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Le performance del gioiello italiano da nord a sud. Arezzo sempre in testa

Arezzo è provincia che esporta e se raggiunge questo risultato nel I trimestre 2014 lo si deve senza dubbio alla performance del settore orafo. Il comparto della gioielleria, infatti, cresce del 25% in termini produttivi e anche il fatturato riporta variazioni positive, anche se più contenute: influenza ha, comunque, la  flessione del 23,5% del prezzo dell’oro verificatasi nello stesso periodo. È uno dei dati contenuti nel report dell’Osservatorio congiunto Camera di Commercio di Arezzo – Confindustria. Cresce anche il fatturato estero (+12,3%) ma, questa volta, meno di quello complessivo: a condizionare la performance in questo caso, il cambio euro/dollaro, che presentando nel periodo considerato un incremento del 3,7%, potrebbe aver contribuito a comprimere il valore in euro dei prodotti esportati. Se  il  manifatturiero aretino arranca (-19,2%) metalli preziosi e oggetti di oreficeria rappresentano insieme oltre il 60% dell’export provinciale. In questo contesto sono i metalli preziosi la componente che contribuisce in maniera determinante alla contrazione complessiva: nei primi tre mesi del 2014 infatti il valore delle esportazioni si è più che dimezzato rispetto al primo trimestre del 2013 (-52,3%) passando dagli oltre 954 milioni di euro a poco più di 455. Crescono sensibilmente, al contrario, le esportazioni orafe (+20,3%) e, considerando la flessione dei prezzi, ne consegue che l’incremento reale risulta quindi sottostimato. “La propensione all’export delle nostre imprese è particolarmente rilevante: si tratta di imprese di medie dimensioni, particolarmente strutturate e che hanno saputo innovarsi soprattutto nei comparti moda ed oreficeria, anche nelle fasi più acute della crisi “, ha commentato il presidente della Camera di Commercio aretina Andrea Sereni. Significativa è anche la performance lombarda nell’oreficeria: il primo trimestre 2014 si conferma complessivamente stabile  (dato che evidenzia un gap sia rispetto alle regioni maggiormente dinamiche del Nord Est. Crescono i flussi verso i paesi dell’Unione Europea (+3,2%), in particolare Regno Unito, Polonia e Germania, mentre si contraggono le esportazioni destinate ai paesi al di fuori dell’Unione (-3,7%), soprattutto paesi europei extra-UE (Svizzera in primis, ma anche Russia) e Medio Oriente (Emirati Arabi Uniti, Iran). Articoli di gioiellerie e bigiotterie sono tra i prodotti con un incremento significativo: inclusi tra gli altri prodotti manifatturieri (+3,5%), ne rappresentano il 16%. Fanalino di coda, almeno per quanto riguarda il comparto del commercio, è Napoli. La Confcommercio provinciale fa infatti sapere che le gioiellerie rientrano tra quelle categorie (insieme a abbigliamento, fioristi e arredamento) il cui calo si attesta tra il 40 e il 50%. Lo ha detto il presidente Pietro Russo durante l’Assemblea generale dell’Associazione. “Non vi è una stabilizzazione dei consumi né un accenno di uscita dalla crisi – ha spiegato -. I dati Istat hanno confermato che le vendite al dettaglio nei primi quattro mesi del 2014 sono ulteriormente calate rispetto al 2013. Le cifre per Napoli e provincia sono sconfortanti, con un calo del fatturato che in alcuni settori è compreso tra il 40 e il 50%”. Il Sud, secondo il presidente di Confcommercio Napoli, esporta solo il 13% della sua produzione rispetto al 32% circa del Nord.]]>


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