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Andrea Sangalli confermato presidente dell’Associazione Orafa Lombarda

«In questo momento bisogna tenere la barra dritta, il timone ben fermo e cercare di portare la nave in porto».

Andrea Sangalli, 48 anni, è stato confermato presidente dell’Associazione Orafa Lombarda, che riunisce circa 350 soci provenienti da tutti i comparti della filiera orafa. E sceglie una metafora marinaresca per lanciare un messaggio chiaro: per uscire dalla tempesta bisogna remare tutti nella stessa direzione, guardando al prossimo futuro e alle sfide che attendono l’industria orafa in quello che, spera, sia il post pandemia.

Accanto a lui ci saranno anche i presidenti usciti dalle elezioni interne alle diverse categorie: Rinaldo Cusi (dettaglio), Marco Picciali (fabbricanti), Antonio Songa (grossisti), Maurizio Piva (pietre), Maurilio Savoldelli (orologiai) e Umberto De Giovanni (banchi metalli).

Andrea Sangalli

Viene riconfermato alla guida dell’associazione dopo un periodo a dir poco complesso…
Sì, e adesso è il momento di ripartire. E di fronte ai problemi di trovare soluzioni insieme. In questo contesto, secondo me, sarà determinante il progetto Milano d’Oro.

Come sarà questa seconda edizione?
L’anno scorso purtroppo il secondo lockdown ci ha bloccati, quindi l’idea quest’anno è partire sia con il dettaglio che con i produttori. Milano ha bisogno di una manifestazione del nostro settore e quindi dobbiamo trovarci e cercare le sinergie più ampie possibili. La data sarà a metà novembre e stiamo studiando un concept che sarà un palinsesto di eventi, coordinando le presentazioni. Stiamo anche studiando il modo di trovare spazi per chi non ha la sede a Milano, in modo che non debba avere la difficoltà di andare in albergo.

Come associazione dovremo aiutare le persone a capire come muoversi, ovviamente non entrando nelle gestioni delle singole società, ma sostenendole anche da un punto di vista formativo e informativo.

Uscite da un periodo di grande incertezza, tra chiusure, aperture, semiriaperture… come l’avete affrontato?
Abbiamo fatto tutto il possibile, con contatti continui con Regione, Governo, ministeri… ma l’emergenza era a 360 gradi e non è stato facile. È stata una guerra e speriamo di essercela lasciata alle spalle, anche se forse il 2021 sarà ancora più complicato, perché il 2020 è stato quello dell’emergenza, ora arriveremo al dunque. Come associazione dovremo aiutare le persone a capire come muoversi, ovviamente non entrando nelle gestioni delle singole società, ma sostenendole anche da un punto di vista formativo e informativo.
Questo sistema ha esasperato le persone e gli animi. C’è stato un terremoto e per rimettere assieme tutti i mattoni e costruire la nostra casa serve la malta giusta, che è la collaborazione.

Avete visto una ripresa dopo le riaperture?
A maggio c’è stata una ripresa, anche grazie al fatto che si è ricominciato a celebrare i matrimoni rinviati nel 2020, ma la gente ha anche voglia di togliersi qualche sfizio. È mancata, invece, ancora la parte di clienti legata al turismo, per la quale ci vorrà un po’ di tempo. Per chi è aperto e lavora, comunque, il risultato arriva ed è un circolo che si ricrea, dal negoziante al produttore. È chiaro che c’è stata una forte selezione darwiniana: chi aveva le spalle coperte è sopravvissuto, chi era sul filo de rasoio no, come in tutti gli altri settori. Anche con la ripartenza degli eventi la primavera è stata positiva, vedevo la gente in giro più rilassata e speriamo che questo permetta una crescita. Milano d’Oro sarà determinante per far parlare del nostro settore.

Come vede l’autunno?
Difficile dirlo. Spero torni il solito fermento in preparazione al Natale, che è la stagione più importante dell’anno. E che la situazione resti così. Ci sono le basi giuste, a partire dal ritorno di VicenzaOro, poi certamente bisognerà reinventarsi, perché non si tornerà come prima, come se ci fosse stato un blackout, ma l’approccio sarà diverso. In questo contesto, l’avanzare della campagna di vaccinazione è una grande liberazione ed è la soluzione migliore.

Quindi c’è ancora voglia di regalare e regalarsi un gioiello?
Quella ho notato che c’è. Poi come associazione dobbiamo renderci interlocutori degli enti fieristici per cercare di capire come reinventare il sistema delle fiere in un contesto in cui i negozianti fanno fatica e magari i produttori hanno paura a partecipare per i costi. Il nostro ruolo sarà quello di mediatori, per far ridecollare un sistema con gli aggiornamenti necessari, magari integrando l’online, anche se nell’oro il contatto fisico è ancora fondamentale.

Quali saranno le prime cose che farà adesso?
Prima di tutto portare a compimento il progetto Milano d’Oro e cercare di traghettarci verso la fine dell’emergenza Covid, in modo da ritornare sereni a lavorare. L’associazione deve essere un interlocutore in questo senso.

https://www.orafalombarda.it/

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