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Guido Damiani. Il prestigio della griffe

La storia della maison Damiani inizia a Valenza nel 1924, quando Enrico Grassi Damiani apre il suo primo laboratorio, conquistando presto la fiducia delle più importanti famiglie locali.

Guido Damiani

La storia della maison Damiani inizia a Valenza nel 1924, quando Enrico Grassi Damiani apre il suo primo laboratorio, conquistando presto la fiducia delle più importanti famiglie locali.

Ma solo dopo gli anni ’60, grazie al talento e alle capacità imprenditoriali del figlio di Enrico, Damiano, la famiglia vedrà il proprio nome trasformarsi in una griffe riconosciuta.
Una volta diventati famosi, i Damiani non dimenticano la vocazione più autentica. Piuttosto che mettere la firma su accessori e prodotti di ogni tipo, preferiscono concentrarsi sul mestiere di gioiellieri, perfezionando ancora stile e manifattura. Le capacità sono testimoniate, dagli anni ’70 in poi, dall’assegnazione di 18 Diamond International Award, un record che resta ineguagliato.
Nel 1996, quando il timone passa alla terza generazione, Guido, Giorgio e Silvia, Damiani è già una grande azienda e nella sola manifattura di proprietà lavorano quasi 100 persone. Grazie alle strategie di Guido Damiani, presidente e amministratore del Gruppo, la marca di bandiera si trasforma da fenomeno italiano a worldwide brand. I gioielli sono venduti non solo nelle gioiellerie indipendenti ma anche nelle tante boutique aperte da Damiani sulle più eleganti strade del mondo.
Il Gruppo, che possiede i marchi Salvini, Bliss, Alfieri & St. John e Calderoni, oltre ai prestigiosi negozi Rocca, è quotato dal 2007 alla Borsa di Milano.

In occasione del novantesimo anniversario vi è stata dedicata una mostra in Palazzo Pitti a Firenze…
Sapere che i nostri pezzi sono degni di un museo di grande importanza ci ripaga della passione che mettiamo nel mestiere. Da questo amore è nata la collezione del Novantesimo, composta da dieci modelli, ognuno ispirato a un decennio della nostra storia e realizzato in non più di nove esemplari numerati.

Quando ha preso le redini dell’azienda aveva 27 anni, e i suoi fratelli erano ancora più giovani.
Mio padre aveva dovuto assumersi la stessa responsabilità a 19 anni, poi quando è mancato per un incidente d’auto, nel 1996, è toccato a noi. Eravamo impreparati a un evento del genere, ma è bastato guardarsi negli occhi per capire che volevamo continuare…

La prima decisione è stata di portare il marchio Damiani nel mondo.
Sì, eravamo fortissimi ma solo in Italia, poi abbiamo iniziato ad aprire negozi in tutto il mondo. Ancora sette anni fa, i negozi di proprietà producevano un modesto 5 per cento del fatturato globale, oggi quasi il 40 per cento.

Il mondo del lusso è dominato da colossi come LVMH, Kering, Richemont. Come riuscite a competere con loro?
Una ricerca di BNP Paribas pubblicata dal Sole 24 Ore ci colloca all’ottavo posto, per fatturato, fra le aziende di gioielleria di tutto il mondo. Siamo considerati piccoli fra i grandi, ed è molto meglio che essere i più grandi fra i piccoli…

C’è un segreto che può spiegare il fenomeno Damiani?
Forse il forte vincolo che mi lega a Silvia e Giorgio, i miei fratelli, da quando eravamo piccoli. In azienda ci siamo anche dati delle regole che ci hanno aiutato a restare uniti, compresa quella che i rispettivi consorti non avrebbero avuto parte nella società.

Ha parlato anche di passione… cosa vuol dire per lei?
Una volta mia madre riuscì a vendere un filo di perle australiane di enorme valore, allora telefonò subito a mio padre per dargli la notizia. Sentendolo titubante, gli chiese se era contento… Certo che lo sono, rispose, ma una collana così bella quando mai la ritroverò? Era mio padre, e io sono fatto della stessa pasta.

E quanto conta avere una manifattura di proprietà?
Per noi è irrinunciabile. La maggior parte dei gioielli viene realizzata nel laboratorio Damiani, del quale abbiamo la quota di maggioranza. E sono importanti anche i rapporti: pensi che è andato da poco in pensione un artigiano che aveva iniziato con mio nonno…

Avete aperto negozi in Cina. I risultati sono all’altezza delle aspettative?
Sì, anche se avendo iniziato da 20 mesi abbiamo ancora molta strada davanti. Comunque quasi tutti negozi aperti in Cina sono di nostra proprietà, e questo ci aiuta a comunicare i valori della marca.

Mentre riceveva l’Oscar, Paolo Sorrentino aveva un orologio Damiani…
Amici famosi e testimonial ci aiutano a calamitare l’attenzione. Da poco a Singapore e Shanghai abbiamo organizzato eventi con Eva Longoria, e ora con Sofia Loren. Tanti vip si sposano con le nostre fedi. Ultimamente Vasco Rossi, Elenoire Casalegno, Riccardo Montolivo, Laura Chiatti…

La cosa di cui si sente più orgoglioso?
Di essere, tra le griffe italiane della gioielleria famose nel mondo, l’unica che non ha ceduto alle lusinghe dei grandi gruppi. L’azienda è nelle mani della famiglia e spero che lo resti a lungo…

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