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Responsible Jewellery Council, dal nuovo board un chiaro segnale di unità contro le violazioni dei diritti

Nei mesi scorsi alcune big factory avevano lasciato l’ente internazionale, in polemica con la presenza tra i membri del colosso Siberiano Alrosa

A Marzo scorso, tra gli effetti del conflitto in Est Europa che colpivano anche il settore della gioielleria e il mercato dei diamanti, Pandora e alcune griffe del gruppo Richemont, tra cui Cartier, avevano annunciato la volontà di abbandonare il Rjc-Responsible jewellery council, dopo che l’authority che stabilisce gli standard etici per i gioielli e gli orologi lungo l’intera catena di fornitura,  non aveva mostrato intenzione di tagliare i suoi legami con la Russia. A scatenare la reazione, la presenza nell’istituzione della società statale russa Alrosa, Il maggior produttore di diamanti al mondo, il cui CEO, Sergei Ivanov, secondo quanto riferito dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, sarebbe uno dei più stretti alleati del presidente russo Vladimir Putin.

«Non rientra nei valori di Richemont far parte di un’organizzazione in cui alcuni membri sostengono conflitti e guerre», dichiarava Cyrille Vigneron, presidente e ceo di Cartier. Alle parole dei vertici di Richemond facevano eco nello stesso periodo le prese di distanza di  Pandora e di Tiffany & Co., che rendevano noto di aver smesso di acquistare diamanti dalla Russia già dal 24 febbraio. Più sfumata la posizione Bulgari proprietà di LVMH, che pare non avesse mai acquistato diamanti da Alrosa o da altre aziende russe.

A seguito della sospensione del colosso siberiano Alrosa dal RJC, ufficializzata in una nota Il 1 aprile, le maggiori agenzie hanno battuto a inizio giugno la notizia dell’elezione del nuovo board e della riconferma a presidente di David A. Bouffard : “La nostra missione è di migliorare continuamente l’integrità della catena di fornitura di gioielli e orologi. Insieme al nostro direttore esecutivo ad interim, John Hall, garantiremo la fortificazione di basi già molto forti“. John Hall, ha rimarcato in una nota l’importanza dell’unione dei membri: “I nostri affiliati sono uniti dall’impegno a rafforzare la sostenibilità dell’industria della gioielleria e dell’orologeria. Siamo in una posizione più forte per continuare a lavorare insieme dalla miniera alla vendita al dettaglio“. Dichiarazioni che vogliono confermare i principi di unità ed eticità dell’RJC e che fanno sperare in una possibile non lontana distensione che possa ricucire la diaspora consumatasi negli ultimi mesi e che ha segnato una rottura rispetto ai valori e al significato dello statuto dell’autority che recita inequivocabilmente : “Gli acquirenti di oggi si aspettano che i gioielli e gli orologi che indossano siano realizzati in modo responsabile e nel rispetto dei diritti umani e del pianeta.” Uno slogan che non vuole e non può restare tale nella complessità odierna.

www.responsiblejewellery.com

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