fbpx


Intrecci Preziosi. Inaugurata la nuova esposizione al Museo del Gioiello

da sx: Stefano Soprana, Alba Cappellieri, Matteo Marzotto, Corrado Facco
da sx: Stefano Soprana, Alba Cappellieri, Matteo Marzotto, Corrado Facco

Catene che attraversano i secoli, come legame tra il Veneto e il gioiello. Racconta una storia che parte dal Settecento ed arriva fino ai brand e designer contemporanei la mostra “Intrecci Preziosi“. La catena tra funzione e ornamento” inaugurata al Museo del Gioiello di Vicenza.

A tenerla a battesimo la direttrice Alba Cappellieri, Matteo Marzotto e Corrado Facco, vicepresidente e direttore generale di Italian exhibition group e a Stefano Soprana, titolare dell’omonima storica gioielleria, con sede sotto la Basilica Palladiana, poco distante dal museo, che ha messo a disposizione quasi una trentina di pezzi dalla propria collezione per la sezione dedicata alla storia della catena. Gioielli che arrivano fino agli anni Ottanta del Novecento partendo dalla fine del secolo del Lumi, con le catene “manin”, tecnica veneta eseguita esclusivamente dalle donne, che creavano metri di sottilissimi fili di anellini saldati a fiato tramite una cannuccia. Nella stessa sezione, ma questa volta dalla collezione di Nadir Stringa, anche esempi di catene meccanizzate prodotte dalle Officine Angelo Tovo tra il 1950 e il 1970.

Parla molto veneto anche la parte della mostra dedicata ai brand, con lavori firmati da molti storici brand vicentini: da Roberto Coin a Marco Bicego, passando per Franco Pianegonda, dal “Trasformista” di Nanis alla catena in argento e “polvere di sogni” di Pesavento, fino ai bracciali in maglia flex’it di Fope.

Accanto a loro importanti brand italiani, come Pasquale Bruni, Mattioli, Vhernier, Pomellato, Vendorafa e Unoaerre, ma anche designer e artisti veneti, come Giampaolo Babetto, Francesca Braga Rosa, Emma Francesconi, Stefania Lucchetta, Stefano Marchetti, Carla Riccoboni, Barbara Uderzo, Daniela Vettori, Alberta Vita.

IMG_0842-min«Questa mostra vuole essere una dichiarazione d’amore per Vicenza – sottolinea Cappellieri – volta a esaltarne le capacità produttive, manifatturiere e artigianali. La città e il Veneto sono sempre stati uno dei luoghi per eccellenza della produzione orafa e della catena, già dai tempi della Serenissima, evolvendosi poi fino ai moderni brand. Questo tipo di gioiello unisce infatti manifattura, artigianalità, industria e alta tecnologie, come dimostrano le catene meccanizzate in mostra e i lavori delle aziende e dei designer e artisti contemporanei».

«Abbiamo iniziato a parlare di questa mostra appena aperto il museo – racconta Facco – ma abbiamo voluto aspettare un momento “alto”, come è quello attuale, con la mostra di Van Gogh in Basilica, che porterà a Vicenza visitatori italiani e stranieri, a cui racconteremo una storia come quella della catena, rappresentativa di Vicenza e del Veneto, mostrando l’artigianalità, la manifattura e la maestria declinate da grandi brand». Il tutto all’interno del museo creato dall’allora Fiera di Vicenza sotto la presidenza Marzotto, proprio come luogo «per rappresentare la storia del gioiello italiano e vicentino».

[URIS id=167882]

La mostra sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 11 alle19. Biglietti: intero 6 euro, ridotto 4 euro.

 

Altre storie
Marlù e Mapi Danna nel segno dell’amore