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Rilevamento Federpreziosi: 2013 ancora in sofferenza, ma si intravede uno spiraglio

Vendite in gioielleria, i dati sul 2013  hanno parzialmente sorpreso: nonostante i segni ancora negativi, infatti, si registra qualche accenno di ripresa rispetto al biennio 2010-2012. Il questionario che Federpreziosi Confcommercio sottopone periodicamente ai propri associati – che quest’anno hanno partecipato in modo sempre più massiccio – fotografa una situazione composita: da un lato, il 30% dei dettaglianti che hanno preso parte all’indagine ha rilevato un volume di vendite invariato o con un leggero incremento (fino al 5%) e il 16% ha dichiarato un aumento tra il 5 ed il 30%, dall’altro il 34% ha lamentato un calo tra il 5 ed il 20%, il 14% ha subito una flessione delle vendite tra il 20% ed il 30% ed in alcuni casi (6%) anche oltre. I risultati delle rilevazioni sulle vendite di Federpreziosi (effettuate nel periodo dal 9 gennaio al 10 febbraio) sono in linea con l’andamento del mercato domestico evidenziato anche dall’Istat, con indici in calo per quasi tutte le tipologie di beni. All’indagine hanno preso parte oltre 700 punti vendita, numero in sensibile aumento rispetto alle rilevazioni precedenti e pertanto segno di una rinnovata attenzione del comparto verso le dinamiche del mercato in continuo mutamento, come mostrano i dati emersi. Variegato e complesso l’identikit delle realtà al dettaglio intervistate: la maggior parte (circa il 52%) gestisce attività in zone cittadine centrali e la stragrande maggioranza dei punti vendita coinvolti è costituita in forma di società di persone. Oltre all’andamento generale delle vendite è stata inserita una suddivisione più dettagliata relativa alle categorie merceologiche, che denota una ripresa del comparto ‘gioielleria tradizionale o artigianale’ (al primo posto delle vendite con il 34%), seguita da monili in argento (32%), orologi (30%, al di là delle caratteristiche e della fascia di prodotto) e, in coda, i bijoux (16%). Tra le tipologie di monili più richieste gli anelli con un 12% e gli orecchini con un 9%. Entrando ancora di più nel dettaglio, prosegue il calo delle vendite dell’oreficeria a peso non firmata e dell’oreficeria fine non firmata (un solo punto vendita su dieci ha riscontrato un aumento fino al 10% delle richieste). In forte calo anche l’oreficeria firmata mentre un 29% dichiara che la richiesta di gioielleria non firmata è aumentata con percentuali varianti tra il 5 ed il 30%. Contrazione per la gioielleria firmata mentre il 55% evidenzia una ripresa dei monili in argento, grazie – secondo quanto dichiarato a margine del questionario -all’incidenza del fattore moda. Nel dettaglio: il 18% ha rilevato un incremento di vendite in percentuali variabili dal 21 a oltre il 30%, mentre il 30% tra il 5 e il 20%. Dicembre resta il mese più significativo, complici le festività del Natale, periodo in cui le vendite raggiungono il 28%; a seguire agosto (17%) maggio (14%), luglio (13%), giugno (10%).  Per i gioielli, il periodo gennaio/marzo resta quello con il minor appeal. Resistono però le occasioni tradizionali per acquistare oggetti preziosi come  il Natale (29%), le  comunioni (21%), i matrimoni (17%) e gli anniversari (13%), più deludente San Valentino con un  9%. Gli orologi sono stati suddivisi per fascia di prezzo: la prima categoria, relativa all’orologeria di altissima gamma (con prezzi di vendita cioè oltre gli 8mila euro), ha registrato una domanda stabile per il 38% degli operatori. In alcuni casi l’aumento è sensibile: addirittura il 14% degli operatori ha segnalato un incremento variabile tra il 5% e il 10%. Un secco 24% ha denunciato invece un calo oltre il 30%. Nell’alta gamma (con prezzi tra i 3mila e gli 8mila euro) il 54% degli operatori registra una battuta di arresto con un calo che va dal 5% a oltre il 30%, mentre per circa il 29% dei punti vendita la richiesta è risultata invariata. Situazione pressoché analoga per il prodotto di fascia media con prezzo fra i 500 e i 3.000 euro. Il 23% degli operatori ha evidenziato una domanda invariata, e un altro 23% indica un aumento tra il 5% e il 20%. Un buon 51% ha subito un vistoso calo di richieste in percentuali oscillanti tra l’11% e oltre il 30%. Non naviga in acque migliori la fascia di prodotto cosiddetta di entry level, vale a dire di prezzo fino a 500 euro. Se il 44% degli operatori ha segnalato un calo fino al 30 % con un picco nella fascia tra il 5% ed il 10% (22%), una buona percentuale non ha rilevato cali sostanziali (22%). Lascia ben sperare l’8% che ha riscontrato un aumento di interesse in misura tra il 5% ed il 10%. La questione informatizzazione evidenzia un altro dato: solo 7 punti vendita su 10 gestiscono il proprio magazzino con un sistema informatizzato, anche se il 16% punta oggi i propri investimenti sul commercio elettronico, che sempre più rappresenta un modello di business e una strada obbligata per far fronte alle esigenze di un mercato in cui la parola d’ordine sembra essere la flessibilità dell’offerta. Cresce lievemente il numero degli estimatori ma non in maniera significativa rispetto al 2012: solo il 64% propone una vetrina virtuale. In sintesi, si assiste ancora ad una contrazione delle vendite: gli intervistati attribuiscono il fenomeno a cause come le infinite normative e l’eccessiva pressione fiscale, e a seguire anche a problematiche come lo spesometro, la tracciabilità dei pagamenti con la limitazione all’utilizzo dei contanti (non in linea con quanto previsto nel resto d’Europa favorendo in molti casi il transito frontaliero per gli acquisti più importanti) nonché il redditometro. “Continua ad emergere la convinzione che una forte azione promozionale nei confronti del gioiello con le sue peculiarità intrinseche e con i suoi contenuti culturali possa favorire il ritorno all’emozionalità dell’acquisto e risvegliare l’interesse verso i preziosi – ha detto Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi (nella foto a sinistra) -. Anche per il comparto orafo il prolungarsi dello stallo nell’attuazione di efficaci politiche economiche a favore delle imprese e del mercato è ormai diventato un problema insostenibile e rischia seriamente di compromettere la sopravvivenza di molte aziende”.  ]]>

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