Che storia quella di Claudio Proietti! Assomiglia a quella di John Martin, che nel 1966 si inventa la casa editrice Black Sparrow per pubblicare l’allora inedito Charles Bukowski. Il loro sodalizio è una delle avventure più belle – e di successo – della letteratura del secolo scorso. La dinamica è molto simile per Claudio, classe 1969, che da gallerista di successo con la romana Maxima, specializzata in arte moderna e contemporanea, che tra l’altro cura alcune delle più importanti collezioni italiane, tra cui quella della famiglia Fendi, qualche anno fa si inventa agente per Daniel Roth, uno dei più importanti maestri orologiai al mondo, all’epoca, però, quasi dimenticato.

La scintilla si accende nel 2017 quando il gallerista esce dal suo core business e compie l’incredibile impresa di mettere insieme 12 super maestri orologiai nella mostra itinerante “Watchmakers – The Masters of Art Horology” tra Roma (al MAXXI), New York, Hong Kong e Londra, in partnership con la casa d’aste Phillips e in associazione con Aurel Bacs e Livia Russo.

L’operazione è una bomba perché è una rappresentanza al top del gotha dell’orologeria indipendente, per un “Dream Team” che suona come quello dei dodici campionissimi della nazionale di basket USA alle Olimpiadi del 1992. I nostri eroi, in rigoroso ordine alfabetico, sono: Hajime Asaoka, Christophe Claret, Ludovic Ballouard, De Bethune, Philippe Dufour, Laurent Ferrier, Romain Gauthier, Vianney Halter, Christian Klings, Roger W. Smith e Kari Voutilainen.

Poi c’è lui, Daniel Roth, il supereroe, di cui Claudio, colpo di scena, è un seguace della prima ora, ossia di quando Roth dirigeva il suo omonimo marchio tra il 1988 e il 1994. Il marchio poi è passato a The Hour Glass e nel 2000 a Bulgari (a sua volta entrata nel 2012 nel gruppo LVMH). Ed è con la mostra itinerante del 2017 che nasce la partnership in stile Martin-Bukowski tra Claudio e Daniel Roth nel nuovo brand Jean Daniel Nicolas (sono i nomi della moglie, del maestro e del figlio), per una produzione annua di due o tre orologi totalmente fatti a mano, 300mila euro il prezzo minimo d’acquisto e una lista di attesa che oggi è quasi infinita.

Come sei riuscito a metterli tutti insieme in quella mostra e come mai è risultata un tale trionfo?
«Il segreto – spiega Proietti – è stato inquadrare l’evento dal punto di vista artistico perché, in sostanza, è questo che sono questi straordinari maestri orologiai, dei veri e propri artisti. Da questa idea è partito poi tutto il trend che ha portato a valutazioni sempre crescenti dei maestri indipendenti. Con alla base una motivazione filosofica: se li inquadri come orologiai il valore si equipara inevitabilmente alle logiche del mercato, invece se li immagini per quello che sono, ossia artisti che producono opere d’arte pazzesche, il valore va ben oltre perché diventa qualcosa di emozionale, come l’arte dei miei adorati Francis Bacon, Gerhard Richter o Jenny Saville. Ed è quello che è successo e che negli ultimi anni ha portato alle quotazioni stratosferiche per gli orologi di George Daniels, Roger W. Smith, Philippe Dufour e François-Paul Journe. Devo anche dire che la mia è stata una intuizione semplice perché sono appassionato in modo maniacale sia di arte contemporanea che di bella orologeria meccanica

A proposito, raccontaci della tua mania per Daniel Roth e della vostra partnership…
«Daniel ha fatto un lavoro straordinario con la rinascita del marchio Breguet e poi è stato il primo maestro orologiaio a creare il suo marchio, tra l’altro con un successo incredibile, visto che nei suoi sei anni al comando della maison ha venduto circa 500 tourbillon a prezzi davvero importanti. Questo ha permesso a tutti gli altri maestri indipendenti di sognare di fare altrettanto. Prima di lui i grandi orologiai aspiravano ad andare in Patek Philippe per restaurare i pezzi storici. Dopo tutti volevano realizzare il marchio con il loro nome. Roth ha aperto la via. Ha uno storytelling che adoro e compro i suoi orologi da sempre perché hanno la cassa più bella di tutte e il suo stile classico ha armonia, equilibrio ed eleganza. Insomma, tutto è perfetto. Conoscendoci, la partnership è arrivata naturalmente: lui fa gli orologi, che è quello che gli piace fare, per il resto dice parlate con Claudio!»

Perché è stato dimenticato per tanto tempo e come vedi il futuro degli indipendenti?
«Quando The Hour Glass ha comprato il marchio ha abbassato la qualità della produzione svilendo il brand agli occhi dei collezionisti più esigenti e poi Bulgari ha privilegiato le linee dell’altro marchio, peraltro anch’esso al top, che aveva acquistato, Gerald Genta, a discapito di quelle di Roth. Così Daniel Roth è andato nel dimenticatoio sia per la massa che nelle aste. Al contrario, io ci ho sempre creduto e li ho acquistati a prezzi estremamente convenienti per me e per i miei amici. Poi il vento è cambiato. Oggi gli indipendenti vanno alla grande e credo sarà così anche per il futuro perché propongono vera e propria arte. Mentre sono orgoglioso di aver contribuito anche alla rivalutazione di tutta la produzione originale di Daniel Roth, sempre per lo stesso motivo. È arte!»

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