God save the gold!

Si propone per tutte le tasche, in 18, 14, 9 (oggi il più gettonato)

Da qualche parte in un tempo lontanissimo, qualcuno scoprì qualcosa che in seguito qualche altro chiamò ‘ORO’.
Senza nemmeno conoscerne la destinazione d’uso, lo identificò con il soprannaturale, il trascendentale, termini di cui nemmeno intendeva il senso, ma aveva capito che avrebbe avuto molto a che fare con il potere.

Che ci piaccia o no, l’oro conquista facendo leva sulle debolezze umane e va da sé che, in nome di una (solo) apparente normalità, pur di possederlo si sarebbe annientata qualsivoglia idea di scrupolo, fatto della furbizia un valore imprescindibile delle proprie strategie, per la sola avidità compiuto crimini atroci.

L’oro è un argomento molto complesso che ha avuto un inizio, come tutte le cose del resto, ma non avrà mai una fine perché è la rappresentazione della ricchezza, degli status elevati, politici o religiosi che siano… a proposito di Chiesa, spiazzò non poco il gesto di Papa Francesco quando rinunciò alla croce pettorale in cambio di una di più modesto metallo.
Senza alcun dubbio un gesto di umiltà, ma inspiegabile agli occhi di chi non vuole ammettere che il Signore non ha bisogno di ostentazioni. Gente di poca fede!

In quella paradossale foto con il collega, Papa Ratzinger che li ritrae uno con la croce di oro, l’altro con quella del buon pastore in argento, c’è tutto il credo di Papa Bergoglio, ma non ha avuto grande seguito: le Chiese di tutto il mondo continuano a predicare umiltà ma maneggiando l’oro con l’abituale confidenza.
È sorprendente l’uso spropositato che ne fanno, per i paramenti sacri, i tabernacoli, gli ostensori… Gli ex voto no, sono preziosi, certo, ma la loro forza è più nel valore emozionale: la fede.

È evidente che all’oro siano stati attribuiti tanti, forse troppi significati, segni, metafore, simboli, virtù, ragioni che lo hanno reso ‘necessario’, senza considerare che limitando la smania di possesso di quel giallo – uguale uguale al colore del sole, capace di scivolare dagli occhi al cervello senza nemmeno passare per il cuore -, beh, sarebbe molto più facile riconoscere l’essenziale. È sconcertante.

Nell’oro si rispecchia l’intero repertorio umano, con le sue storie piccole e aristocratiche e con tutte le sfumature della sontuosità, della forza e del prestigio.
È come il lampione per le falene: attira, lusinga, seduce… gli alchimisti saranno pure stati dei creduloni, ma chi non vorrebbe mutare in oro il vile metallo!? Chissà, magari un giorno con l’intelligenza artificiale, la pietra filosofale potrà essere una realtà, chi può dirlo.

L’oro è tentatore più del demonio, perché sa navigare sulle coordinate dell’ostentazione e per il desiderio di apparire, i poveri cristi si indebitano, i più accorti ripiegano sul vorrei ma non posso… la galvanica. Ma ci sta!

Furbamente si propone per tutte le tasche, in 18, 14, 9 (oggi il più gettonato) e finanche 1 carato, ma questo nessuno se lo fila, e certo che no. Ci sarà pure un motivo se si dice non è tutto oro quello che brilla!

Mi viene in mente – ma questa beninteso è una frode che non ha niente a che vedere con il metallo prezioso – quando all’olio di dubbia qualità si aggiunge una piccolissima percentuale di extravergine per venderlo come tale.

E udite udite. Sapevate che esiste la paura dell’oro? Si chiama AUROFOBIA. Ma chi mai ammetterebbe di soffrirne, piuttosto patirebbe in silenzio, no? Siamo tutti vittime di un contagio collettivo che ci fa sentire benestanti solo a nominarlo, con che coraggio potremmo mai definirci aurofobici.

Chissà se quel qualcuno che un giorno lo scoprì avrebbe mai immaginato che quel sassolino avrebbe scatenato gelosie, lotte di classe, rivalità. Che sarebbe stato fuso per farne corone di re, di regine e di principesse, statuette per gli Oscar (queste di oro sono solo placcate, ma rendono l’idea), utilizzato negli smartphone, fuso per ciondoli e braccialetti da regalare alle prime comunioni e ai battesimi (non dimentichiamo che nelle convenzioni sociali è sempre buona cosa regalare oro!).
E ancora, per il giorno del Sì, modellato in fedi comode, classiche, francesine… la loro grammatura generalmente va dai dai 3 ai 5 grammi, ma c’è anche chi le preferisce di 10 grammi. Al povero testimone che ne deve sostenere il costo va tutta la mia solidarietà!

E come dimenticare l’oro da investimento, i lingotti. E le monete? un tempo mezzo di pagamento oggi in disuso per via delle carte di credito!

L’oro è dappertutto, si è visto anche sui denti di Madonna, di Mahmood, di rapper e di eccentrici che al bianco dello smalto hanno preferito i suoi riflessi abbaglianti. (la ricordavo un’usanza Rom, ma sbagliavo).
E pur se privo di sapore, è entrato dalla porta principale pure nell’alta cucina.

Tornando sempre a quel lontano progenitore, come avrebbe mai potuto immaginare che come funghi sarebbero nati poi i compro oro? E no che non avrebbe potuto, allora era roba per gente che conta, ma oggi viste le quotazioni (al 20 febbraio 2025 l’oro 24KT si attesta a 90,43 €/g) un pensierino ce lo farebbero anche i Faraoni.

