fbpx

Maria Diana, un linguaggio delicato e lusinghiero

Mi interessa tutto ciò che riguarda l’arte e la creatività. Ho scelto il gioiello come campo della mia ricerca artistica perché mi piace pensare che questi piccoli lavori artistici possano facilmente viaggiare e raggiungere tante persone.”

Maria Diana

Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Torino, nel 2000 inizia un percorso di ricerca nell’ambito del gioiello contemporaneo, seguendo corsi di specializzazione nella lavorazione del grès, della porcellana e del metallo – le prime tecniche di lavorazione della ceramica e del disegno, oltre al senso dell’equilibrio, le ha apprese dall’artista contemporanea Maria Lai. “Mi interessa tutto ciò che riguarda l’arte e la creatività. Ho scelto il gioiello come campo della mia ricerca artistica perché mi piace pensare che questi piccoli lavori artistici possano facilmente viaggiare e raggiungere tante persone.”

Un tratto morbido attraversa i lavori di Maria Diana che predilige forme lisce, arrotondate, senza spigolature impreviste, particolarmente versatili. Forme singole, piatte o convesse, che si sovrappongono o si approssimano le une alle altre. Utilizza materiali non convenzionali per questi gioielli con luminosi innesti di metallo prezioso come oro e platino.

Il materiale principale è la porcellana, lavorata interamente a mano e cotta in forni speciali ad alta temperatura. Le diverse textures organiche o geometriche, la commistione con altri materiali (bronzo, argento, pelle, gomma) e altre tecnologie (fusione a cera persa, incisione laser, stampa 3D) caratterizzano ogni suo pezzo, sempre unico, che a volte propone colorato da ossidi come il cobalto, il ferro, il manganese, a volte lascia che sia illuminato dal suo bianco naturale.

Le sue creazioni sono state esposte a: V&A Museum (Londra), La Pedrera (Barcellona), Mitsukoshi (Tokyo), Mad Museum (New York), World Trade Center (Dubai) e Norton Museum (West Palm Beach, Florida).

hwww.mariadiana.it

Altre storie
Giorà, a Vicenzaoro la nuova collezione “IDOLE”