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2011Una persona pericolosa
Era appena atterrata all’aeroporto di Capodichino che già aveva invitato mezza Napoli per brindare al suo ritorno. Carla è fatta così, ogni motivo è quello buono per stare insieme ai suoi amici dai nomi altisonanti. E quei nomi li ho trovati tutti lì, a casa sua l’altra sera. Ha atteso che il parterre fosse al completo per fare il suo ingresso, in cima a uno scalone come la “Wanda”. Una caviglia le brillava di una luce strana, inverosimile, e più che una fatalona pareva un alieno. Mi passa vicino e con la gamba traccia un arco nell’aria. “Deliziose, vero? Guidano i miei passi”.
Sono lanternine di cristallo. In ognuna c’è una piccolissima candela. (Che idea!) Ne tocco una, il calore è sopportabile. Con sarcasmo la metto in guardia: “Fai attenzione a non inciampare, due fiammelle stanno per spegnersi.” Mi sorride divertita e si allontana.
Carla è una persona pericolosa, come tutte quelle eccentriche e carismatiche. Lo è per la singolare spontaneità, per quel non prendere nulla sul serio, per il saper attribuire alla vita significati differenti. Lo è stata quando faceva crepare d’invidia le altre per gli sfacciati carati dei suoi gioielli; quando ha rinnegato le griffe per il timore di imbattersi in qualcuna con addosso lo stesso suo prezioso (l’esatto contrario delle aspettative delle sue amiche); e lo è adesso che per vivere nuove emozioni ha scelto di affidarsi alla sensibilità degli artisti (rigorosamente sconosciuti perché la notorietà uccide la creatività, dice). A suo favore giocano una classe inimitabile ed una cultura straordinaria che le consentono qualsiasi follia al confine del nonsenso.
Ma per una come lei, conscia che scelte estremizzate e distanti dalle convenzioni non sono altro che l’appagamento di un capriccio, tante altre si affannano per replicare una individualità che non risponde alla loro.
Me lo conferma Patrizia. Si agita in un paio di leggings in latex per calamitare l’attenzione di un tipo freddo alle sue moine. Porta un fez su cui ha appuntato una spilla, un serpente credo, enorme per un copricapo tanto piccolo. Forse perché qualche sera prima Carla aveva un fermacapelli a forma di drago?
Chissà se lei e loro tutte capiranno mai che un gioiello, un abito, un’automobile non possono colmare i vuoti di personalità inesistenti. Chissà se prenderanno mai coscienza che a renderle incantevoli può solo ciò che parla la loro stessa lingua, naturale come un respiro.
Decido di interrompere la sua patetica rappresentazione per complimentarmi. In fondo, se non esistessero bisognerebbe inventarle per apprezzare quelli autenticamente folli e geniali.







Maurizio F.
Purtroppo è così. Condivido pienamente ciò che lei scrive. Può sembrare paradossale ma in questi nostri anni sembra che noi tutti abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci presti la sua personalità per poterci esprimere, poi, secondo una simil-personalità di cui difettiamo ampiamente. Il paradossale è qui: indossiamo tessuti di esteriorità che altri ci concedono solo dietro pagamento di somme assurde.
Maria Rosaria Petito
Caro Maurizio F., speriamo solo che in questo tempo di crisi in cui i prestiti fanno gola a tutti almeno la personalità saprà tenersi fuori
adele Limbolli
Cara Maria Rosaria era da tanto che aspettavo di legere un suo nuovo blog questa cosa di parlare di gioielli senza essere troppo tecnici è interessante e rilassante. Non le ho mai scritto perché non sono abituata a farlo ma oggi vogliochiederle una cosa, ma le sue storie sono tutte vere? Io non sono una gioielliera ma ho un negozio di accessori e confermo quello che lei scrive infatti da me acquistano oggetti di ogni tipo ma il più delle volte non adatti alla persona. A me va bene così ma sarei tentata di dire ma guardati allo specchio prima di pagare. purtroppo è così, e come dice lei se non ci fossero loro forse noteremo meno quelli di classe.
Maria Rosaria Petito
Da quel che leggo, cara Adele, ha più esperienza di me in fatto di scelte “sbagliate”. Che siano vere o frutto della fantasia le mie storie poco importa se si tiene conto che la realtà, a volte, è più sorprendente della più sfrenata immaginazione. Le auguro buon lavoro e, fin quando è possibile, si trattenga dal frenare le sue clienti su scelte che ritiene azzardate, l’importante, in fondo, è saperle felici, non crede?
fabio sinigallo
non è l’argomento che leggo oggi sul suo blog a suscitarmi interesse, ma il piacere di leggerlo. faccio i miei complimenti a lei ed alla redazione, il suo è veramente un bel giornale
fabio sinigallo
Maria Rosaria Petito
a Fabio, un grazie a nome di tutta la redazione