fbpx


Le Donne dell'Oro: Gabriella Centomo

Portatrici (sane) di benessere complessivo e possibilmente comune”. È così che vede le donne (senza voler scadere in superficiali generalizzazioni, s’intende) Gabriella Centomo, titolare dell’azienda orafa Fair Line, nome scelto non certamente a caso, ma come esplicito richiamo al concetto di ‘fair play’: un impegno opportunamente sottolineato nella comunicazione istituzionale d’impresa.

L’azienda non è l’unico impegno di Gabriella Centomo, che da sempre spende idee ed energie a favore del settore orafo in progetti e attività istituzionali, ma c’è un momento particolarmente emblematico nella vita della sua impresa in grado di dirci cosa significa forza creativa.

“La storia di Fair Line è anche scritta sul nostro sito, l’avrà letta. Il nostro attuale posizionamento di mercato, come grossisti e produttori, è in realtà frutto di un vero e proprio trauma. Un incidente verificatosi nel 1992 ci ha costretto a fondere il magazzino e ad abbassare la caratura della nostra produzione in oro, da 18 a 14. Oggi siamo soprattutto presenti sui mercati esteri con un’offerta davvero ampia e al cento per cento ‘Gioiello italiano’.”

Vado a rivedermi il sito per verificare se mi fosse sfuggito qualcosa e, in effetti, le parole che ci trovo sono – cito testualmente – ‘Fair Line vede un nuovo sviluppo nel 1993 quando, con un’intuizione molto innovativa, Gabriella Centomo decide di dedicarsi alla produzione 14kt’. Altro che intuizione innovativa, mi dico, questa è stata una dimostrazione di coraggio imprenditoriale bella e buona. Di quelle che non nascono una bella mattina di sole, ma che rappresentano la capacità di trasformare un evento improvviso, negativo e soprattutto dipendente dalla sorte – quindi ancora più drammatico – in un nuovo inizio (tipica, forse, delle d…?, ma non lo voglio dire, sono contraria all’effetto quote rosa).

Va bene rimboccarsi le maniche per la propria azienda, ma l’impegno per il settore di Gabriella Centomo*, oggi coordinatrice del Gruppo di Studio del Settore Orafo in seno al Centro Produttività Veneto, Fondazione Rumor e coordinatrice del Comitato Espositori di Fiera Vicenza, come nasce?

“Da una grande fiducia nei benefici che possono portare la trasparenza di relazioni e il lavoro di squadra, ovvero nella convinzione che quando si parla di persone, uno più uno faccia molto più di due, in termini di risultati ottenibili”.

Fiducia ripagata?

“Per quanto riguarda il mondo delle associazioni, direi che il problema è proprio endemico. Il settore è sempre stato caratterizzato da una certa resistenza ai cambiamenti. A questo aggiungiamo pure che è anche piuttosto maschilista e che quindi le donne non si trovano ad avere vita facile quando si tratta di posizioni chiave, ma ora la mia conclusione è che l’incapacità di fare squadra sia davvero preoccupante.”

Nonostante questo ha continuato.

“Sì, ho scelto di dedicarmi a iniziative concrete, da portare avanti valutandone volta per volta la fattibilità. Un progetto importante è quello che siamo riusciti a realizzare con gioielloitaliano.net, un sito e-commerce di gioielli completamente Made in Italy, di più, direi Made in Vicenza. La qualità è garantita da persone con una lunga esperienza nel settore: in questo caso abbiamo puntato molto sul rendere chiaramente percepibile la presenza fisica dei promotori. Non è stato facile mettere in piedi il sito, sono occorsi investimenti nuovi e la messa a punto di procedure di gestione complesse, ma ci siamo riusciti. Ecco, un team che ha funzionato, in questo caso. Poi c’è Publiori, un’iniziativa di promozione e comunicazione per il settore orafo che ‘parte dal basso’ ovvero grazie all’autofinanziamento degli operatori aderenti e che mi sono sentita di sostenere anche perché le energie cui attinge sono quelle dei giovani. Infine, i lavori nell’ambito del Gruppo di Studio per il Settore Orafo, costituitosi in seno al centro Produttività Veneto, Fondazione Rumor e di cui sono coordinatrice: l’obiettivo è quello di fare informazione e formazione su temi rilevanti per il distretto orafo vicentino con approfondimenti e workshop, un format che avuto ottimo riscontro già lo scorso anno.”

I gioielli hanno ancora un futuro?

La moda e le tendenze sono importanti: dedicarsi alla ricerca e all’innovazione sono le strade maestre per tenersi al passo con i tempi e andare ‘verso’ l’ulteriore valorizzazione di ciò che già abbiamo. Adattarsi al mercato è necessario, ma io voglio vendere oro. Perché ci credo. Indipendentemente e diversamente dall’abito, l’oro resiste e quando c’è il valore della materia prima, si può essere certi di possedere un vero e proprio ‘asset’. Quello della comunicazione, resta – ahimé – uno scoglio. Lo si continua a dire: non è abbastanza. Basti pensare a quale importante spunto ci stanno fornendo i Compro Oro. L’oro è un valore, oggi come non mai. Basterebbe saper ‘sfruttare’ messaggi che altri portano avanti con evidente successo… E poi le donne. Bisogna coinvolgerne sempre di più in iniziative mirate a rafforzare squadre e gruppi di lavoro: abbiamo davvero tante figure eccellenti in Italia, dovrebbero avere più potere.”

*   Gabriella Centomo è stata presidente della sezione Grossisti Orafi di Confcommercio Vicenza e nel direttivo Federorafi, nonché presidente di C.OR.ART, Consorzio di Imprese Orafe Vicentine per la Promozione e la Commercializzazione.]]>

Altre storie
Giulia Boccafogli: dall’idea, alla materia, al gioiello