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L'oreficeria italiana continua ad esportare, ma in patria non riprende quota

Oreficeria di Arezzo e di Vicenza, bene le performance dell’export nel 2013. Emerge dal rapporto SACE, società del Gruppo Cdp attiva nell’export credit, nell’assicurazione del credito e  nella protezione degli investimenti, presentato a Milano a Palazzo Mezzanotte  in collaborazione con Borsa Italiana. “Rethink – Evoluzioni e prospettive del nuovo export italiano”, che ha evidenziato le previsioni 2014-2017, mostra un dato che appare in contrasto con quello diffuso dal presidente della Camera di Commercio di Arezzo, Andrea Sereni, che sottolinea una contrazione delle vendite al dettaglio pari a -5,9% (accessori a -4%). Il confronto tra le cifre, naturalmente, non può essere immediato: il dato camerale sul retail è generico e include tutti i beni (comunque non si registra una performance positiva delle gioiellerie) mentre il rapporto Rethink analizza la produzione e la sua propensione all’export. Le due informazioni possono essere raffrontate solo nel senso che una lieve ripresa c’è, ma solo sui mercati internazionali. L’Italia riprende a produrre, ma non riesce a collocare i propri beni sul mercato domestico e deve rivolgersi all’estero, che risponde bene. Andando nel dettaglio, il rapporto di SACE conferma il potenziale di mercati come Cina (+11,2%), Russia (+10,5%), Arabia Saudita (+9,2%) e Brasile (+9,1%). Fuori classifica, guardando a un orizzonte di medio-lungo termine, meritano una menzione quelli che il Rapporto definisce possibili target di “prossima generazione”: mercati verso i quali il nostro export registra livelli ancora non elevati ma potrebbe trovare ottimi margini in futuro (Filippine, Malesia, Mongolia, Azerbaijan, Qatar, Cile, Colombia, Peru, Panama, Nigeria, Angola, Mozambico). A sei anni dallo scoppio della crisi che ha scosso le fondamenta dell’economia mondiale, Rethink rilegge in chiave evolutiva il percorso avviato dalle imprese italiane per reagire alle difficoltà e tornare a crescere. E così a fronte di un generico +6,8% atteso nel 2014 (accelerando il ritmo fino a raggiungere un valore di circa € 539 miliardi nel 2017, con un tasso di crescita media nel quadriennio del 7,3%) anche i  prodotti del Made in Italy tradizionale (i beni di consumo) registreranno un aumento apprezzabile delle esportazioni: ancora una volta, gioca un ruolo fondamentale la qualità, riconosciuta a livello internazionale a tutte le gamme di prodotti, non solo quelli di lusso. I distretti del Nord Est, ad esempio, sono risultati in controtendenza rispetto all’export totale dell’area: in Veneto, le ottime performance dell’oreficeria di Vicenza e dell’occhialeria di Belluno hanno controbilanciato l’andamento difficoltoso degli altri distretti, trainando i risultati regionali. Ancora oro anche nel Centro Italia, dove, alle difficoltà dei distretti marchigiani si contrappongono i successi dei toscani: tra questi, l’oreficeria di Arezzo, che insieme ad altri distretti manifatturieri della regione ha toccato il record delle esportazioni nel 2012. A questo boom dell’export aretino non fa eco, come accennato, il dettaglio italiano, la cui situazione è stata fotografata dalla Camera di Commercio provinciale. Neanche l’ultimo trimestre dell’anno è servito a far risalire le vendite al dettaglio, caratterizzato da una flessione del 4,6% rispetto al quarto trimestre del 2012. Sono i piccoli esercizi (fino a 5 dipendenti) quelli che presentano la più marcata contrazione dei ricavi (-6,4%), anche se nel corso dell’anno le flessioni si sono fatte via via meno rilevanti, con la media annuale che si colloca a -7,2%. Le medie strutture hanno presentato poi un contrazione media dei ricavi del 4,4%, mentre nella grande distribuzione specializzata si registra il -1,3% nel quarto trimestre, -6% nel primo e media annuale a -3,2%. “Nel corso del 2013, pur in presenza di variazioni costantemente di segno negativo – ha commentato il Presidente della camera di Commercio di Arezzo Sereni (nella foto a sinistra)- con il passare dei trimestri l’entità delle flessioni si sta progressivamente ridimensionando, anche se a ciò contribuisce in parte il fatto che, con il passare dei trimestri, il confronto avviene con periodi in cui la crisi delle vendite aveva già raggiunto livelli di guardia. In un quadro non caratterizzato certo da ottimismo, comunque, è positivo il fatto che quasi un quarto delle attività commerciali interpellate, prevedano uno sviluppo della propria attività ed una evoluzione positiva delle vendite nel corso del 2014″. “ La delicata fase nel settore del commercio al dettaglio – ha sottolineato il Segretario Generale della Camera di Commercio di Arezzo, Giuseppe Salvini è comune ad ogni categoria merceologica: le vendite di prodotti alimentari diminuiscono del 6,8% mentre quelli non alimentari del 4,1%. Questo è un fenomeno piuttosto anomalo, in quanto i prodotti alimentari hanno sempre risentito in maniera minore delle difficoltà del mercato, in virtù della loro basilarità nel paniere degli acquisti delle famiglie, mentre in questo ultimo scorcio dell’anno sembrano invece essere oggetto di una drastica revisione che, oltre che di mutamenti nei comportamenti di acquisto, può essere frutto di sempre più rilevanti politiche di concorrenza commerciale .All’interno del non alimentare, gli elettrodomestici e prodotti per la casa subiscono il calo più rilevante (-6%), mentre la categoria dei prodotti dell’abbigliamento ed accessori contiene le perdite a -4% e quella degli altri prodotti non alimentari al -3,4%”.  ]]>

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