Il 73% delle aziende prevedeva un aumento del fatturato e un 27% una stabilità a fine 2022.

da sx: Giorgio Villa, Augusto Ungarelli e Stefania Trenti

Numeri positivi e previsioni ottimistiche per il 2021, nonostante le preoccupazioni sui rincari già presenti a inizio anno. E se gli orafi italiani prevedono un impatto negativo del conflitto sugli affari, sono già pronti a reagire. Come hanno fatto, del resto, durante i due anni della pandemia, quando non hanno mai smesso di investire, cosa che ha permesso loro di non perdere fatturato o recuperare e superare quanto perso già alla fine dello scorso anno.

A raccontare questo scenario è lo studio presentato ieri mattina a VicenzaOro da Club degli Orafi e Intesa Sanpaolo, che all’analisi dei semplici numeri hanno aggiunto interviste agli associati, per tracciare un quadro della situazione dall’interno.

Un’indagine condotta a inizio anno e replicata a marzo, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e illustrata da Stefania Trenti, dell’ufficio studi di Intesa San Paolo, insieme a Giorgio Villa, presidente del Club e Augusto Ungarelli, past president dello stesso. A introdurli Marco Carniello, direttore della divisione Jewellery & Fashion di Ieg.

Marco Carniello

IL SETTORE

Dopo le trimestrali positive, le stime sull’anno confermano questo andamento, con un fatturato previsto di 11,4 miliardi e un +65% sul 2020, recuperando quindi le perdite dovute alla pandemia e un export di 8,4 miliardi, 7,5 dei quali di soli gioielli preziosi. Primo mercato si confermano gli Usa, seguiti da Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Francia e Hong Kong.

«Le aziende non hanno mai smesso di investire, nemmeno nel 2020, anzi il 60% degli intervistati ha infatti affermato di aver aumentato i propri investimenti negli ultimi due anni proprio per uscire dalla pandemia»

Stefania Trenti
Ufficio Studi Intesa Sanpaolo

Numeri rispecchiati dalle risposte degli associati. «Il 60% di loro o non ha subito un calo nel 2020 o l’ha già completamente recuperato nel 2021 – spiega Trenti – un risultato straordinario anche rispetto al resto del manifatturiero italiano – continua Trenti – Le aziende non hanno mai smesso di investire, nemmeno nel 2020, anzi il 60% degli intervistati ha infatti affermato di aver aumentato i propri investimenti negli ultimi due anni proprio per uscire dalla pandemia».

Quali sono le priorità individuate dagli imprenditori? In testa a tutte l’argomento che sta tenendo banco anche a VicenzaOro: la formazione del capitale umano. Poi digitalizzazione, ricerca e sviluppo e valorizzazione del marchio.

LE PREVISIONI

Un quadro, insomma, che non poteva che far ben sperare per il fatturato 2022, come affermato dagli imprenditori a inizio anno. «Al momento delle prime interviste – sottolinea Trenti – Il 73% delle aziende prevedeva un aumento del fatturato e un 27% una stabilità a fine 2022. La forbice era più ampia (75-25) tra le aziende medie e grandi e leggermente più ridotta (69-31) tra le Pmi».

Anche a inizio anno, comunque, s’individuavano le preoccupazioni acuite poi dal conflitto, con il 64% degli intervistati che temeva proprio l’incremento del costo delle materie prime, seguito dalle restrizioni dovute alla pandemia (55%), dai ritardi negli approvvigionamenti (45%) e dal reperimento della manodopera e costi di trasporto, entrambi selezionati dal 27% degli imprenditori.

LA GUERRA

Cos’hanno detto gli imprenditori due mesi dopo, all’indomani dello scoppio della guerra? Le preoccupazioni, ovviamente, non mancano e il 78% degli intervistati prevede che influenzerà negativamente l’andamento del fatturato. In testa ai problemi, ovviamente, per tutti l’aumento del costo delle materie prime, seguito dalle ripercussioni su logistica e trasporti, indisponibilità delle materie prime. «Il 72%, quindi, ricorrerà a una revisione organizzativa dell’azienda – continua Trenti – ricorrendo a politiche di prezzo, cambiando i canali di vendita, quelli di approvvigionamento ricorrendo a fornitori locali e anche operando una revisione delle commesse».

I COMMENTI

«Il momento è difficile per tutti ma c’è alla base un tessuto imprenditoriale sano e solido con prospettivi reali e un sentimento positivo»

Giorgio Villa
Presidente Club degli Orafi

Insomma, gli orafi usciti dalla pandemia non si scoraggiano. «Sicuramente le incertezze e le criticità generano preoccupazioni – sottolinea Giorgio Villa – ma, come emerge dalla lettura dell’indagine qualitativa, permane nel settore un cauto ottimismo. Il momento è difficile per tutti ma c’è alla base un tessuto imprenditoriale sano e solido con prospettivi reali e un sentimento positivo».

«Le criticità ci sono, ma se la priorità individuata dalle aziende è la formazione dobbiamo agire in fretta e insieme, perché lavorando su questo miglioreremo e attualizzeremo il nostro sistema imprenditoriale»

Augusto Ungarelli
Presidente Vendorafa Lombardi e past president Club degli Orafi

«Alla pandemia – conclude Ungarellioggi si sono aggiunti elementi critici, primo tra tutti la situazione in Ucraina, dove i diritti universali sono violati. Le conseguenze possono incidere anche sul futuro delle nostre attività, anche se le preoccupazioni per l’aumento delle materie prime erano precedenti. Le criticità ci sono, ma se la priorità individuata dalle aziende è la formazione dobbiamo agire in fretta e insieme, perché lavorando su questo miglioreremo e attualizzeremo il nostro sistema imprenditoriale».

https://www.vicenzaoro.com/it/
https://www.clubdegliorafi.org/it/

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