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Marco Simeone

Un uomo che si mette in gioco con genuinità. Scrupoloso imprenditore ma per nulla competitivo

C’è un bel carico di affetto nella sua casa, lo dicono le foto, tante foto ben disposte sulle mensole e sui ripiani, dalle quali si coglie l’idea di famiglia e di condivisione della vita. È un grande viaggiatore, va in giro per il mondo per lavoro e per hobby – sua mamma lo definiva l’uomo con la valigia sempre pronta – e forse proprio per il piacere di scoprire posti nuovi (ad ora ha visitato 48 Paesi deducendo che favorisce l’Oriente all’Occidente), ha superato quella paura di volare che lo ha accompagnato fino a non moltissimi anni fa; sa misurarsi con la cucina, evidentemente il suo luogo del cuore, dove si cimenta per lo più in risotti e primi di pesce, le sue specialità; ed è riconosciuto come uno scrupoloso imprenditore, ma per nulla competitivo, non ha atteggiamenti da leader né veste abiti di rappresentanza, piuttosto opta per il casual.

Marco Simeone

Chi lo conosce apprezza il suo mettersi in gioco con genuinità, nel business come nel privato. È un uomo di spessore ma schivo alle apparenze, forse timido. Una sua nota distintiva.
È la quarta generazione. Tutto è incominciato con la gioielleria Conte, fondata dal bisnonno di sua mamma.

Un mondo di preziosi in oro nel quale entra a far parte anche suo padre Francesco, da poco sposo di Rosa, e con lui le innovazioni organizzative, a partire dalla sede che da piazza Municipio si sposta al Vomero con un proprio negozio (e dal ’99 al Tarì). È il 1970, anno che coincide con quello della nascita di Marco.

Oggi Bysimon è una realtà di spicco molto versatile
che copre l’intero territorio italiano e a macchia d’olio i mercati esteri, dalla Spagna agli Stati Uniti passando anche per la Corea del Sud. A capo c’è lui, Marco, insieme a suo fratello Andrea, con l’obiettivo di consolidare quanto hanno ereditato e farlo crescere ancora.

Hai abbracciato l’attività per piacere o per necessità? Se tornassi indietro rifaresti questa scelta?
“Ci sono nato in questo ambiente che è diventato affare di famiglia. Avevo dieci anni quando mio padre mi portò per la prima volta in fiera a Vicenza, all’epoca c’era la sola piramide. Scuola permettendo, ci sono tornato spesso. Mi ha sempre affascinato ma ho dovuto aspettare il diploma per potermici dedicare completamente. È stata una scelta fatta con convinzione.”

Marco con i figli, Lorenzo, Sveva e Simone

Il futuro della Bysimon passerà nelle mani DI Simone, Lorenzo e Sveva, seppur ancora giovanissimi, hanno lasciato intendere la volontà di un inserimento professionale nell’attività di famiglia scegliendo studi ad hoc.


E la storia sorprendentemente si ripete. Oggi è Marco che in fiera si accompagna ai figli, per condividere con loro un’esperienza o per il puro piacere di trascorrere qualche giorno insieme lontano dalla solita routine scuola, casa, studio… E comunque sembra essere molto probabile che il futuro della Bysimon possa passare nelle loro mani – Simone, Lorenzo e Sveva, seppur ancora giovanissimi, hanno lasciato intendere la volontà di un inserimento professionale nell’attività di famiglia scegliendo studi ad hoc. Un percorso vagliato senza condizionamenti, Marco e Alessandra, sua moglie e sua migliore amica, che nell’azienda gestisce la contabilità, sono genitori moderni, poco apprensivi, di quelli a cui viene facile confidarsi, senza andare in ansia se i ragazzi sono rincasati tardi o perché hanno dato appuntamento agli amici quando invece dovrebbe essere l’ora buona per andare a letto. Gli lasciano spazio, come è giusto che sia, e di questa fiducia ha colto l’occasione la più piccola, Sveva, che ha partecipato alla comedy ‘Generazione 56K’ (trasmessa da Netflix) svelando doti artistiche riconosciutegli anche dai ‘colleghi senior’.

Marco con la moglie Alessandra

Mettendo in conto le variabili che un’azienda dai grandi numeri comporta, stiamo parlando di un successo lusinghiero, di una Spa che, tra cose cambiate ed invariate, rende molto orgoglioso Marco che, comunque, non si trattiene dal godersi il tempo libero con le persone a cui tiene.

“È un grande marchio, e continua a crescere così come gli impegni. A chi si aspetta l’uomo d’affari perennemente immerso nelle problematiche aziendali, da qualcuno definito workaholism, rispondo che staccare la spina è importante per non intaccare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Sono convinto che la vera libertà è in ciò che fai, per cui la sera torno a casa lasciando fuori dalla porta tutte le beghe e mi godo la famiglia, gli amici ed il gatto, il sesto componente. Non è facile e non sempre è possibile, ma se lavori con tenacia e costanza, si può fare, puoi concedertelo, anzi, te lo meriti”.

Marco, Alessandra e tata Lia

E allora largo alla partita di padel, alle escursioni in montagna, alla tecnologia, altra sua passione insieme al teatro ed al buon vino, che seleziona con naso e palato da provetto sommelier per la sua cantinola.
Famiglia a tutto tondo, quindi, per certi versi allargata, se ai sei componenti si aggiunge la figura di Lia, la tata di Alessandra che, per amore e confidenza, di diritto non le è mai stato negato un posto nei loro affetti – tra le foto c’è anche lei, al pari di una parente.

La famosa resilienza, salita alla ribalta in questo periodo, quando l’hai sperimentata?
“Quando fai parte di una grande azienda a conduzione familiare vieni educato alla resilienza. Negli anni ’90, ad esempio, il mercato dell’oro era molto florido e proporre creazioni in argento, la nostra materia prima, era un problema. Ero troppo giovane all’epoca, ma quella capacità di arginare la difficoltà l’ho fatta mia e il periodo di pandemia non mi ha trovato impreparato. Non ho paura dei cambiamenti, ho avuto buoni insegnanti”.

La soddisfazione più grande?
“Avere una bella famiglia, molto unita”.

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