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“Gioiello e stile, conoscere, scegliere e indossare i gioielli”, il nuovo lavoro di Cristina Del Mare

Oro smaltato con diamanti taglio table, con una perla e un grande zaffiro lucido. 1660 V&A Museum

Per alcuni antropologi l’utilizzo degli ornamenti è stato l’evento che ha segnato il vero affermarsi della natura umana. È quanto riporta Cristina Del Mare nella prefazione del suo nuovo lavoro “Gioiello e stile, conoscere, scegliere e indossare i gioielli” – un volume esaustivo, ricco di immagini e citazioni (edito da Arte’m, 128 pagg, illustrato da Susanna Testa, prezzo di copertina Euro 35,00).

Un’affermazione che toglie ogni dubbio sulla rilevanza di un universo così tanto effimero, ed è similmente comprensibile come, nel corso dei millenni, col mutare dei contesti storici e culturali, dagli objets trouvés si sia approdati poi all’haute joaillerie e, in antitesi, al gioiello moda.

Mai senza, dunque? Lo chiediamo all’autrice, Cristina Del Mare, antropologia culturale, nonché etnologa, studiosa di arti applicate e curatrice di eventi culturali.

Assolutamente. Mai senza perché un gioiello racconta storie, storie di chi lo produce, di chi lo disegna, di chi lo indossa. Un gioiello ci caratterizza perché è attraverso i particolari che lo stile di ognuno si esprime. È un insieme di messaggi.

Perché un nuovo libro sul gioiello?

Ho tanti amici che disegnano o che vendono gioielli secondo i quali, e condivido il loro pensiero, sono tantissime le persone che non sanno distinguere un gioiello dall’altro né tanto meno essere in grado di scegliere quello giusto per se stessi. Un nuovo libro quindi come guida in questa sfera dove è molto facile perdersi, confondersi.

C’è una evidente disaffezione al gioiello da parte dei giovani. Tenendo conto che non è una questione puramente economica, visto che tra le loro preferenze d’acquisto la tecnologia è spesso al primo posto pur non essendo accessibile a tutte le tasche, come avvicinarli?

Hanno bisogno di ritrovare una loro identità. Negli anni ’60 io, come tanti altri coetanei, indossavo i gioielli della Beat Generation per differenziarmi dalle “signore”. Il gioiello deve trasmettere identità ed oggi più che mai sostenibilità, un tema molto sentito dai giovani, perché prima ancora di essere un ornamento è e rimarrà un oggetto identitario.

Ha curato numerose mostre incentrate sul corallo, a suo avviso dove e come è stato meglio interpretato?

In India perché lo caricano di significati individuandolo come amuleto e come talismano, una doppia valenza che lo accresce di positività. Nella Cabilia, invece, la sua bellezza è esaltata dal colore perché realizzano gioielli addizionando colore al colore, risultando creazioni molto vive, oltre che di grandi volumi.

Quale tipologia di gioiello ha attraversato più o meno indenne le mode?

La spilla, tra i miei gioielli preferiti, è quello che nel tempo si è trasformato da fermaglio per tenere uniti i lembi di una veste a vero e proprio oggetto d’arte. Nel capitolo dedicato alle spille, il più lungo e ricco di dettagli, si evince la loro stupenda trasformazione, una sorta di resilienza che le ha permesso di adeguarsi alle tendenze. Ad essa sono dedicati anche alcuni suggerimenti per ridare nuova auge a quest’ornamento creduto dimenticato.

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