Il lusso passa attraverso questo bene rifugio che è anche un rifugio della mente (è gratificante indossare un prezioso).
L’oro può! L’oro è! È incorruttibile ma sa corrompere. Parla una lingua comprensibile a tutti ma non è nelle corde di tutti.
È raro, sì, non quanto il platino, ma tanto da tenere le redini dell’offerta e della domanda. Ovviamente in questo gioco non si tiene conto delle tonnellate che giacciono negli abissi marini perché pare sia meno costoso andare su Marte che calarsi in quelle profondità.
…E se invece fosse possibile? Oh Cielo. Verrebbe a morire l’attrazione stessa della rarità, passeremmo davanti alle gioiellerie senza nemmeno degnarle di uno sguardo, il ciclopico signore che ha asservito alla bramosia l’umanità intera sarebbe d’un tratto un dio nessuno. E giù giù con lui tutti i mercati.

Sarebbe una immane sciagura da cui potremmo uscirne illesi solamente continuando a venerarlo, ad adorarlo, a desiderarlo invocando “God save the gold“!


God save the gold

Somewhere in a very distant time, someone discovered something that some other people later called ‘gold.’
Without even knowing its intended use, he identified it with the supernatural, the transcendental, terms he did not even understand the meaning of, but he already understood that it would have much to do with power.

Whether we like it or not, gold conquers by appealing to human weaknesses, and it goes without saying that, in the name of (only) apparent normality, in order to possess it one would have annihilated any idea of scruples, made cunning an indispensable value of one’s strategies, for the sake of greed alone carried out heinous crimes.
Gold is a very complex subject that had a beginning, like all things after all, but will never have an end because it is the representation of wealth, of elevated statuses, whether political or religious… speaking of the Church, it displaced Pope Francis’ gesture in no small measure when he gave up his pectoral cross in exchange for one of more modest metal.
An act of humility, but inexplicable in the eyes of those unwilling to admit that the Lord has no need for ostentation. People of little faith!

Pope Bergoglio’s message, encapsulated in that paradoxical photo with his colleague, Pope Ratzinger (one with the cross of gold, the other with the good shepherd’s cross of silver) has not had much of a following: churches all over the world continue to preach humility but handling gold with the usual confidence.
It is astonishing how disproportionately they use it, for sacred vestments, tabernacles, monstrances… Ex-votos are not, they are precious, of course, but their strength is in their emotional value: faith.
It is evident that gold has been attributed so many, perhaps too many meanings, signs, metaphors, symbols, virtues, reasons that have made it ‘necessary,’ without considering that by limiting the eagerness to possess that yellow – equal equal to the color of the sun, capable of slipping from the eyes to the brain without even passing through the heart -, well, it would be much easier to recognize the essential. It is disconcerting.

The entire human repertoire is reflected in gold, with its small and aristocratic stories and all shades of sumptuousness, strength, and prestige.
It is like the lamppost to moths: it attracts, flatters, seduces…the alchemists may have been gullible, but who wouldn’t want to change the vile metal into gold!!!? Who knows, maybe one day with artificial intelligence, the philosopher’s stone will be a reality, who knows.

Gold is more tempting than the devil, for it knows how to navigate the coordinates of ostentation, and for the desire to appear, the poor christians go into debt … the shrewd ones fall back on the would but can’t, electroplating. But it fits. Cleverly it is proposed for all budgets, in 18, 14, 9 (today’s most popular) and even 1 carat, but no one buys that, and of course not. There must be a reason why they say all that glitters is not gold!

It comes to mind-but this of course is a fraud-when a very small percentage of extra virgin is added to oil of dubious quality to sell it as such.

And hear hear. Did you know that there is a fear of gold? It is called aurophobia. But who would ever admit to suffering from it, rather suffer in silence. No!!! We are all victims of a collective contagion that makes us feel affluent just by naming it, how dare we ever call ourselves aurophobic.

I wonder if that someone who discovered it one day would ever have imagined that that pebble would trigger jealousies, class struggles, rivalries. That it would be melted down to make crowns of kings, queens and princesses, statuettes for the Oscars (these ones of gold are only plated, but they give the idea), used in smartphones, melted down for pendants and bracelets to be given at first communions and baptisms (in social conventions it is always a good thing to give gold!).
And again, for the day of Yes, molded into comfortable, classic, French wedding bands… their weights generally range from 3 to 5 grams, but there are also those who prefer 10 grams. To the poor best man who has to bear the cost of it goes all my sympathy!

And how can we forget investment gold, bullion. What about coins? once a means of payment now in disuse because of credit cards!

Gold is everywhere, seen even on the teeth of Madonna, Mahmood, rappers and eccentrics who preferred its dazzling reflections to the white of enamel. (I remembered it as a Roma custom; I was probably wrong).
And while it has no flavor, it has become the surprise element in haute cuisine.

Always going back to that distant progenitor, how could he have ever imagined that like mushrooms gold buyers would then be born? And no he couldn’t have, back then it was stuff for people who mattered, given the quotations (today, February 20, 2025 24KT gold stands at 90.43 €/g) a little thought would be given even to the pharaohs.

Luxury comes through this refuge asset that is also a refuge of the mind (it is always gratifying to wear a precious).
Gold can! Gold is! It is incorruptible but can corrupt. It speaks a language that everyone can understand but is not in everyone’s grasp.
It is rare, yes, not as rare as platinum, but rare enough to hold the reins of supply and demand. Obviously in this game we do not take into account the tons that lie in the deep sea because it seems to be cheaper to go to Mars than to descend into those depths.
What if it were possible instead? The very attraction of rarity would come to die, we would pass by the jewelry stores without even giving them a glance. The cyclopean overlord who enslaved all mankind to covetousness would be a god nobody.
And down down with him would all the markets. No one would emerge unscathed.
What an immense misfortune

Then we have only to worship him, adore him, desire him.
God save the gold!

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