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Ernesto Esposito. La moda è il mio vivere

Già dagli inizi il suo curriculum è costellato di successi, a partire dalle importanti collaborazioni. Oggi il suo nome è nel firmamento della moda e del collezionismo

Ernesto Esposito

Un oggetto che parla di lei?
Il mio zainetto

Me lo indica sul tavolo, tra una miriade di libri e qualche prototipo di scarpa tacco 12.  “C’è un mondo qua dentro”. E sorridendo gli dà una pacca quasi fosse la spalla di un amico.
Dalla lampo fa capolino un biglietto aereo e un angolo del catalogo della mostra allestita al MAMbo, quello dove a pagina 21 ci trovi la foto di “Ides of march”, una grande tela di Cy Twombly da poco rientrata dall’esposizione e che ora, in attesa di essere sballata, se ne sta parcheggiata sul pavimento nell’ingresso di casa sua. La scelta stupisce ma se lo guardi negli occhi capisci che dietro il creativo, l’imprenditore, il collezionista d’arte c’è la semplicità e che uno zainetto può essere l’oggetto giusto a rappresentarlo in quanto emblema di un periodo della vita caratterizzato dall’audacia. Sì, è perfetto per parlare di un personaggio di così vasta cultura, disponibile, simpatico, curioso, eccentrico e per niente costruito. Una persona schietta, con in testa idee molto chiare e nelle vene il sangue cocente dei napoletani che lo porta ad affrontare la vita con entusiasmo. Un’energia che Michelangelo Pistoletto ha fermato in un gioco di specchi che ritraggono Ernesto nell’atto di saltare da una parete all’altra. Un allegorico passaggio da un’impresa a un’altra?
Già dagli inizi il suo curriculum è costellato di successi, a partire dalle importanti collaborazioni con Sergio Rossi, Marc Jacobs, Chloe, Sonia Rykiel, Louis Vuitton, ma deve alla lungimiranza ed alla passione se oggi Ernesto Esposito è un brand di respiro mondiale e le sue shoes haute couture fanno impazzire il jet set.

Se dico gioiello cosa le viene in mente?
Mia Mamma, perché non l’ho mai vista senza.

Nel mondo del gioiello la creatività è stata trascurata in favore del profitto?
Non credo. Il gioiello ha solo perso la funzione di unicità per acquistare esclusivamente quella di decorazione. E ben vengano le imitazioni perché lo rendono accessibile a tutte le donne.

Che cosa fa di una donna una donna di classe e a cosa non dovrebbe mai rinunciare?
Una donna di classe non segue i dettami delle mode e non rinuncia mai alla propria personalità. È se stessa, sempre. Basti guardare Marella Agnelli o Madre Teresa di Calcutta. La classe non è una questione estetica.

Anche i gioielli hanno un galateo da seguire?
I gioielli sono complementi naturali per una donna e tornano molto utili col passare degli anni perché riescono a distogliere l’attenzione dalle rughe. Fondamentale è scegliere qualcosa che rispecchi la propria personalità.

Che cosa è il lusso oggi?
È il tempo che si può dedicare a se stessi.

Il mondo della moda oggi è più vicino a quello del gioiello?
Il mondo della moda sta ritornando ad accettare il gioiello ma non è legato ad esso, anzi, quasi lo rinnega. Il gioiello entra in ballo nella moda esclusivamente per sopperire alla mancanza di stili.

Una parola che non dovremmo dimenticare?
Amare.

Una che dovremmo dimenticare?
Odiare.

Il teschio di diamanti di Damien Hirst è un gioiello, un’opera d’arte o una provocazione che si fa beffa del “sistema arte”?
Per Hirst è un’opera d’arte, per la gente comune è una provocazione, per il mercato è un’ottima idea. Non c’è mai una sola verità.

Che cosa può ancora stupire?
La bontà.

Essere napoletano che peso ha avuto nella sua carriera e nelle sue scelte?
Noi napoletani siamo un popolo speciale. Abbiamo la nostra cucina, le nostre canzoni, la nostra lingua. Vediamo le cose da angolazioni diverse e questo, nella vita come nella carriera, mi è servito molto. L’essere napoletani ti porta ad avere un’apertura mentale diversa. È sicuramente una marcia in più, noi possiamo capire gli altri meglio di quanto gli altri possano capire noi.

Cosa è la cultura oggi?
Forse è preferibile dire “cosa non è la cultura oggi”! È una rarità, qualcosa che non esiste quasi più, è una lingua sconosciuta.

Cosa non passerà mai di moda?
L’eleganza. Non tramonterà mai perché sarà sempre nuova, diversa dai canoni precedenti.

Qual è la prima opera che ha acquistato e quale l’ultima?
La sedia elettrica di Andy Warol. Mi ha colpito come l’artista sia riuscito a trasformare un oggetto agghiacciante in un’opera pop solo utilizzando dei colori. L’ultima è un lavoro di Daniel Hirst.

Chi è Ernesto Esposito?
Una persona che si è trovata al posto giusto al momento giusto.

Se dovesse regalare un gioiello quale sceglierebbe?
Un diamante perché è eterno. Quando è purissimo non ha bisogno di molte faccette per brillare per cui sceglierei il taglio rettangolare.
E lo farei montare da Bulgari.

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