Fornitori da tutto il mondo e un’offerta online di oltre un milione di diamanti, circa l’80 per cento di quelli disponibili sul mercato. È nata sei anni fa e dopo il Regno Unito, gli Usa e l’Europa dall’anno scorso è arrivata anche in Italia Nivoda, la piattaforma per la vendita di diamanti che da venerdì si presenterà a Vicenzaoro.

Obiettivo della partecipazione aumentare la brand awareness dell’azienda in un contesto come quello italiano in cui proporre l’approvvigionamento di pietre online è ancora complicato. A raccontare questo percorso sono Luana Lombardo e Carlo Maina, i business development manager che da marzo 2022 sono attivi in Italia.

Luana Lombardo

«Nivoda è nata sei anni fa da una costola di Taylor & Hart, una delle più grosse manifatture inglesi di gioielli – spiegano – Il nostro presidente David Sutton lavorava come purchaser e aveva quindi moltissimi contatti nel mondo dei diamanti, che gli consentivano di ottenere i prezzi migliori nei vari mercati. Questo però creava anche un incubo amministrativo e logistico e ha quindi deciso di sviluppare all’interno dell’azienda una piattaforma che razionalizzasse tutti questi processi in modo che i fornitori potessero collegarsi, caricare il proprio stock, e loro potessero procedere con gli acquisti mantenendo tutta la contabilità e il tracciamento sulla piattaforma».

Era nata Nivoda, dove oltre a Sutton operavano il cofondatore e Cto Andre Woods (Cto), Bas Lustenhouwer (Cto) e Louis Eid, vicepresidente e commerciale. Dopo un primo passo come servizio interno, però, la piattaforma si è presto dimostrata in grado di volare con le proprie ali.

«Nivoda si è quindi staccata da Taylor & Hart, restandone fornitore ma servendo anche altre realtà nel mercato inglese, che l’hanno abbracciata subito, perché permetteva non solo di razionalizzare l’approvvigionamento di diamanti, ma anche di renderlo più proficuo, perché poter cercare online diamanti in tutto il mondo dà la possibilità di accedere ai migliori prezzi a portata di click».

Il successo inglese ha quindi portato a proporre lo stesso business model negli Usa e in Europa, con una crescita del 300% all’anno dal 2019 in poi, anche in conseguenza della pandemia, che ha impedito i viaggi e spostato gli affari nel web. «La nostra forza in questo contesto sono i nostri fornitori, alla base della catena di distribuzione, con prezzi quindi impossibili da battere. Oggi ne abbiamo 1.500 in tutto il mondo, tra sightholder e distributori».

Carlo Maina

Nel 2020 la piattaforma ha iniziato a servire anche aziende italiane, grazie a contatti maturati all’estero. «Con agenti siamo invece presenti da marzo 2022 e abbiamo già diversi clienti importanti tra le aziende. La nostra clientela è divisa equamente tra manifatture e gioiellerie con laboratorio, anche se queste ultime in Italia sono un po’ più difficili da conquistare. Sono abituate al rapporto diretto con il fornitore, che passa e li consiglia, mentre noi stiamo portando la tecnologia in un campo in cui è ancora spesso assente».

Le reazioni quindi vanno dalla curiosità di chi poi va a documentarsi, alle riflessioni di chi s’informa da colleghi già clienti, alla diffidenza di chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. «Al contrario, chi ha già una presenza online o un e-commerce è molto ricettivo – continuano -. La nostra piattaforma permette infatti di avere accesso con un click a oltre un milione di diamanti – l’80% del totale mondiale – anche a chi si trova nelle zone più remote, trovando la scheda del prodotto con tutte le caratteristiche. Gioielliere e cliente possono quindi scegliere assieme la pietra senza limiti».

Sulla loro piattaforma, oltre ai diamanti naturali – riguardo ai quali l’azienda pone grande attenzione all’etica – ci sono anche quelli di laboratorio, che in Italia sono però ancora guardati con sospetto.

«Nel mondo sta esplodendo e tutte le grandi case di gioielleria hanno ormai una propria linea lab grown – sottolineano – tanto che Lvmh ha comprato una fabbrica di diamanti in Israele che utilizza energia da pannelli solari, a impatto zero. In Italia però ci sono stati grossi problemi nell’introduzione, a causa del decremento dei prezzi che ha creato confusione e di truffe che hanno creato diffidenza».

Da venerdì Nivoda si racconterà quindi a VicenzaOro (Hall 2.1, stand 163). «In Italia manca ancora la brand awareness – spiegano – Le transazioni nel nostro campo sono importanti e chi compra deve capire che siamo una società propria, solida, grande, che distribuisce in tutto il mondo e questo lo si fa con un brand che deve diventare sinonimo di fiducia. Stiamo lavorando in questo senso sia sui media che a livello fieristico e Vicenzaoro è il luogo giusto. L’aspettativa è aumentare la brand awareness e il volume di affari, replicando quanto fatto in Uk, dove sono le gioiellerie che ci contattano».

Ma l’orizzonte di Nivoda è lungo. «Siamo partiti coi diamanti, ma i prossimi step saranno le pietre di colore, piattaforma che stiamo già testando, e un configuratore di gioielli».

nivoda.net

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