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Per combattere la crisi gli orafi vicentini si affidano al coach emozionale

È un contesto del tutto nuovo per il comparto orafo: “Officine Vicentine 2013-2014” è il progetto sviluppato dal Tavolo Intercategoriale Orafo che riunisce Apindustria, Cna, Confartigianato e Confindustria e che ha trovato l’interesse e il sostegno di Fiera di Vicenza e il contributo di Ebav. Presentato lo scorso venerdì nella Sala Biblioteca della struttura di via dell’Oreficeria, il progetto consiste, in sintesi, in un laboratorio di relazioni tra imprenditori orafi che stimoli la fantasia, il coraggio, la fiducia. Farlo da soli, però, non è semplice ed ecco che questo insieme di motivazioni fondamentali per la vita aziendale viene affidato a Luciano Ziarelli, ex dirigente d’azienda e da 14 anni coach emozionale. Responsabile scientifico del progetto è Stefano Micelli, docente di economia e gestione delle imprese all’Università Cà Foscari di Venezia. [caption id="attachment_51957" align="aligncenter" width="630" caption="La presentazione del progetto Officine Vicentine a Fiera di Vicenza"][/caption] Il progetto condiviso dalle associazioni di settore della provincia, in collaborazione con Fiera di Vicenza, ha l’obiettivo di affrontare insieme la costruzione di progettualità e innescare processi innovativi tra le imprese. “Officine Vicentine” si concretizza materialmente in un laboratorio di relazioni che porta un gruppo di imprenditori ad interagire tra di loro e verificare la possibilità di costruire network di vario genere e dare nuova prospettive al settore. Il progetto è articolato in più fasi. La prima fase si pone l’obiettivo di essere leva di change management  culturale tramite un’azione di  coaching per favorire un percorso di rafforzamento imprenditoriale, per attivare consapevolezza e fiducia e prendersi la responsabilità di scelte che non sono solo individuali. Nell’ambito di questa fase, due workshop multimediali ed emozionali, seguiti da due incontri di feedback tra imprenditori. Il primo workshop è programmato per domani 26 marzo dalle 15 alle 19 nella sede di ViArt, Centro Espositivo dell’Artigianato Artistico Vicentino (Vicenza), sul tema “RI-COMINCIO DA ME. Recuperare il senso del tentativo”, con feedback  il 9 aprile (sempre insieme a Ziarelli); il secondo martedì, 23 aprile, il tema sarà “IN-CERTI DEL MESTIERE. Convivere con l’incertezza”, con incontro di feedback il 7 maggio. La partecipazione ai due workshop è gratuita a riservata a titolari e soci di impresa. Per informazioni info@officinevicentine.com. Ziarelli ha fondato la “Smile Manager”: progetto formativo innovativo e fuori degli schemi ortodossi della formazione, destinato prevalentemente a imprenditori, dirigenti, quadri aziendali e ai professionisti della Formazione e della Comunicazione; Smile manager “rappresenta un momento di insolita e coinvolgente riflessione sui diversi modi possibili di essere manager: nella vita e nel lavoro”. Nel 2007 Ziarelli ha ricevuto il “Premio per l’Eccellenza” per l’innovazione nella formazione. [caption id="attachment_51950" align="aligncenter" width="630" caption="Luciano Ziarelli"][/caption] Ma lui non si definisce un formatore. Preziosa Magazine lo ha intervistato per capire in cosa consiste il ricorso ad un coach emozionale. Dottor Ziarelli, come è nata la sua collaborazione con il progetto “Officine Vicentine”? “In Fiera di Vicenza mi conoscono molto bene, ho chiuso per loro la Convention del 2012. Voglio però chiarire subito che il mio non è un progetto di insegnamento, non sono un formatore. Il mio ruolo è quello di far riflettere le persone e motivarle, spingerli a fare ciò che in realtà sanno già fare. La maggior parte di noi, per pigrizia e ripetitività, non riesce a cambiare e a uscire dalla zona di comfort che si è costruita negli anni. Bisogna attrezzarsi per il cambiamento”. Ritiene che il settore orafo, che basa gran parte della sua fortuna e delle sue caratteristiche nel valore emozionale legato a ciò che produce, sia diverso da altri settori? “No, non è diverso. Il meccanismo che ci spinge a ‘sederci sugli allori’ del passato, a sentirci appagati per ciò che siamo stati ed avere, perciò, difficoltà nell’apportare una strategia di cambiamento. La sfida invece c’è: si tratta di scegliere di potenziare la propria intelligenza emotiva. Con fantasia, coraggio, passione, tutte quelle peculiarità dell’emisfero destro del nostro cervello, mentre il sinistro accumula le esperienze. Bisogna provocare un corto circuito virtuoso di entrambe le aree. Gli orafi sanno già lavorare con le emozioni, la sfida è affrontare il cambiamento del mercato con capacità manageriali nuove”. In base alla sua esperienza, quand’è che si fa ricorso a competenze come le sue? “Fino a 3-4 anni fa, il coach emozionale veniva interpellato come plus valore, era una sorta di ‘prima spiaggia’ richiesta da quelle imprese che comprendevano già a fondo l’importanza di sollecitare l’intelligenza emotiva. Oggi è cambiato il contesto: siamo una terapia per combattere le ‘crisi depressive’ delle aziende e dei suoi uomini. Che hanno bisogno di una botta di emozione, di una iniezione di forza per dire ‘Coraggio, ce la faremo’. Tutto il resto le aziende lo sanno già”. Come si valuta il successo del suo lavoro? “Io riesco a valutarlo dai feedback concreti che ricevo. Dalle mail, dalle telefonate di persone che mi ringraziano. In 14 anni non ho mai avuto bisogno di fare marketing, i risultati ottenuti con il mio supporto mi hanno offerto una pubblicità naturale”. Come si vince la diffidenza delle persone rispetto a tecniche emozionali? “Non si vince con gli strumenti didattici tradizionali, che vanno a incidere sull’emisfero sinistro del cervello. È l’impostazione stessa dell’incontro a far abbassare le barriere: utilizzo di musica, di filmati. Capita spesso che nei primi 10-15 minuti i partecipanti ai workshop siano diffidenti. Poi però ascoltano ciò che ho da dire loro: non c’è trucco. È un regalo che viene fatto alle persone, non ai ruoli che ricoprono”.]]>

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