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Confidustria Arezzo, i prodotti italiani all'estero possono vincere la sfida

Vincere la sfida dell’export si può: il concetto è emerso con forza durante il convegno “L’oro è moda – Mercati e Strategie per il Made in Italy”, organizzato da Confindustria Arezzo e Federorafi (Federazione Nazionale Orafi Argentieri Goiellieri Fabbricanti). Un centinaio di persone ha partecipato all’incontro aperto da Ivana Ciabatti (Presidente degli Orafi Argentieri di Confindustria Arezzo) e Licia Mattioli (Presidente Federorafi) che si sono focalizzate sui mercati esteri e sulla penalizzazione che le aziende orafe italiane soffrono a causa dei dazi che gravano sui loro prodotti. [caption id="attachment_39957" align="aligncenter" width="630" caption="Ivana Ciabatti, presidente degli Orafi Argentieri di Confindustria Arezzo"][/caption] Il made in Italy e i valori che porta con sé nel mondo sono stati gli argomenti affrontati da Luca Paolazzi, direttore Centro Studi Confindustria, che nel suo intervento “Esportare la dolce vita” ha spiegato come l’origine e il know how del paese possano esportare un’immagine che riflette non solo il lavoro degli imprenditori e dei loro collaboratori, ma anche il patrimonio culturale, storico e lo stile di vita che fa da attrattore per i consumatori che comprano il prodotto italiano caratterizzato da design, bellezza e qualità, coniugando gusto estetico e performance tecniche. “La ricerca che abbiamo svolto con Prometeia dimostra che ci sono enormi potenzialità di crescita nei principali mercati emergenti, dove si moltiplicheranno i nuovi ricchi – ha spiegato Paolazzi – le importazioni dal mondo di “prodotti belli e ben fatti” aumenteranno di circa il 48% nei prossimi 6 anni, arrivando complessivamente a 136 miliardi. Le importazioni dall’Italia arriveranno a 10,3 miliardi, con un incremento di 3,2 miliardi rispetto al 2011. Questo sarà ovviamente possibile solo se l’Italia riuscirà a conservare la propria quota: la sfida è riuscire a lavorare sui veicoli che promuovono i prodotti italiani all’estero, quelli operativi (fiere e reti commerciali) e quelli trasversali ai settori e di sistema (istruzione, turismo, cinema e migrazioni)”. La ricerca citata da Paolazzi, “Sistema moda ed oreficeria negli scenari di breve termine” ,  è stata illustrata da Giuseppe Schirone di Prometeia Spa, che ha evidenziato come il settore italiano dell’oreficeria e bigiotteria risulta tra i più “export-oriented” all’interno del comparto moda: la quota di export sul fatturato è pari al 75% (dato 2011). “Grazie alla buona dinamicità della domanda extra-UE, ma anche all’aumento delle quotazioni della materia prima, il valore delle esportazioni nel 2011 è stato pari a poco più di 4.7 miliardi di euro (+9%), ricollocandosi sostanzialmente sui livelli pre-crisi (2007) – ha detto Schirone – sebbene in progressivo ridimensionamento negli ultimi dieci anni, il saldo commerciale del settore si mantiene in territorio abbondantemente positivo: 2.9 miliardi di euro su 16.5, il contributo del settore orafo all’avanzo commerciale del comparto moda Made in italy .Con una quota del 3% sul commercio mondiale l’Italia figura al nono posto nella classifica dei principali esportatori mondiali di oreficeria. Rispetto al settore moda, le aree di sbocco delle esportazioni del settore orafo risultano molto più diversificate – ha spiegato – il peso dell’Europa Occidentale è inferiore, a fronte di una maggiore importanza di alcune aree emergenti (Nord-africa e Medio-oriente e, in misura minore, Asia). Emirati Arabi, Stati Uniti e Francia le principali mete di destinazione. Seguono la Cina (Hong Kong inclusa) e Turchia. Nel corso dell’ultimo decennio il settore ha perso posizioni in alcuni importanti mercati mondiali ma, contestualmente, ha guadagnato quote in diversi paesi emergenti. In questo contesto il peso dei paesi BRIC sull’export italiano del settore è passato dal 2.9% del 2000 al 4.3% del 2005, fino ad arrivare al 7.2% del 2011. In termini di performance media settoriale, il rimbalzo più che positivo del 2010 non è stato sufficiente per recuperare il calo del giro d’affari del biennio precedente. Esistono inoltre forti differenze infra- settoriali: una prima analisi su un campione di imprese del settore mette in evidenza come solo il 40% circa delle aziende sta affrontando questa fase con condizioni economico-finanziarie complessive equilibrate. Negli scenari, di breve termine, gli unici significativi spunti di domanda continueranno a provenire dai mercati esteri e anche per l’oreficeria si pone la necessità di spingere ulteriormente sulla leva dell’internazionalizzazione: sia per andare “ancora più lontano” che per presidiare meglio i mercati già serviti – ha concluso Schirone – un pre-requisito per il raggiungimento di questi obiettivi è da ricercare in nuovi recuperi di efficienza, in un contesto in cui l’innalzamento dell’asticella della qualità, utile al riconoscimento di un premium price, è uno dei lasciti permanenti della profonda fase di cambiamento che stiamo attraversando. A favorire l’ulteriore consolidamento su importanti mercati esteri potrebbero poi contribuire anche modifiche delle condizioni tariffarie di accesso ai mercati: una riduzione dei dazi in ingresso per alcuni importanti mercati in crescita (tra cui i Brics e la Thailandia), oltre che negli USA, potrebbe generare spazi per un incremento di circa 1 miliardo di export per il settore”. Sul ruolo dell‘ICE e le sue attività a sostegno dell’internazionalizzazione del settore orafo è intervenuta Laura La Corte, dirigente ICE Sistema Moda Persona. “La nostra Agenzia nasce con l’obiettivo di affiancare le imprese nei processi di internazionalizzazione – ha detto La Corte – per il sistema moda italiano, di cui il settore orafo è parte, internazionalizzazione deve essere declinata come valorizzazione del prodotto fatto in Italia per il suo alto livello di design, qualità e per la sua capacità di esprimere l’eccellenza nello stile e nell’insieme di valori sempre più richiesti dal consumatore di fascia alta. Il “made in Italy” è nel mondo un “oggetto di desiderio” che fa presa e viene accolto dalle culture più diverse e che accomuna in un unicum i prodotti del sistema moda italiano: per questo dobbiamo mirare ad una comunicazione di filiera sempre più integrata dei complementi moda per la persona made in Italy”.]]>

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