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2011Un lavoro o uno status?
La vita quotidiana è fonte di continua ispirazione per la mente di ciascuno di noi, ma io un particolare tributo devo riconoscerlo a Prima comunicazione, la testata che fin dal 1973 fa le pulci al mondo dell’informazione. E così, come già mi è capitato in passato, le mie riflessioni partono da un titolo, tanto semplice quanto immediato, pubblicato sull’ultimo numero della rivista. «Non ci sono più i PR di una volta», seguito da un’amara riflessione scaturita dal continuo e massacrante ricambio attuale nei ruoli centrali delle pubbliche relazioni: «Un tempo i direttori della comunicazione sposavano l’azienda per decenni». Ora, non è che voglio asserire che io sia un dinosauro – il che, per carità, ci può anche stare e manco mi vergogno – ma quello che ho letto corrisponde alla mia visione delle cose.
Qualche sera fa ero ad una presentazione della nuova veste di una celebre rivista: sono rimasta stupita non tanto per il numero di addetti alla comunicazione di vario genere e fattura, quanto per la loro uniforme identità visiva. Sì, parlo proprio di come appaiono: se li avessi incontrati in un bar della provincia, e non ad un evento pubblico, avrei pensato immediatamente “Questo qui è un PR”. Per il vestiario, certo, ma anche per quell’atteggiamento che comunica questo messaggio: “Io sono un professionista, non mi sporco le mani, non fatemi fare nient’altro che comunicare”. Mah. Troppa l’offerta, penso, e troppo scarse le competenze. Mica è detto che dobbiamo essere tutti professionisti e intellettuali? Lo ribadisco: mancano idraulici e falegnami, qualcuno di noi dovrà pure avere ’sta vocazione.
Da mestiere a status, mi viene da dire. Ma la colpa, credo, non è soltanto di questi giovani ragazzi sballottolati da un’azienda all’altra – il che, sotto sotto, li rende strafelici, così possono allungare a dismisura il loro curriculum vitae (il mio è una paginetta) – ma anche delle aziende stesse, che non sono preparate a questo mondo. Me ne accorgo continuamente, nella mia vita quotidiana fatta da decenni di public relations: si è invertita la rotta del mio lavoro e della necessità che la società ha della mia esperienza. Una volta, durante un incontro faccia a faccia con un nuovo “cliente”, mi è stato detto: «Adesso mi deve dimostrare che io ho bisogno di lei». «Non ci siamo capiti: è lei che mi ha chiamato ed è lei che mi deve dire di cosa ha bisogno, quali sono le strategie aziendali che io poi eseguirò», ho risposto alzandomi, ringraziando e andando via. Ma per favore!

Giuliana Gabusi da 35 anni opera nel settore delle Relazioni Pubbliche e della Pubblicità, gestendo un servizio completo per le Aziende rappresentate, in grado di progettare e sviluppare rapporti di comunicazione integrati per operatori dei settori Moda, Accessori, Cosmetica, Gioielleria, Orologeria, Cultura, nonché beni di consumo d’ alta qualità in altre aree di mercato.
Svolge la sua attività nel settore Gioielleria e Orologeria da oltre ventitre anni, collaborando con il Gruppo Richemont: Cartier, Piaget, Baume&Mercier, Hermès, Yves St Laurent, Ferrari Formula, Platinum Guild International Italia ed altri marchi di Gioielleria.




