Sinergia tra i distretti, dialogo tra le associazioni di categoria e le nuove sfide che attendono l’industry del gioiello a seguito della pandemia e della guerra in Ucraina: il Summit del gioiello di Arezzo è stato anche quest’anno un’occasione di confronto sul Made in Italy sulle dinamiche della filiera, e sull’obiettivo condiviso dello sviluppo della gioielleria italiana.
«Siamo lieti di essere tornati ad Arezzo, sede del distretto orafo produttivo più grande d’Europa, con un evento di ampio respiro che rappresenta un momento di incontro e di dialogo, confronto strategico e programmazione per tutti i protagonisti del gioiello italiano – ha dichiarato Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group –. Uno dei settori chiave del made in Italy e che, come IEG, ci impegniamo a sostenere per guardare al futuro con ottimismo e strategie condivise su scala mondiale».

«Questo appuntamento – ha aggiunto Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group – conclude nel migliore dei modi la nostra jewellery agenda del 2022. Oggi abbiamo potuto ascoltare e connetterci sui temi chiave del comparto affrontati nelle loro più ampie sfaccettature, da quelli economici a quelli di comunicazione, dai temi della formazione e della flessibilità a quelli dei valori territoriali e dei saperi artigiani dei diversi distretti fino alle letture dello scenario mondiale. Il Summit è un appuntamento che alla sua seconda edizione si pone ormai come riferimento globale».

«Il secondo Summit del Gioiello Italiano ha saputo convogliare nuovamente su Arezzo le voci dei grandi player del settore orafo-gioielliero e dimostrato la solidità e la vivacità del nostro Made in Italy – ha sottolineato Marco Carniello, global exhibition director della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group –. Dal confronto attorno alle direttrici strategiche per lo sviluppo futuro della filiera nazionale emerge, ancora più forte, la capacità di fare sistema di manifattura, retail, associazioni e istituzioni. E IEG rinnova l’impegno ad offrire strumenti e occasioni sempre più qualificate per cogliere le opportunità di un mercato di scala globale, a partire dalla prossima Vicenzaoro January che aprirà dal 20 al 24 gennaio la Jewellery Agenda 2023».

Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group e Marco Carniello global exhibition director della divisione Jewellery & Fashion IEG

«La gioielleria made in Italy – ha affermato il direttore generale dell’ICE Roberto Luongoè centrale da sempre nello scenario internazionale, per design, creatività, qualità e innovazione tecnologica, di processo e di prodotto. L’ICE conferma il suo ruolo di accompagnamento delle aziende e dei distretti orafi sul mercato mondiale, e la sinergia con le Associazioni di settore così come con i partner fieristici. Di fronte alla crescita significativa dei valori dell’export, puntiamo al consolidamento degli sbocchi tradizionalmente prioritari ed allo sviluppo di nuove opportunità».

«Il Summit del Gioiello è un evento fondamentale per il bene del settore – ha dichiarato Stefano Andreis, vicepresidente Federpreziosi – capace di creare una sinergia per affrontare il mercato in modo più costruttivo, mettendo insieme tutti gli attori della filiera, dalle istituzioni alle associazioni di categoria, dagli esperti fino ai poli fieristici, per fare il punto sulle sfide del settore, anticipare i tempi e anche per affrontare il presente dopo i contesti problematici della pandemia e della guerra in Ucraina con le loro conseguenze».

«Considero questo Summit un momento estremamente importante – ha affermato Claudia Piaserico, presidente Confindustria Federorafi –, un’occasione per fermarci, riflettere e condividere quelli che sono i temi più importanti, a partire dai valori fondanti dell’identità della nostra filiera e dalla necessità di saper comunicare in modo trasparente, suadente ma soprattutto narrativo quella che è la vera realtà dell’azienda orafa italiana nel 2022. Una delle principali sfide è trovare nuove formule per parlare al cuore dei consumatori finali, valorizzando la tradizione orafa made in Italy, ma anche ai giovani e alle loro famiglie, per suscitare il desiderio di fare parte di questa grande filiera dell’eccellenza, scegliendo percorsi formativi che incontrino le necessità di un settore che ha sempre più bisogno di professionisti qualificati per poter continuare a crescere».

