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Una persona pericolosa

scimmia Una persona pericolosa

Era appena atterrata all’aeroporto di Capodichino che già aveva invitato mezza Napoli per brindare al suo ritorno. Carla è fatta così, ogni motivo è quello buono per stare insieme ai suoi amici dai nomi altisonanti. E quei nomi li ho trovati tutti lì, a casa sua l’altra sera. Ha atteso che il parterre fosse al completo per fare il suo ingresso, in cima a uno scalone come la “Wanda”. Una caviglia le brillava di una luce strana, inverosimile, e più che una fatalona pareva un alieno. Mi passa vicino e con la gamba traccia un arco nell’aria. “Deliziose, vero? Guidano i miei passi”.

Sono lanternine di cristallo. In ognuna c’è una piccolissima candela. (Che idea!) Ne tocco una, il calore è sopportabile. Con sarcasmo la metto in guardia: “Fai attenzione a non inciampare, due fiammelle stanno per spegnersi.” Mi sorride divertita e si allontana.

Carla è una persona pericolosa, come tutte quelle eccentriche e carismatiche. Lo è per la singolare spontaneità, per quel non prendere nulla sul serio, per il saper attribuire alla vita significati differenti. Lo è stata quando faceva crepare d’invidia le altre per gli sfacciati carati dei suoi gioielli; quando ha rinnegato le griffe per il timore di imbattersi in qualcuna con addosso lo stesso suo prezioso (l’esatto contrario delle aspettative delle sue amiche); e lo è adesso che per vivere nuove emozioni ha scelto di affidarsi alla sensibilità degli artisti (rigorosamente sconosciuti perché la notorietà uccide la creatività, dice). A suo favore giocano una classe inimitabile ed una cultura straordinaria che le consentono qualsiasi follia al confine del nonsenso.

Ma per una come lei, conscia che scelte estremizzate e distanti dalle convenzioni non sono altro che l’appagamento di un capriccio, tante altre si affannano per replicare una individualità che non risponde alla loro.

Me lo conferma Patrizia. Si agita in un paio di leggings in latex per calamitare l’attenzione di un tipo freddo alle sue moine. Porta un fez su cui ha appuntato una spilla, un serpente credo, enorme per un copricapo tanto piccolo. Forse perché qualche sera prima Carla aveva un fermacapelli a forma di drago?
Chissà se lei e loro tutte capiranno mai che un gioiello, un abito, un’automobile non possono colmare i vuoti di personalità inesistenti. Chissà se prenderanno mai coscienza che a renderle incantevoli può solo ciò che parla la loro stessa lingua, naturale come un respiro.

Decido di interrompere la sua patetica rappresentazione per complimentarmi. In fondo, se non esistessero bisognerebbe inventarle per apprezzare quelli autenticamente folli e geniali.