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Nichel nelle leghe: dopo la Finanza, in gioielleria arrivano i Nas

Non ci si può attendere ulteriori proroghe: dal 1 aprile 2013 andrà effettivamente in vigore la nuova normativa (EN 1811:2011) sulle cessioni di nichel in leghe 18 carati negli oggetti a contatto con la pelle come, tra i tanti, i gioielli. Limiti di rilascio che in realtà sono rimasti gli stessi (0.5 microgrammi per centimetro quadrato a settimana per gli oggetti a contatto, 0.3 microgrammi per centimetro quadrato a settimana per oggi su parti perforate): ad essere cambiati sono altri requisiti che rendono di fatto più frequente il raggiungimento della soglia prevista dalla legge. A esaminare le conseguenze di questa norma e le alternative possibili ci ha pensato l’incontro tenutosi a Valenza Gioielli, “Nichel: i nuovi limiti e le rilevanti conseguenze per la produzione e per i prodotti in stock”, con Damiano Zito, Consigliere delegato Federorafi R&I e normazione tecnica, e Elio Poma, direttore Laboratorio di analisi CCIAA di Vicenza, introdotti dal presidente dell’Associazione Orafa Valenzana Francesco Barberis. La questione è seria: dal 1 aprile prossimo, infatti, tutto il comparto – produttori, distributori (e la norma è valida anche per i prodotti importati) e dettaglianti – si ritroveranno con una montagna di prodotti, spesso anche pezzi unici, che fuoriescono dai limiti di legge. Le direttive europee e le leggi di recepimento infatti hanno reso sempre più elevato lo standard relativo al rilascio di nichel, presente in gioielleria e in bigiotteria, a contatto con la pelle umana. Circa il 10 per cento delle donne e il 2 per cento degli uomini soffre di reazioni allergiche alle leghe contenenti questa sostanza. Fino al marzo del 2011 (reale entrata in vigore del provvidimento, poi prorogato di due anni), la quantità di nichel rilasciato veniva diviso per 1/10 a fini correttivi; inoltre, sulla percentuale di sostanza influiscono non soltanto le altre sostanze presenti (silicio, in particolare) ma anche lo stato fisico: tecnicamente, la “forma” dell’oggetto (avendo valore la superficie a contatto con la pelle) e le tecniche di lavorazione (laminato incrudito, ricotto etc.). Zito e Poma hanno illustrato rispettivamente gli aspetti tecnici e legislativi della questione: in sintesi, il costo effettivo di tale introduzione sarà particolarmente gravoso per il settore. Restano tre soluzioni: la prima è la rottamazione (e non è difficile immaginare che saranno in pochi a sceglierla), la collocazione dei prodotti su mercati in cui vigono limiti differenti, oppure il tentativo di ricevere udienza presso gli organi preposti attraverso le task force. L’obiettivo non è, naturalmente, derogare alle esigenze rilevantissime di salute del consumatore, ma ottenere attenzioni dalle amministrazioni locali e nazionali per rendere più affidabili e meno costose le analisi e adottare una adeguata attività di vigilanza. Di là dalle singole denunce dei consumatori che avranno esito in caso di tracciabilità del gioiello acquistato e responsabile di una eventuale allergia, a effettuare i  controlli a campione, dopo l’entrata in vigore del provvedimento, sarà il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS),  dipendenza funzionale dal Ministro della Salute. In questo caso si può far sentire la propria voce aggregandosi alla task force lanciata da Unionfiliere, le Camere di Commercio dei tre distretti e alcune aziende disponibili a fornire campioni.Entro fine novembre saranno diffusi i dati delle ulteriori analisi condotte e, anche se non sarà automatica la soluzione, quanto meno si potrà trovare una direzione condivisa. Per ora, l’unica certezza – strada probabilmente non percorribile – sembra l’oro bianco senza nichel o l’utilizzo del palladio.]]>

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