante di richiesta di prodotti di altissima qualità, abbiamo cercato di mantenere viva e vivace l’attività in generale e fornire ai consumatori una maggiore quantità di informazioni dettagliate e semplici, per stimolare la domanda. Per supportare le aziende, tra le altre cose, abbiamo invece messo in piedi webinar sia tecnici che economico-gestionali, con tematiche che hanno riguardato strategie per uscire dal lockdown, trasformazione tecnologica e sostenibilità e che hanno raggiunto 10mila persone. Sul piano internazionale, invece, stiamo lavorando con Iso sugli standard, in particolare il 24016 sui diamanti; abbiamo sviluppato attività relative ai lab grown diamonds, una due diligence e un tool kit sul responsible sourcing e messo in piedi una serie di relazioni internazionali e iniziative per creare un linguaggio comune in tutto il mondo. Stiamo tutti aspettando i vaccini, per poter ricominciare ad affacciarci al mondo estero, ma la situazione è cambiata in maniera radicale, sia per quanto i sistemi relazionali che commerciali e non torneremo facilmente alla vita di prima».

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LEBOLE GIOIELLI