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Inchiesta (3): Mondo dei diamanti +30% nelle piccole carature. Nei prossimi due mesi il costo salirà ancora.

Pietre di colore: difficilissimo trovare opali e lapislazzuli di alta qualità, stesse problematiche anche per i rubini e alcuni tipi di smeraldo.


Materie prime, “brilla” anche il prezzo dei diamanti e gemme. Che, almeno per il momento non fanno prevedere inversioni di tendenza, anche se gli esperti del settore auspicano una stabilizzazione. Conferma la tendenza in atto anche l’ultima tappa della nostra inchiesta, che prende in esame il mercato di diamanti e pietre preziose. Anche in questo caso, infatti, l’impennata della domanda nel 2021, dopo le difficoltà di produzione dovute alla pandemia, ha portato a un incremento dei prezzi, che si è attestato sul 21% annuo per i diamanti grezzi e sul 9% per il lucidato, dopo due anni di flessione per entrambi. Nel 2019 e nel 2020, infatti, i primi avevano registrato flessioni rispettivamente del 7% e dell’11%, mentre i secondi del 3% e del 5%.

A influire, anche la difficoltà a reperire tagliatori, che nei diamanti ha penalizzato in particolare le taglie più piccole, quelle più richieste.

Ne abbiamo parlato con Luigi Cosma, presidente di Borsa Diamanti; Francesco Di Gennaro, titolare di Edg diamanti e Paolo Cesari, presidente di Assogemme.


DIAMANTI.

«I maggiori rincari sono quelli relativi alla merce più piccola ed economica, che ha fatto segnare da novembre ad oggi un +30%. Parliamo in particolare delle misure tra il mezzo e i 10-15 centesimi di carato, quelle più richieste e che rappresentano il 70% del fatturato»

Francesco Di Gennaro
Edg diamanti

«I maggiori rincari – conferma Francesco Di Gennarosono quelli relativi alla merce più piccola ed economica, che ha fatto segnare da novembre ad oggi un +30%. Parliamo in particolare delle misure tra il mezzo e i 10-15 centesimi di carato, quelle più richieste e che rappresentano il 70% del fatturato, perché montate insieme alle pietre di colore, nella fascia di gioielli che va dai 300 ai 3.000 euro al pubblico».

I motivi, spiega, sono principalmente due, a partire dal cortocircuito creato dal Covid nel distretto indiano del Surat: «Durante la pandemia i tagliatori sono tornati nei loro villaggi e non sono più rientrati, o perché le aziende hanno chiuso o per paura dei contagi e questo sta creando grossi problemi. L’altro motivo, invece, è la carenza di grezzo a causa delle speculazioni, con De Beers e Alrosa che stanno mettendone poco in commercio. Ma se oggi il grezzo costa il 30% in più, quale sarà in futuro il prezzo del tagliato? Temo che nei prossimi due mesi il costo salirà ancora».

Una tendenza confermata anche da Luigi Cosma, nei giorni scorsi impegnato a Dubai al congresso internazionale dei presidenti delle Borse diamanti.

«Nel 2020, durante il periodo peggiore del Covid, c’è stato un calo a causa della chiusura delle miniere. Dopo hanno riaperto ma hanno lavorato a singhiozzo. A questo va aggiunto che i diamanti sono un bene prezioso in via di esaurimento e alcune miniere in passato sono già state chiuse»

Luigi Cosma
presidente di Borsa Diamanti

«I rincari – afferma – sono dovuti al fatto che il grezzo è aumentato tra gennaio e febbraio, con conseguenti adeguamenti del tagliato. Questo rispecchia quanto fatto dai grandi gruppi come Alrosa e De Beers, che hanno aumentato i contratti di vendita ai fornitori. La quantità immessa sul mercato è diminuita soprattutto durante il Covid, poi con l’aumento della domanda la produzione non è andata di pari passo, portando a difficoltà di reperimento di tutta la merce, soprattutto piccola, e a conseguenti rincari generalizzati».

Da un lato, insomma, minore materia prima, dall’altro una richiesta che ha portato i fatturati di tutti e tre i segmenti del settore sopra i livelli prepandemia, già alla fine del 2021. L’anno scorso, infatti, i ricavi del minerario sono saliti del 62%, quelli della lavorazione (taglio e lucidatura) del 55% e quelli della vendita al dettaglio del 29%, eccedendo i livelli del 2019 del 13%, 16% e 11%. In totale, i tre settori hanno prodotto 7 miliardi di dollari di profitti in più rispetto al 2020.

