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Confcommercio contro la contraffazione, Federpreziosi in prima linea: "Necessaria una legge"

Contrastare la contraffazione e l’abusivismo è l’obiettivo dell’iniziativa “Legalità. Mi piace!” di Confcommercio, portata avanti tramite presentazioni e ricerche e culminata lunedì in una giornata di mobilitazione nazionale, e Federpreziosi, la federazione che al suo interno riunisce orafi, gioiellieri e orologiai, si schiera in prima linea a sostegno della campagna. L’illegalità nelle sue varie forme, infatti, tocca in modo significativo anche il comparto dei preziosi. “Anche per il comparto orafo gioielliero argentiero abusivismo e illegalità sono piaghe capaci di sottrarre ingenti risorse economiche alle aziende, compromettendo il loro stesso futuro – ha spiegato Giuseppe Aquilino, Presidente di Federpreziosi Confcommercio (nella foto a sinistra) -. E’ necessario un intervento urgente a livello normativo che sia risolutivo degli aspetti che favoriscono le attività criminali attualmente presenti e al tempo stesso sia garante dei diritti dei consumatori e della maggioranza degli operatori del settore che opera onestamente. Questi sono gli obiettivi, lo ribadiamo nuovamente, dei disegni di legge attualmente presentati al Senato e alla Camera in materia di riforma del commercio di oro e di tracciabilità nonché di corretta denominazione dei materiali gemmologici. Il nostro auspicio di operatori in prima linea è che il legislatore non si lasci sfuggire questa ulteriore occasione per rimodulare il settore del commercio di oro con un intervento normativo che risponda all’attuale dimensione dei fenomeni di illegalità che quotidianamente denunciamo. Occorrono norme certe per chi opera onestamente e pesanti sanzioni per chi intende contravvenire alla legge: su tutti, i presidi in grado di garantire la trasparenza del commercio dei metalli preziosi a cominciare dai cosiddetti ‘compro oro’”. La mobilitazione di Confcommercio per la legalità ha fatto emergere numerosi dati relativi ai fenomeni della contraffazione e dell’abusivismo, che come evidenziato dalle ricerche pubblicate riguarda sia i venditori sia gli acquirenti. Non molto differente la situazione nel settore orafo: l’Osservatorio regionale sulla legalità in Puglia, per esempio, ha rilevato che dove proliferano i “compro oro” si registra un’impennata del 70% di furti, scippi e rapine. Solamente a Bari sono oltre 50, tra piccoli laboratori e negozi in franchising, gli esercizi commerciali che acquistano metalli preziosi. Nella città di Napoli, invece, si stima che siano aumentati del 30% in due anni. Secondo i dati diffusi dalla Guardia di Finanza, i sequestri di pietre preziose nei settori di falso, truffa, contraffazione, usura, ricettazione e violazione delle leggi di pubblica sicurezza ammontano (per tutto il 2011 e per i primi dieci mesi del 2012) ad oltre 2 milioni di Euro. Nono sono molto distanti le cifre relative alla minuteria e agli oggetti di gioielleria. E ancora: l’AIRA (l’Associazione italiana responsabili anti-riciclaggio) segnala che dai controlli effettuati dalle Fiamme Gialle su 3mila negozi sono emersi 113 milioni di Euro non dichiarati, 36.5 milioni di Euro per evasione di IVA e 31 evasori totali. “Le problematiche sono varie, dunque – ha detto, tirando le somme, Aquilino – dalla marchiatura dei gioielli alla ‘tracciabilità’ stessa delle imprese: un concetto che sta cominciando a farsi strada e che consente al cliente di conoscere subito il valore base dell’oggetto che acquista”. L’illegalità non colpisce soltanto l’aspetto economico, ma nasconde anche insidie relative alla salute. [caption id="attachment_64118" align="aligncenter" width="630" caption="Una campagna contro l'abusivismo lanciata dall'Associazione sarda in collaborazione con Federpreziosi"][/caption] Non tutti i paesi condividono normative a tutela del consumatore contro la presenza di metalli tossici, come invece ha fatto l’Europa: acquistando quindi un prodotto realizzato al di fuori della Comunità Europea ed importato irregolarmente o contraffatto, gravi sono i possibili rischi per la salute. La presenza in eccesso di nichel, per esempio, può procurare dermatiti da contatto e allergie, ma anche materiali gemmologici che potrebbero essere stati sottoposti a trattamenti dannosi per la salute. Di qui le forti pressioni da parte della categoria per il potenziamento delle azioni di sorveglianza, non solo sul mercato ma a livello doganale, per la corretta apposizione dei marchi e delle leggi che disciplinano il settore. Il fenomeno si presenta così con numerose sfumature: dalle riproduzioni che non rispettano la proprietà intellettuale, fino alle vere e proprie clonazioni passando per le vendite on line senza controllo. “Siamo ormai da anni attivamente presenti su tutti i fronti a livello nazionale ed europeo – ha precisato il presidente di Federpreziosi – e ci auguriamo che l’impegno realmente corale di tutti gli attori della filiera orafa consenta di concretizzare finalmente e in tempi brevi gli auspicati interventi”. [caption id="attachment_64116" align="aligncenter" width="630" caption="Un'altra immagine realizzata dall'Associazione orafi e orologiai di Savona per contrastare il fenomeno dell'abusivismo"][/caption]]]>

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