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Corallo e cammeo per i giovani designer. “Il Mare che Unisce”: quattro scuole d’alta specializzazione in mostra a Milano.

L’accademia di Belle Arti di Ravenna, l’istituto Galdus, istituto Degni di Torre del Greco e il dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli) insieme reinterpretano la manifattura torrese.

Ancora prima di essere mostra tematica è un autentico evento: “I Gioielli del Mare. Il Mare che Unisce”, progetto di co-design ideato e coordinato da Maria Dolores Morelli (Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli) e Bianca Cappello (Accademia Orafa Galdus di Milano) che vede insieme quattro Scuole più che autorevoli in fatto di realtà formative nel settore della creatività orafa. Oltre alle due citate, l’Istituto Francesco Degni di Torre del Greco e l’Accademia di Belle Arti di Ravenna hanno condiviso l’idea di divulgare in una specifica esposizione gioielli ispirati al mare Mediterraneo, forza aggregante tra popoli e culture nonché preziosa risorsa.

Sede della manifestazione è la Babs Art Gallery di via Gonzaga a Milano, dove fino al 21 aprile 2022 sarà possibile ammirare preziosi manufatti creati con cammei dagli studenti dell’Istituto Degni di Torre del Greco, mentre coralli e perle sono stati generosamente messi a disposizione dalle aziende D’Elia Company e Antonino De Simone di Torre del Greco (è bene ricordare che l’arte dell’incisione sul cammeo di conchiglia potrebbe essere annoverata tra i beni immateriali dell’umanità, se ne attende il pronunciamento dell’Unesco). Gli studenti dell’Accademia Galdus, sezione oreficeria e lavorazione artistica dei metalli, hanno interpretato e trasformato in gioielli i progetti realizzati dagli studenti del corso di Design del Gioiello del Dipartimento di Architettura e Design dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli mentre gli studenti del corso di design del gioiello dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna hanno realizzato una collezione di gioielli scultura partendo dagli “scarti” di lavorazione di coralli e cammei di conchiglia delle aziende suddette.

   Gli spazi della Babs Art Gallery accolgono la prima tappa di questa Mostra dedicata ad una modalità di creare Bellezza che è prerogativa italiana, da sempre. Qui, la novità importante è nell’adozione del concetto da parte di giovani leve che approcciano responsabilmente l’arte orafa. “Gioielli del Mare. Il Mare che Unisce” sta a testimoniarlo: valenti autori d’ultima generazione continuano a narrare ogni potenzialità ed ogni malia di una nostra speciale inventiva, che ci fa grandi nel mondo.

Appassionato anche il backstage dell’intera operazione. Bianca Cappello, storica e critica del gioiello: “Gioielli del Mare. Il mare che Unisce” è stato un’entusiasmante avventura che, nonostante le difficoltà della pandemia, ha dato modo a studenti e docenti di creare non solo splendidi gioielli ma anche nuove e stimolanti sinergie.

Maria Dolores Morelli, docente Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale UNICAMPANIA: “Questo può essere l’inizio di tanti progetti da svolgere assieme con apporti interdisciplinari differenti e facendo si che il Gioiello possa divenire “ancora più prezioso” grazie alla co progettazione che ha visto, da un passaggio creativo all’altro, accrescere il suo valore.

Emanuela Bergonzoni docente Accademia di Belle Arti di Ravenna: “Il materiale fornitoci, su specifica mia richiesta come docente, non doveva essere di prima scelta e possibilmente difettoso, a questo punto gli studenti nel contesto della poetica dello scarto, ben nota per chi studia arte contemporanea, hanno intrapreso la progettazione disegnando e inanellando ipotesi e soluzioni. Gli elaborati finali, ventuno opere gioiello, sono il risultato di un pensiero creativo che sa cogliere il bello in ogni aspetto della materia, che sa esaltarne le caratteristiche e ampliarne le risonanze.”

Maria Rosa Venetucci docente Galdus Accademia:Il lavoro fatto con gli studenti di Galdus per “I Gioielli del Mare. Il Mare che Unisce” e’ stato veramente intrigante. Emozionante vedere come gli allievi si sono impegnati per dare la loro visione dei progetti già perfetti degli studenti di Unicampania con un altro punto di vista, rielaborandoli con un’altra tecnica creativa e con occhi diversi. Il loro impegno è stato grande, inaspettato, ammirevole. Insieme abbiamo esaminato le diverse possibilità di realizzazione, producendo anche oggetti tecnicamente complessi. La complicità con gli studenti è stata completa, un lavoro di squadra che ha dato il suo contributo.”

Maria Dolores Morelli, che si confronta quotidianamente con giovani che puntano sul comparto per vedere realizzate le loro aspettative di lavoro, ci chiarisce ancora di più la portata del progetto.

Quanto è palpabile l’entusiasmo dei ragazzi nell’accostarsi alla nostra tradizione orafa?

Da subito, da sempre, dal momento nel quale si accorgono che la tradizione sapiente orafa italiana è straordinaria, poi quando analizzano gli ambiti, i temi dai quali ha origine il design della collezione, fino alla realizzazione dei prototipi preziosi che concretizzano la loro idea.

Quali le prospettive di lavoro una volta terminati gli studi specifici?

Sono tante: nelle aziende, nelle scuole, nei centri di formazione. Oggi giovani abili manualmente, educati allo studio, al processo progettuale, capaci di rappresentare digitalmente oggetti preziosi sono molto richiesti, contribuendo ad un processo di innovazione in un campo legato alle tradizioni.

Probabilmente esiste un confine tra il gioiello creativo e quello puramente eccentrico. Come si determina?

I gioielli creativi possono avere anche usi funzionali, come accessori moda che possono conferire non solo bellezza ma anche benessere. Quelli eccentrici, di solito, hanno solo uno scopo estetico.

Il mare che unisce… Un tema di grande fascino che consente ampie divagazioni creative. Il pubblico mostra ottima predisposizione verso eventi del genere. “I Gioielli del Mare” potrebbe diventare una mostra itinerante toccando più punti d’Italia?

Certamente, sono state già stabilite, dopo Milano, altre due tappe, la prima a giugno nel Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale ad Aversa e poi la seconda a Ravenna nell’Accademia di Belle Arti. E poi, chissà.

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