Tra le motivazioni dell’aumento dei prezzi, anche le minori estrazioni. Nel 2020, infatti, la produzione è scesa a 111 milioni di carati e, nonostante la ripresa, i 116 milioni di carati del 2021 sono stati comunque del 20% inferiori al livello prepandemia (139 nel 2019).

«Nel 2020, durante il periodo peggiore del Covid, c’è stato un calo a causa della chiusura delle miniere – continua Cosmì – Dopo hanno riaperto ma hanno lavorato a singhiozzo. A questo va aggiunto che i diamanti sono un bene prezioso in via di esaurimento e alcune miniere in passato sono già state chiuse, tra cui nel novembre 2020 quella australiana dì Argyle, da cui si estraeva la maggiore quantità di diamanti rosa».

La previsione, secondo l’ultimo Global diamond report di Bain&company, in collaborazione con Awdc – Antwerp world diamond centre, è che nel 2022 si supereranno i 120 milioni di carati, ma non si recupererà del tutto per almeno cinque anni, con una crescita annua stimata sull’1-2%. La conseguenza sarà una crescita o al massimo una stabilizzazione del prezzo.

Che, con gli ultimi aumenti a inizio 2022, ha recuperato il crollo del 2020 e superato il livello prepandemia. E non solo per le pietre piccole, come conferma Di Gennaro.

«Anche la fascia alta – sottolinea – ha avuto rincari tra il 15% e il 20%, inferiori solo perché meno richiesta. Dopo anni di decrescita siamo tornati ai prezzi di una quindicina di anni fa. L’auspicio, ora, è che ci sia una stabilizzazione, ma dovremo attendere aprile per capire se questo assestamento ci sarà o no». E tra i fattori che influiscono sulla carenza di merca di mercato ne identifica anche un altro: «Dopo un momento di stallo, la Cina oggi è ripartita e sta assorbendo molta merce, gioielli, ma anche pietre per la produzione interna».

La speranza di una normalizzazione è anche quella di Cosma. «Per il momento i prezzi non sembra vogliano scendere anzi. Io spero che si stabilizzino, perché penso possa aiutare gli operatori del settore a lavorare in una condizione di maggiore sicurezza finanziaria. Eventuali rincari dipenderanno dalla domanda, bisognerà vedere se sarà forte come nel 2021».

GEMME.


E le pietre preziose? Come prevedibile condividono le problematiche dei colleghi, come racconta Paolo Cesari. «Anche il nostro settore ha subito aumenti importanti, dovuti al fatto che si è dato fondo agli stock e adesso i grezzi da tagliare costano di più, con un incremento medio del 30-35% e un range che va dal +15% delle meno rare al 50% di quelle più richieste o difficili da reperire. In particolare è difficilissimo trovare opale rosa e lapislazzuli di alta qualità, ma a stock non ci sono più nemmeno rubini e alcuni tipi di smeraldo».

«Anche il nostro settore ha subito aumenti importanti, dovuti al fatto che si è dato fondo agli stock e adesso i grezzi da tagliare costano di più, con un incremento medio del 30-35% e un range che va dal +15% delle meno rare al 50% di quelle più richieste o difficili da reperire».

Paolo Cesari
presidente di Assogemme

Nei primi due casi a influire sono anche le condizioni sociopolitiche. «Gli opali si trovano in Afghanistan – continua Cesari – dove la situazione è critica, mentre i lapislazzuli vengono estratti in Perù, dove l’estrazione è complessa anche a livello di sicurezza».

Questo in un contesto in cui le estrazioni hanno già subito rallentamenti. «Durante il Covid molte miniere in Sudamerica hanno chiuso per l’impossibilità di andare a lavorare a causa della pandemia e nel caso delle pietre preziose parliamo di centinaia di siti. Accanto a quello dei contagi c’era poi il problema di non poter trasportare la merce. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, anche la logistica è una questione che non è ancora stata risolta. A questo si affianca il fatto che il rallentamento della domanda ha portato alla scomparsa o alla dispersione della forza lavoro dei tagliatori, che adesso è difficile da reperire».

Quali previsioni, allora, per i prossimi mesi? «Spero buone, anche se temo i rallentamenti conseguenti alla guerra in Ucraina, che bisognerà vedere su chi e quanto inciderà. I prezzi credo continueranno a crescere, anche in base alla domanda, ma quelli verificatisi finora incideranno credo per un 20-30% sui prezzi dei prodotti finiti del 2022».

Leggi la prima puntata: Inchiesta (1): Mondo delle perle, rincari oltre il 30 per cento
Leggi la seconda puntata: Inchiesta (2): Mondo dell’oro, il metallo schizza oltre ai 55,5 euro al grammo

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