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Export e investimenti, nei distretti le imprese crescono di più

Nei distretti le imprese crescono di più: maggiori quote di export e investimenti rispetto alle aree non distrettuali. E’ quanto emerge dal sesto Rapporto annuale che il Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedica all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali, presentato in settimana dal Consigliere Delegato  Carlo Messina, dal Chief Economist Gregorio De Felice e dal Responsabile della Ricerca Industry & Banking Fabrizio Guelpa. Il Rapporto – che ha preso in esame anche i distretti orafi di Arezzo, Valenza e Vicenza – analizza i bilanci aziendali degli ultimi cinque anni (2008-12) di quasi 13.000 imprese appartenenti a 144 distretti industriali e di oltre 37.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. Tra il 2008 e il 2013, si sono registrati 4,2 punti percentuali di crescita del fatturato in più per le imprese dei distretti, con maggiore vocazione all’export, più investimenti esteri, brevetti e marchi, fattori che sosterranno i distretti anche nel biennio 2014-15 rispetto al quale è previsto un aumento del fatturato del 6,9%. Le imprese più piccole presentano criticità da risolvere, incluso il rischio di una disarticolazione delle filiere produttive. Pur in un quadro sostanzialmente negativo, fanno respirare le stime per il 2013: l’anno dovrebbe essersi chiuso con una contrazione del fatturato dell’1,3%; mentre nelle aree non distrettuali la riduzione dovrebbe essere stata più intensa (-2,3%). Alla fine del prossimo anno i distretti non saranno ancora ritornati sui livelli di fatturato del 2008, rimanendo ancora da recuperare l’1,4% del fatturato. Il gap da colmare per il manifatturiero italiano è tuttavia molto più ampio e prossimo al 9%.  Alla base della migliore performance rispetto alle aree non distrettuali vi è la maggiore capacità dei distretti di esportare (il 45% delle imprese sono esportatrici, contro il 34% delle aree non-distrettuali), effettuare investimenti diretti esteri (il 9,3% delle imprese ha investimenti diretti esteri contro il 7%), registrare brevetti (55 brevetti ogni 100 imprese contro 40) e marchi (42 marchi ogni 100 imprese contro 22). I distretti si confermano luogo privilegiato per la diffusione e l’adozione di comportamenti complessi e catalizzatori di innovazione tecnologica, organizzativa e di mercato. L’analisi ha mostrato inoltre come mediamente gli investimenti esteri non vadano a scapito delle esportazioni e, quindi, di attività basate sul territorio italiano. Più investimenti diretti all’estero sono associati a maggiori esportazioni: nei distretti ciò avviene con una intensità maggiore rispetto alle aree non distrettuali. [caption id="attachment_71009" align="aligncenter" width="630" caption="Oreficeria di Valenza"][/caption] Non rientrano tra gli 11 che hanno registrato le migliori performance tra quelli analizzati, però, i distretti orafi di Arezzo, Valenza e Arezzo: in particolare, il comparto piemontese è quello che, tra il 2008 e il 2013 ha subito i maggiori cali del fatturato anche se si è ben lontani dal biennio nero del 2008-2009. La causa potrebbe ritrovarsi tra quelle indicate dal Rapporto di Intesa Sanpaolo come criticità del modello distrettuale: la prolungata crisi della domanda interna e le crescenti pressioni competitive internazionali hanno portato ad una significativa erosione della redditività, scesa su livelli solo di poco superiori a quelli della grande crisi del 2009. [caption id="attachment_71015" align="aligncenter" width="630" caption="Oreficeria di Arezzo"][/caption] In questo contesto preoccupa l’elevata e crescente fragilità che emerge per molte imprese, in particolare per quelle di minori dimensioni, che faticano a mantenere in equilibrio la gestione finanziaria: un quarto delle imprese non è in grado di onorare i propri debiti di breve termine attraverso l’utilizzo delle attività correnti. [caption id="attachment_71016" align="aligncenter" width="630" caption="Oreficeria di Vicenza"][/caption]]]>

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