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Federorafi, attese positive per il 2022, ma pesa l’aumento di materie prime ed energia

Claudia Piaserico: “Gli imprevedibili sviluppi del conflitto rischiano di compromettere il positivo trend del settore.”

Secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda per FEDERORAFI per il settore orafo argentiero e gioielliero, le stime attuale vedrebbero le vendite complessive per il 2022 riportarsi sugli 8,8 miliardi di euro. Un recupero considerevole che porta a sorpassare (a causa del rialzo dei prezzi dell’oro e degli altri metalli preziosi) del +11,9% (corrispondente a quasi 940 milioni in valore assoluto) i livelli del 2019. Nonostante le buone performance del 2021, una discreta fetta di aziende del settore non è riuscita a colmare il gap solcato dal Covid. Più in particolare, il 4% del totale resta «di poco» al di sotto del corrispondente fatturato pre-Covid. Maggior difficoltà ha incontrato il restante 19%, che indica di aver chiuso l’anno 2021 su livelli «molto inferiori» rispetto al 2019. Tra le aziende più lontane dai livelli pre-Covid si annoverano soprattutto quelle di piccola dimensione, ma i risultati di queste piccole, non pregiudicano il ritorno del settore in area positiva.

Nel corso del 2021 infatti il trend positivo del fatturato è stato accompagnato anche da un recupero delle attività produttive, in termini fisici e di risorse non solo monetari. Il 44% delle aziende selezionate a campione dichiara infatti di aver incrementato il proprio organico, mentre solo il 6% dei casi segnala una riduzione del personale nel corso dell’anno, a fonte di un 50% che non ha registrato variazioni rispetto al 2020.

Il sentiment è pittosto positivo se nel 53% dei casi le aziende si attendono una crescita del fatturato rispetto al medesimo periodo del 2021. Il 9% prevede un aumento «tra il +1% e il 5%», il 24% pensa di crescere «tra il +5% e il 10%», segnando un ritorno quindi su ritmi in linea con condizioni di mercato «normali».

«L’area interessata dalla guerra rappresenta poco meno dell’1% delle esportazioni del gioiello made in Italy ma occorre tener conto che i russi sono importanti acquirenti di gioielli quando si recano all’estero.»

Claudia Piaserico

«L’area interessata dalla guerra rappresenta poco meno dell’1% delle esportazioni del gioiello made in Italy ma occorre tener conto che i russi sono importanti acquirenti di gioielli quando si recano all’estero.»- sottolinea in una nota Claudia Piaserico, presidente Federorafi, «Vicenzaoro sarà sicuramente un primo importante momento di verifica così come le iniziative che stiamo approntando su diversi mercati come l’innovativo progetto riservato al mercato USA riguardante la piattaforma fisica ed online “PIAZZA ITALIA” che con ICE lanceremo a breve a New York.»

La minaccia più grave in questo momento storico, e a prescindere dalla guerra in Ucraina( i dati sono antecedento allLa minaccia più grave in questo momento storico, e a prescindere dalla guerra in Ucraina( i dati sono antecedento alè identificata dalle aziende proprio con l’aumento dei prezzi legati alle materie primeè identificata dalle aziende proprio con l’aumento dei prezzi legati alle materie prime.

Per 6 aziende su 10 l’aumento di costi dell’energia avrà conseguenze negative sulla marginalità aziendale. Per il 58% del campione anche le restrizioni agli spostamenti internazionali delle persone (business e/o turismo) rappresentano un freno importante. Le difficoltà di reperimento di materie prime e semilavorati presentano – ad oggi – un minor impatto, limitatamente al 22% dei rispondenti. Non resta dunque che attendere lo scenario degli eventi per carpire ulteriori reazioni dei mercati sviluppi a breve termine per il settore.

www.federorafi.it

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