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Maman et Sophie, un incontro creativo per la definizione di un concept che fa stile e tendenza

Elisabetta Carletti: «Ho sentito la necessità di essere rappresentata da una immagine più creativa, di qui l’incontro con Arturo è stato quasi profetico»

Quando si crea un’alchimia tra due mondi intellettualmente stimolanti, come quelli del gioiello di design e quello della fotografia d’autore, il risultato non può che essere esplosivo. In questo caso l’incontro è avvenuto tra Elisabetta Carletti, una delle “Signore” del bijoux italiano, e Arturo Delle Donne, biologo prestato all’universo dell’arte e della fotografia internazionale. Artefice dell’osmosi ma, soprattutto traghettatore verso un nuovo posizionamento del brand toscano, è Massimiliano Simonetta dell’agenzia Ste.Max Event di Milano. Arturo Delle Donne ha un passato consolidato nell’universo del reportage, della ritrattistica e della fotografia di moda – ha immortalato personaggi del calibro di Bernardo Bertolucci e Gerard Depardieu – ed ha curato campagne per marchi internazionali. Ora lo attende un’ennesima sfida: rappresentare al meglio l’essenza del marchio Maman et Sophie. Conosciamoli meglio.

Elisabetta Carletti

«Credo che ora ci siano le condizioni per cominciare a sfruttare le opportunità di altri mercati senza correre il rischio di fare il passo più lungo della gamba»

Elisabetta, mi sembra di capire che siamo in presenza di un vero e proprio salto di qualità.
Proprio cosi! Questa nuova strategia rientra in un percorso iniziato circa un anno fa, quando ho deciso di riposizionare l’azienda, soprattutto in virtù degli attestati di stima che ricevevo da parte dei miei clienti in riferimento al prodotto. Forte già della struttura interna, ho scelto di rafforzarla con il coinvolgimento di un direttore commerciale di grande esperienza nel settore.
Con la nuova compagine siamo riusciti a creare i presupposti per crescere, migliorando la produttività e ottimizzando la produzione.

Rispetto alle passate collezioni, in quest’ultimo anno cosa ti ha consentito di “arrivare” in tante vetrine prestigiose?
Sicuramente le nuove collezioni in oro e altre più “modaiole”, come quella dei piercing, sono state utili ad aprirci a tante gioiellerie e far capire la nostra vera anima. A questo punto ho sentito la necessità di essere rappresentata da una immagine più creativa, di qui l’incontro con Arturo è stato quasi profetico. Il percorso intrapreso con lui non sarà una rappresentazione del quotidiano ma un concept molto più articolato, all’interno del quale i miei gioielli saranno parte di una narrazione.

Qual è oggi il posizionamento in Italia del brand Man et Sophie e, soprattutto, quali aspettative per il futuro?
Per quanto riguarda il mercato interno, il brand è attualmente presente in oltre 300 punti vendita e, con grande soddisfazione, posso confermare che nell’ultimo anno siamo riusciti a coprire l’intero stivale. Ma quello che mi preme sottolineare, oltre all’ampliamento della distribuzione, è la crescita in termine di ordini da parte dei nostri storici concessionari. Nei mercati esteri, grazie alla presenza online, abbiamo già riscontrato un forte gradimento in Paesi come Grecia, Spagna e Inghilterra.

Come ci accoglierete in fiera a VicenzaOro?
In linea su quanto detto, avremo un nuovo stand, più grande e più rappresentativo del nuovo percorso. Sono sicura che anche le collezioni che abbiamo già approntate saranno molto apprezzate. Non posso anticipare altro, tranne che abbiamo rivisitato un grande classico in un mix di raffinatezza e modernità, come del resto facciamo da anni.

Arturo Delle Donne

«La mia è una fotografia di ricerca fatta di particolari »

Arturo Delle Donne. Qual è stata la tua prima sensazione quando hai conosciuto la signora Carletti ed il suo brand?
Elisabetta è una persona molto elegante, ha “inventato” questo marchio con cura ed attenzione uniche. Mi ha affascinato la sua storia, quella di una persona che ha incominciato una strada per poi cambiarla radicalmente. In questo mi ci sono visto anch’io, prima biologo, poi dottore di ricerca in ecologia e poi, svolta totale, verso l’arte.

Come si può coniugare un gioiello minimalista (Maman et Sophie) ad una fotografia come la tua, molto ricca e scenografica.
In realtà, la mia è una fotografia di ricerca fatta soprattutto di minimi particolari. È questo aspetto che mi ha concettualmente legato. Per intenderci, ogni sua collezione ha una storia, proprio come succede alle mie “serie”.

Quando approcci ad un nuovo cliente preferisci lavorare all’idea creativa da solo o in team?
Di solito propongo e condivido la mia idea e se il riscontro è positivo la sviluppo. Inizialmente elaboro bozzetti cercando di portare nella moda quella che è una impostazione scenografica cinematografica. Anche nel lavoro che sto sviluppando con Elisabetta la base è un modellino tridimensionale. Anche se ho già utilizzato il gioiello nella moda, in questo lavoro è la prima volta che lo propongo come protagonista.

Il segno distintivo di ogni fotografo è la sua “visione” della luce.
Mi piace moltissimo usare quella artificiale o in alternativa all’aperto il controluce. Il mio mondo, però, rimane lo studio dove posso “costruire” la mia idea di luce.

https://mamanetsophie.it/

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