Felice di ospitare tutti i portatori di interesse della filiera attorno a un tavolo si è detto Luca Parrini, presidente Confartigianato “perché è un’occasione unica per dare nuova linfa al comparto e cercare soluzioni collettive alle problematiche esistenti, come quella legata alla mancanza di manodopera specializzata: i prossimi sette o otto anni saranno cruciali perché ci sarà un forte ricambio generazionale dovuto al pensionamento delle maestranze più anziane. In questo senso, qui ad Arezzo abbiamo attivato un circolo virtuoso che coinvolge gli ITS presenti sul territorio e le aziende, favorendo il dialogo tra mondo della formazione e della produzione con percorsi di stage in azienda che risultano vantaggiosi per i ragazzi, che trovano subito occupazione, e per le imprese, che si assicurano giovani talenti formati in base alle reali necessità produttive».

Arduino Zappaterra, presidente nazionale Cna, ha messo l’accento sul potenziamento dei distretti orafi e sulla loro sinergia: «È inoltre necessario che i distretti esistenti, ad Arezzo, Valenza e Vicenza collaborino allo sviluppo del quarto polo, ovvero quello campano, e facciano sistema tra loro. La filiera orafa di Caserta, Napoli e Salerno ha infatti una grande potenzialità data da un alto numero di aziende, da una tradizione secolare e dalla disponibilità di manodopera qualificata che in altre aree d’Italia è più difficile da reperire. Quello che manca è una cultura delle certificazioni, fondamentale per lavorare con i grandi gruppi. Per questo è importante il coinvolgimento delle Camere di Commercio, e naturalmente delle Istituzioni locali, ed in primis dell’ente regionale, preposto a legiferare in tema di distretti».

L’importanza della campania come polo della filiera è stata sottolineata anche da Vincenzo Aucella, presidente Assocoral «Durante il Summit abbiamo messo in luce l’importanza della riconoscibilità dei gioielli in corallo e dei cammei, vero vanto del made in Italy e abbiamo fatto il punto della situazione, a 8 mesi dal lancio, di “Made in Torre del Greco”: un lavoro corale di tutta la filiera produttiva per creare un unico marchio per ogni gioiello prodotto dal distretto orafo. Un certificato di garanzia che gli artigiani e le aziende stanno già utilizzando e che diventerà uno standard a livello internazionale. Siamo onorati di aver partecipato a questo appuntamento, utile strumento di confronto in cui le associazioni di categoria e tutti i rappresentanti della filiera fanno il punto su quanto hanno fatto durante l’anno e sui progetti per il futuro».

Gaetano Cavalieri, presidente CIBJO ha sottolineato invece come quello della gioielleria sia «Un settore sempre in evoluzione, mai statico, che ha portato a convergere, nell’idea di elegante indossabilità del gioiello, due tendenze. La prima è quella dei designer che nel tempo hanno legato la loro creatività sempre più al fashion system ispirandosi all’idea del ben fatto e dell’alta qualità. La seconda è quella consumer, di chi sceglie un gioiello per renderlo parte integrante del proprio stile e personalità. Abiti, accessori e gioielli entrano in un unico contesto nel quale i designer italiani si muovono con riferimenti culturali che rendono sempre unico e inimitabile il prodotto della gioielleria italiana nel mondo».

Dall’export alla formazione, dalla catena del valore all’innovazione produttiva, la gioielleria italiana dimostra di essere un settore in salute e potenzialmente di potersi affermare come ancor più strategico per il nostro paese.

www.vicenzaoro.com

www.iegexpo.it/it/

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