A pochi passi da Campo de’ Fiori, nel pieno centro nevralgico della capitale, sorge la boutique floreale del designer Dylan Tripp. Arte creatività e artigianato si fondono e prendono vita in uno dei borghi romani che da sempre è fonte di grande attrattiva per turisti da tutto il mondo. Dylan ha iniziato la sua carriera nel mondo del fashion, assimilando a pieno le skills da vero creativo, le quali gli hanno permesso di concretizzare la sua grande passione per la natura e il mondo dei fiori. Difatti questo artista incredibile a partire dal 2012 regala al suo pubblico sculture di artigianato green uniche nel loro genere, raccontando con estrema bravura l’arte della terra.

Dylan ci ha accolti nella sua boutique romana dove abbiamo avuto modo di chiacchierare e conoscerci di persona. La sua empatia e ospitalità ci ha permesso di immergerci sin da subito nella sua passione e narrazione di vita. 
Dylan, so che hai iniziato la tua carriera nel mondo della moda come fashion designer, cosa ti ha spinto poi a trasferire quella tua creatività nell’ambito floreale? 

La moda è stata la mia prima passione e il mio primo interesse. Ma ad un certo punto ho capito che avevo voglia di poter essere io in prima persona a costruire un universo estetico attraverso le mie mani. E il floral design ha proprio questo qualcosa in più: la possibilità di realizzare immediatamente un qualcosa attraverso la capacità manuale. 

La moda è stata la prima lettrice di questa tua grande bravura nel creare e comporre? Oppure l’amore per la natura ha sempre fatto parte di te?  
Sicuramente è stato il primo avvicinamento ad un’estetica che è anche sociologica e antropologica, un aspetto che mi ha sempre affascinato nella Moda. Ma la fascinazione verso la perfezione estetica della Natura è qualcosa che ho avuto sin da bambino. 
Curiosando nei tuoi canali social è emerso come la passione per la moda non ti abbia mai abbandonato, difatti oltre a regalare un’estrema eleganza e attenzione nel vestire, affiora altresì un occhio attento per la gioielleria. Che tipo di rapporto hai con quest’ultima? 
Ho sempre amato i gioielli ma solo negli ultimi anni oso di più. Ho capito che il gioiello non è qualcosa riservato solo al mondo femminile. D’altronde la Storia ce lo insegna. I gioielli sono sempre stati simboli che appartenevano sia al mondo maschile che a quello femminile. Con la nascita della borghesia e della società industriale tutto questo si era perso ma per fortuna grazie ad un nuovo capitolo dell’estetica maschile degli ultimi anni, ognuno di noi può usare ciò che preferisce per raccontare la propria personalità.

Quale pensi sia il gioiello che maggiormente ti rappresenta? E perché? 

Amo molto i gioielli che raccontano una storia, ad esempio quelli di famiglia, che sono poi quelli che uso di più. La patina del tempo, secondo me ha un fascino senza eguali.
Così come la gioielleria, i tuoi green projects, la tua arte compositiva è frutto di un lavoro artigianale importante, pensando proprio all’artigianato, credi vi sia un filo conduttore tra la moda, la gioielleria e la natura? Quanto pensi sia importante oggi spingerci verso un mondo quanto più “green”?
Sono tutti campi in cui l’estetica ha una forte valenza e in cui l’importanza dell’artigianalità potrebbe essere ancor più sottolineata.  Forse dovremmo associare il concetto di estetica a quello di etica e cercare di far sì che il “pensiero” di green entri anche nella filiera produttiva. Penso che la strada che si sta delineando sia quella giusta. L’importante è che sia davvero una riflessione green e non solo greenwashing. 

https://www.instagram.com/dylantripp/

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