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Lange & Sohne, non solo produzione contemporanea

Ho avuto modo di scrivere a proposito di questa prestigiosa manifattura e di descrivere la particolare atmosfera che ti cattura non appena si varca la soglia della fiabesca fabbrica con sede a GLASHUTTE nello scenario dei monti metalliferi. È qui che, dalla rifondazione avvenuta il 7 dicembre 1990, Walter Lange, seguendo le gesta dei suoi antenati, ricomincia una storia interrotta nel 1948 con la confisca ad opera del regime comunista dell’azienda di famiglia. Nel 1994 è pronta la prima collezione della nuova era con la quale, attraverso l’opera di alcuni noti concessionari, si presenta al mondo degli appassionati ottenendo il dovuto e meritato successo. Questa volta però non descriverò le opere contemporanee sempre belle ed estremamente interessanti, ma qualcosa che rende ancor più omaggio ai maestri orologiai Lange che di questa passione hanno fatto una ragione di vita. Solo facendovi conoscere la fiabesca storia del Grande Complicazione 42500 di A. Lange & Sohne potrete apprezzare quello che è il fantastico mondo dell’alta orologeria. Tutto nasce nel 2001 quando un signore si presenta nella sede della manifattura mostrando al signor Jan Sliva (responsabile dell’atelier dedicato agli orologi da tasca storici) un orologio da tasca rinvenuto nella propria cantina già dalla prima occhiata l’orologiaio notò qualcosa di particolare, le grandi dimensioni e il peso e poi una bella decorazione della cassa con le caratteristiche del prof. Graff. Ma che sorpresa e che sconcerto ebbe aprendo la cassa, all’interno apparve una massa di parti arrugginite, ossidate e deformi, una cosa praticamente distrutta dall’incuria di anni, l’unica cosa ancora in buono stato era il bel quadrante in smalto composto da 8 sezioni perfettamente incastrate tra loro. Sliva per nulla intimorito decise di interessarsi a quel misterioso orologio e dopo accurate ispezioni trovò un numero di serie inciso su un ponte, il 42500 che risultava – secondo i registri storici della manifattura – assegnato ad un orologio prodotto in un unico esemplare con uno dei movimenti tra i più complicati mai realizzati dalla Lange, e che risultava essere stato venduto nel 1902 ad un Viennese per la cifra al tempo molto consistente di 5.600 marchi. Al suo interno racchiudeva varie complicazioni quali: una suoneria automatica con rintocchi alti e bassi, la ripetizione minuti, un cronografo, un calendario perpetuo, le fasi lunari; il tutto composto da ben 833 parti racchiuse nella cassa del peso di 300 grammi. A quel punto il dilemma era se lasciarlo nello stato in cui era stato ritrovato ovvero inutilizzabile o tentare di ridare forma a quei componenti o meglio a ciò che ne restava e riportarli in “vita”; prevalse la seconda ipotesi, anche per rendere onore ai geni che concepirono tale splendore. Questa sfida ardua portò come conseguenza dure giornate, mesi, anni di ricerche, studi, tentativi, incognite riflessioni su cosa fosse o a cosa servisse una leva o a come far rivivere il suono del particolare gong della suoneria, tutto senza un disegno o un appunto dell’epoca! Una impresa che Jan Sliva e i suoi collaboratori hanno portato avanti per ben 8 anni restituendo allo splendore originale un orologio da tasca – di cui alcuni segreti non sono stati rivelati -, un oggetto di inestimabile valore mostrato agli appassionati di tutto il mondo in occasione del SIHH 2010 a Ginevra, e credete a me che l’ho ammirato, una cosa da lasciare senza fiato.

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