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Le Donne dell'Oro: Claudia Piaserico di Misis

[caption id="attachment_16215" align="aligncenter" width="540" caption="Spilla in argento placato oro con smalti, zirconi e conchiglia naturale"][/caption] Il fatto è che nell’azienda di famiglia proprio non la volevano. Ai tempi, fine anni ‘90, i genitori avrebbero preferito per Claudia una carriera ‘più sicura’ rispetto a quella imprenditoriale e così inizia il tortuoso percorso che l’ha condotta oggi proprio dove meno altri si sarebbero aspettati. Naturalmente l’unico posto che lei da sempre avrebbe voluto occupare.

Da avvocato a responsabile marketing e creativo dell’azienda di cui è oggi titolare insieme al fratello Alberto. Una strada non proprio ovvia.

In effetti, i miei genitori hanno cercato di indirizzarmi verso una formazione che fosse il più possibile aperta, diversa insomma, per garantirmi maggiori possibilità di professionalizzazione e impiego. Mi sono laureata in giurisprudenza e per un breve periodo ho anche esercitato, ma non si può certo dire che fosse quella la mia vocazione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con un master a Milano. Da lì sono proprio scappata. Il mio desiderio è sempre stato quello di entrare nell’azienda di famiglia e così ho talmente insistito che hanno dovuto accettare la mia decisione. Certo l’avvio è stato un po’ anomalo: ero in una specie di parcheggio, mi proponevano varie mansioni, in attesa che mi ‘ravvedessi’. La conoscenza della lingua inglese mi ha permesso fin da subito di lavorare alle fiere e di occuparmi dei contatti con l’estero e di marketing, quindi di rendermi utile e a imparare.”

Insomma, non c’era motivo di licenziarla. Ma quando è avvenuta la ‘svolta’? La storia narra di un primo fortunato gioiello disegnato per caso.

“Sì, avevo chiesto a mia mamma di realizzare un gioiello per l’estate, ideato da me. Non si trattava di un oggetto semplice, ma ha ottenuto un inaspettato successo. Una volta messo in produzione ha proprio funzionato. Così, pur non pensando io per prima di essere portata per gli aspetti più creativi di quest’attività, ho dovuto ricredermi e mi sono messa al lavoro. Seguendo l’ispirazione e con la fortuna di poter collaborare con persone di grande competenza e professionalità, oltre che comprensive.”

Promossa. C’è qualcosa della precedente esperienza professionale che ha portato con sé in azienda?

“L’atteggiamento pragmatico e forse la consapevolezza di aver seguito una formazione completamente diversa da quella che generalmente accomuna chi si occupa di design e di creatività. E’ difficile da spiegare: lo definirei un senso di sicurezza. Di certo le mie competenze in campo legale non si traducono in nulla di operativo qui, e ne avrei anche l’opportunità, volendo. È una strada che ho preferito abbandonare totalmente.”

La crescita dell’azienda vi sta portando a un confronto con marchi di alto livello. Su quale terreno si gioca la sfida?

La forza della nostra produzione sta nell’aver trovato una via concettualmente originale e adatta a noi. Producendo essenzialmente creazioni in argento abbiamo cercato di non seguire la strada del classico bijoux: prezzo basso e rapido consumo, e ci differenziamo anche da chi, ad esempio, ha adattato all’argento una produzione preesistente in oro. I nostri gioielli sono tecnicamente molto curati, cerchiamo di accompagnare le tendenze mantenendo sempre una forte personalità. Sono divertenti, ma non necessariamente per giovani. Le nostre ‘consumatrici’ ideali sono donne che sanno vestirsi anche senza griffe e così acquistano gioielli perché ne comprendono la personalità. Poi, certo, il prezzo accessibile consente alle appassionate di shopping (categoria cui peraltro appartengo) di togliersi qualche sfizio in più, ma non per questo l’immagine del prodotto ne risulta svilita. L’originalità, la ricerca di una ‘via propria’ è, a mio avviso, l’unica soluzione che può garantire una crescita alle aziende, oggi.”

2011: i pronostici lo danno ancora come anno buono per l’argento, sebbene i prezzi siano in salita. Su cosa punterete?

“Di sicuro continueremo a lavorare sui volumi, senza ridurre i pesi, né rinunceremo alla qualità della lavorazione. Del resto, ogni linea si declina in gioielli per tutte le tasche, a partire dal ‘pezzo importante’. Continueremo ad evitare ‘lo standard’. Misis è il nome di un gamberetto e deriva dalla passione di mio padre per il mare. Quindi, come sempre, è immancabile una rutilante collezione estiva. A parte tutto, sembra che queste linee siano baciate da una particolare fortuna.”

Siete già pronti per i nuovi mercati, o ritiene che non siano pronti ad abbandonare il marchio inteso come status symbol?

In Russia siamo già presenti da un paio d’anni e adesso cominciamo a registrare risultati apprezzabili. La Cina, invece, è un mercato più difficile: la rappresentazione del brand come status è ancora predominante.”

Il primo monomarca è stato da poco inaugurato a Verona. I prossimi quali saranno?

“Ci stiamo orientando soprattutto sull’estero: Vietnam, Giappone, Corea sono alcuni dei Paesi che stiamo valutando per un progetto di franchising.”

[caption id="attachment_16216" align="aligncenter" width="520" caption="Orecchini in argento placcato oro con cameo naturale e pietre occhi di gatto"][/caption] ]]>


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