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Vendite di Natale, deluse le aspettative delle gioiellerie. Solo il 18% è in crescita

Natale, buona la risposta della gioielleria no branded, rallenta l’argenteria, in crescita gli orologi: questo lo “stato di salute” delle gioiellerie durante il mese di dicembre 2010. Emerge dalla ormai consueta indagine sulle vendite di fine anno condotta dalla Federazione nazionale Dettaglianti orafi Confcommercio presso un campione dei propri associati. Numeri e percentuali non entusiasmanti, eppure, malgrado il trend generale, alcune aziende hanno saputo gestire in modo efficace magazzino e spese, mantenendo gli utili pari a quelli dell’anno precedente. Il periodo dell’anno più atteso dalla categoria ha deluso le aspettative: nel mese di dicembre 2010 (oggetto dell’indagine, condotta su 340 gioiellieri attraverso un questionario: i dati si riferiscono ai pezzi venduti) coloro che hanno registrato un incremento costituiscono solo il 4% in più rispetto allo scorso anno (dal 14 al 18%), ma il dato preoccupante è il crollo percentuale degli esercizi che hanno mantenuto invariato il bilancio: dal 47 al 19%. Il 50% dei gioiellieri intervistati ha denunciato un calo di pezzi venduti oscillante fra l’11 e il 30%. Passando alle singole voci, per le vendite di oreficeria a peso il 43% degli intervistati denuncia un calo oscillante tra il 21% ed il 30: l’anno precedente l’ammontare del calo si attestava tra il 5 e il 20%, anche se per una fetta più ampia di gioiellieri (il 54%). È accaduto anche all’oreficeria fine: nel 2010 il 34% ha accusato un calo di vendita tra il 21% ed 30%; nel 2009 metà dei dettaglianti lamentava un calo compreso tra il 5% ed il 10%. Un dato in controtendenza, quello relativo al 18% degli operatori che dichiara una domanda invariata rispetto all’anno precedente, superiore di 3 punti percentuali rispetto al 2009. Invariata, per il 32%, la richiesta di oreficeria firmata, mentre per circa un quarto degli operatori la domanda è diminuita tra l’11% e il 30%. La gioielleria no branded resiste per il 29% degli operatori, e la stessa percentuale di gioiellieri ha evidenziato una crescita tra il 5 e il 30%. Stabili i brand di gioielleria per il 24% dei gioiellieri; la maggioranza degli operatori evidenzia invece un calo delle richieste:diminuite addirittura tra il 20 e il 30% per il 26% degli intervistati. Con l’argenteria – in crescita la domanda di oggettistica da indosso – il settore sembra assestare colpi all’acciaio la cui domanda, per il 24% degli operatori, è sostanzialmente invariata, rispetto al medesimo periodo 2009 ove era emerso per il 50% dei dettaglianti un calo quantificabile tra l’11% e il 30%. Stabile l’orologeria con qualche picco di vendita: il 39% ha visto un aumento delle vendite tra il 5 e il 20%, per il 24% la domanda è stazionaria mentre il residuo ha avuto una sensibile flessione. L’aumento delle vendite, a detta degli operatori che in calce al questionario hanno avuto lo spazio per condividere un commento più generale, è legato alle massicce campagne di comunicazione del prodotto orologio che da sempre incidono favorevolmente sull’andamento delle vendite di fine anno. Proprio sulla base di questa considerazione, i partecipanti all’indagine della Federazione nazionale dettaglianti orafi hanno riflettuto sulla necessità di avviare campagne promozionali di settore anche a sostegno dell’oro. Per quanto riguarda le cause, il risultato non entusiasmante delle vendite di Natale 2010 fa sì che molti degli intervistati puntino il dito contro i “Compro oro”, gli esercizi dediti alla compravendita di oro usato che sono stati oggetto di numerosi interventi della Federazione, a livello nazionale e territoriale, e pochi giorni fa anche di una trasmissione televisiva su Rai Tre, alla quale ha partecipato il presidente Giuseppe Aquilino. Ma per la categoria i conti vanno fatti anche con l’aumento del prezzo dell’oro, i continui mutamenti del mercato e la “distrazione” del consumatore attratto verso altri beni. Costituisce un dato anche la maggiore partecipazione dei dettaglianti all’indagine rispetto allo scorso anno (forte è stato anche l’impulso dato dalla possibilità di compilare il questionario on line sul sito della Federazione): per un identikit del campione, variegato dal punto di vista territoriale, va detto che circa il 94 % dei questionari è stato firmato da operatori di tipo tradizionale e la stragrande maggioranza è costituita da società di persone. Spiccano le società individuali (36%) seguite dalle società in accomandita semplice (26%) e dalle società in nome collettivo (22%) mentre per il 14% si tratta di società di capitali. Una curiosità evidenziata da chi ha estratto i dati: stranamente, il 2% non risponde alla domanda. Il 60% degli operatori svolge la propria attività in zona centrale, il restante panel ha il proprio punto vendita in zone di prossimità o periferiche. Le imprese coinvolte nelle ricerca hanno una media di 2,4 addetti. ]]>


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  1. secondo il mio modesto parere,ritengo che aldilà dell’aspetto psicologico che sta condizionando notevolmente tutti i settori economici,si deve prendere in considerazione il fatto che il consumatore finale,forse,sta cambiando la propria strategia di acquisto,prediligendo beni fruibili e/o utili e da status-simbol (l’orologio,l’elettronica,la borsa,le scarpe)ma anche in tale tipologia sono solo determinati brand a farla da padroni!Inoltre le vendite maggiori forse si riscontrano nelle città di attrazione turistica dove sul territorio esiste un’organizzata e attrezzata rete di distribuzione commerciale,e dove ancora si effettua la vendita emozionale !E’ anche ovvio che per il passato il nostro settore ha dormito sonni profondi non investendo in design e ricerca nonsolo,ma non ha costruito intorno al gioiello sia esso di oreficeria sia esso di gioielleria quel fascino di esclusività e di appettibilità che oggi ancora il consumatore cerca!In sostanza abbiamo venduto per il passato molta schifezza per dirlo in parole povere,ed oggi ben venga una nuova selezione dei punti vendita e di aziende orafe qualificate che devono innanzitutto diffondere,ciascuno nel proprio settore,la cultura del gioiello la sua unicità,il suo valore,la sua eleganza,non già come accessorio moda ma come bene su cui investire!!!

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